Nicolo Gebbia

Carletto e Giletti: la nauseante sceneggiata del guitto

Voi sapete il profondo disgusto che provo per il discredito esercitato dal guitto  e vi ho già detto che, prima di sapere del sistematico linciaggio cui sottopone da anni il paese dei miei avi paterni, mai avrei assistito anche ad un solo minuto della sua trasmissione.
Ora, però, la domenica sera cerco di capire dai primi minuti se scaricherà addosso a noi mezzjusari un altro po’ di fango oppure rimanderà tutto alla puntata successiva.
Ieri sera ho assistito al teatrino conclusosi con un’indegna cacciata di Raimondo Etro dallo studio in cui l’aveva invitato, senza sollecitazione alcuna.
Etro, nome di battaglia Carletto, deteneva presso la sua abitazione le armi del sequestro Moro, e quando aveva ventun anni avrebbe dovuto sparare al giudice del lavoro Riccardo Palma ma in lui prevalse la paura  e toccò a Prospero Gallinari aprire il fuoco.
Condannato a vent’anni, ne ha scontati buona parte, anche ospite della Rocca di Paliano.
Negli ultimi anni ha sfogato la sua impotentia coeundi con una aggressività verbale che lo ha reso personaggio pittoresco, e che era ben nota a Giletti quando lo ha invitato, tanto da lasciarmi sospettare che, se non proprio una combine, quella a cui abbiamo assistito sia una gag farsesca.
Etro ha sferrato una serie di offese alle presenti ed allo stesso Giletti alludendo a presunte tendenze omosessuali.
Il guitto ha perso l’occasione di fare finalmente coming out ed invece di rispondere elegantemente “grazie, ma lei non è il mio tipo”, gli ha replicato “con me? Casomai con Margioglio!”.
Una vera vigliaccata, volta a difendere la sua presunta eterosessualità esclusiva, chiamando in causa un omosessuale dichiarato che è sua creatura mediatica, e quindi non può che abbozzare.
Carletto ha sfidato più volte le due donne, la Mussolini e la Garnero, che non ha neanche l’orgoglio del suo cognome ed ha scippato quello del marito più chic e che è abituata alle provocazioni e tiene bene lo schermo.
Credo che abbia problemi di vene varicose perché negli ultimi tempi non ci esibisce più le sue gambe montate sui trampoli da dodici centimetri, e preferisce il mezzo busto.
Comunque, visto che l’aggressione verbale era motivata con le sacrosante ragioni di quelli che dicono essere poco sportivo mirare alla parità dei sessi e fare poi le madonnine infilzate quando si usano vecchie espressioni maschiliste che ormai trascendono dal loro significato letterale, mantenendo solo una valenza genericamente dispregiativa, visto cioè che temeva solidarietà del pubblico per Carletto in relazione all’uso di tali termini, ha subito colto l’assist che le porgeva Luca Telese il quale è l’unico ad aver sentito l’affermazione: “Meglio le mani sporche di sangue se ci credi, che …”.
Ed è lì che siamo arrivati alla scena madre.
La banda dei quattro (Giletti, Mussolini,Telese e Garnero) allora si è messa all’unisono a pretendere le scuse di Carletto, che si è rifiutato ed è stato accompagnato all’uscita dello studio dal guitto con l’affermazione: “Le pago anche il taxi ma esca”. Io sono dalla sua parte, e vi spiego perché. La Cassazione ha stabilito che non esiste un dovere di pentimento morale per il condannato. E poi vorrei fare presente alcune cose:
– in che modo Giletti è moralmente migliore di Etro, quando inneggia alle gesta del prefetto Cesare Mori, che sequestrava le mogli e i figli dei banditi siciliani per costringerli a costituirsi?
– in che modo noi carabinieri siamo istituzionalmente migliori dei brigatisti, quando fra il 1860 ed il 1870 , insieme con i bersaglieri sterminammo alcuni milioni di persone, a sud di Napoli, che avevano l’unica colpa di non voler diventare savoiardi, per non parlare degli eccidi che abbiamo compiuto in Libia agli ordini del maresciallo Graziani?
Potrei continuare a lungo, e risparmio solo la giovane Mussolini, che non ha mostrato particolare entusiasmo nel partecipare al linciaggio di Etro.
Quest’ultimo si porta dentro tutta la rabbia di chi è stato menato per il naso dai suoi capi, molti dei quali ha scoperto che facevano il doppio gioco, e mostra anche tutta quella incontinenza verbale di quelli che si riempiono la bocca vantando imprese che in realtà non hanno avuto il coraggio di compiere.
Ho tenerezza per lui, ma non merita il mio disprezzo.
Quello va tutto a Giletti che, se mai ancora l’avesse conservata, cacciando Etro dallo studio ha perso definitivamente la faccia
Non chiedetemi come è proseguita la puntata, perché ho spento la televisione e mi sono addormentato, sognando Giletti vestito da Drag Queen.

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