Nicolo Gebbia

Caffè Borbone

Giletti non citava Mezzojuso da qualche settimana. Domenica prossima lo farà, dando notizia che il centrale Caffè Roma è stato chiuso per 10 giorni dal questore vicario di Palermo (quello titolare ne ha avuto vergogna) perché abitualmente frequentato da pregiudicati. Nel provvedimento di due paginette che trovate allegato potrete leggere che esso è stato preso su richiesta della compagnia carabinieri di Misilmeri, comandata dal televisivamente famoso maggiore Montemagno, il quale, dopo averci sorbito un caffè con l’allora sindaco Salvatore Giardina (quello che ha dato del farabutto a Massimo Giletti) in occasione di una cerimonia religiosa che lo aveva visto seduto al suo fianco in chiesa, proprio in quel bar gli aveva detto che i rapporti deteriorati con l’Arma andavano accantonati e che lui sarebbe stato in ogni momento vicino al primo cittadino da quel momento. Non mi è noto se abbia concluso col famoso “Stai sereno” detto da Renzi al presidente del consiglio Letta quando aveva già deciso di pugnalarlo alle spalle, ma non stenterei a crederlo se mi fosse riferito. Perché in quel momento già lavorava con il maresciallo Damiano alla composizione di quei peregrini alberi genealogici che sono l’unica motivazione del provvedimento firmato a Roma dal figlio di Bernardo Mattarella per azzerare la democrazia nel mio paese. Un piccolo centro di 2800 abitanti, composto da onestuomini che se definiti pregiudicati è perché hanno commesso qualche reato stradale. Ma forse Damiano, come il maresciallo del Giorno della civetta, durante il suo colloquio con il capitano Bellodi, confonde le velleitarie e roboanti nostre denunce per sentenze passate in giudicato. Parla anche di una rissa, che invece è stata una accesa discussione fra due abitanti del paese e due del la vicina Ciminna, verificatasi per strada e conclusasi con una bevuta riconciliatoria nel locale ora sottoposto a sequestro. Vedremo ed ascolteremo domenica la versione gilettiana di tutto ciò, e non escludo un nuovo accenno alla presenza di Giardina, quando era solo assessore, all’inumazione di un mafioso. Io so che non è vero, ma so anche che dopo la mia protesta perché Damiano si era portato in caserma due pugnali smaltati dei moschettieri del Duce (non sono nostalgico, valgono una fortuna), operando una perquisizione di cui non ha lasciato copia alla padrona di casa, misteriosamente è saltato fuori un verbale che tenta di sanare l’appropriazione. E siccome l’appetito vien mangiando, non escludo che oggi ci sia in caserma qualcosa che tenta di dimostrare il contrario del vero anche circa quel funerale, magari coinvolgendo vecchi nemici di Giardina che tengono famiglia. Certo è che l’unica vera colpa dei titolari del caffè Roma, padre e figlio è quella di aver mandato al diavolo (quello bianco?) i giornalisti di Giletti. Damiano nel frattempo si è ridotto a fare la posta al sindaco Giardina perché non possa più parcheggiare la macchina in paese, dove lo insegue e, ad ogni sosta gli dice: ‘Lei qui non può parcheggiare’. Unica soddisfazione di quest’ultimo l’avergli revocato il tu con un perentorio “D’ora in poi per lei io sono il dottor Giardina”. A questo si è ridotta la lotta alla mafia! Mi sovvengono i 5 anni passati in servizio a Venezia, dove avevo l’ufficio in piazza San Marco, proprio sopra l’antico caffè Quadri, quello degli ufficiali austriaci, mentre i savoiardi li guardavano in cagnesco seduti ai tavolini del caffè Florian dall’altro lato della piazza. Quando, 20 anni fa, Quadri fu acquistato dalla famiglia Alajmo, dal Florian malignarono che il locale era caduto nelle mani della mafia! Ed è qui che, novello Grillo, lancio un nuovo movimento politico: il partito borbonico. Chiunque volesse venire sotto la mia bandiera e’ ben accetto purché sia consapevole di quanto i piemontesi stanno facendo subire al mio paese, che li aveva accolti con tanto entusiasmo. Il caffè Roma diventerà caffè Borbone (c’è già una sponsorizzazione) e la piazza su cui insiste sarà piazza Franceschiello, che è pure morto in odore di santità!

 

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