Nicolo Gebbia

Berlusconi, Toti, Carfagna e Cairo, solite vecchie storie

Berlusconi che boicotta sistematicamente la Carfagna e Toti. È un dato di fatto. Il dado è tratto. Ricordo cosa mi confidò Emilio Fede qualche anno fa.Lui aveva convenuto di lasciare la direzione del Tg4 al 31 dicembre 2012, ma una sera, molti mesi prima, concluso il telegiornale, lungo il corridoio del palazzo dei Cigni che conduceva dallo studio al suo ufficio privato aveva trovato uno sbarramento di quattro dirigenti di Mediaset i quali gli avevano notificato a pie’ fermo il suo licenziamento in tronco. Lo avevano accompagnato nel suo ufficio, molto modesto e caratterizzato, alle spalle della scrivania, dalle gigantografie di Siad Barre, il dittatore somalo, e di Bettino Craxi, il mancato dittatore italiano, e gli avevano imposto di prendere con se solo gli effetti personali più cari. Il resto, computer compreso, gli sarebbe stato recapitato dalla segretaria privata nei giorni successivi, dopo essere stato ispezionato dalla dirigenza. I tentativi di parlare direttamente con Berlusconi si erano infranti contro un muro di gomma. Era a Saint Moritz, irrintracciabile, gli fu detto. Già dal giorno dopo il suo posto fu preso da Toti, ed Emilio spiegava il voltafaccia del Cavaliere proprio con l’urgenza di accontentare quest’ultimo. Regista dell’operazione sarebbe stato Fedele Confalonieri, l’eminenza grigia, odiatissimo da Emilio e ricambiato dello stesso sentimento. Un successivo accordo miliardario, con benefit come abitazione, ufficio, segretaria, mercedes con autista e nessun onere in cambio, gli tappò la bocca per alcuni anni. Mi raccontò tutto ciò una volta che il casinò di Venezia fece un non preannunciato sciopero, ed allora dirottò l’autista su Treviso, scroccandomi il pranzo prima di andare a trovare la figlia maritata Marzotto. Quando fu chiamato a Palermo per essere sentito dal dottor Di Matteo, siccome non volle raccontargli nulla fu congedato prima dell’ora di pranzo, che scrocco’ a mia madre al circolo Lauria, in attesa di tornare con l’aereo già prenotato. Quale fosse allora l’asso nella manica di Toti, Emilio sostiene di non averlo mai saputo ma che doveva essere proprio quello vincente. Evidentemente oggi è scaduto e Toti non può giocarlo più. Ma la Carfagna ? Io qui un’idea me la sono fatta: è troppo alta! Non ridete, dico sul serio. Fateci caso, in un universo di politiche nane tutte arrampicate sul loro tacco 12 anche solo per dire buongiorno in tv e commentare le previsioni del tempo mattutine, lei usa spesso le ballerine, e nelle altre circostanze eleganti Roger Vivier con la fibbia d’argento, come quelle della regina Elisabetta. E poi che voce! Quando ero piccolo si diceva che il gentiluomo più charmant parla toscano ma con l’inflessione e la cadenza del napoletano colto. La Carfagna ci aggiunge la femminilità. Che rimpianto che non sia trotzkista come me! Ma capisco che fra tante nane e ballerine il cui prototipo è Nunzia Di Girolamo, Mara Carfagna si erge come Nausica. Ed il Cavaliere nel suo cerchio magico ha almeno 4 donne tacco 16 che la devono odiare dal più profondo del cuore. La vedo dura per lei. La mia impressione è che Berlusconi voglia uccidere quanto resta del suo partito per motivazioni molto vicine alle sue stesse viscere, e che però un assist a Cairo ed ai democratici non lo negherebbe, in cambio della loro neutralità nei confronti degli interessi economici del suo gruppo. Quella che non si è ancora schierata è la mafia siciliana, arbitro ultimo dei destini d’Italia da quando il padre del cavaliere dirigeva la banca Rasini. Io penso che nella prossima stagione di Non è l’Arena, vedremo Giletti azzannare alle natiche Micciche’ con ancora maggiore vigore, e forse riuscirà anche ad incontrarsi segretamente con Matteo Messina Denaro, per illustrargli quello che avrebbe a guadagnare se facesse votare tutti noi siciliani compattamente per Cairo come a suo tempo facemmo per il Cavaliere. Dove avverrà l’incontro? Ma naturalmente nel salotto delle sorelle Napoli, che ha ormai soppiantato quello della vedova Angiolillo a Trinità dei Monti. Da Mezzojuso, ombelico del mondo, il vostro inviato speciale Nicolò Sergio Gebbia

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