Nicolo Gebbia

Arancine siciliane

Esse sono motivo di grande vanto ma anche di grande polemica perché ci dividiamo sul loro sesso.
Noi della provincia di Palermo le consideriamo di sesso femminile e le realizziamo di forma rotonda, mentre a Catania diventano arancini al maschile, e, se hanno una delle due estremità arrotondata, l’altra è appuntita, rappresentando simbolicamente l’Etna e la virilità vulcanica della città.
Ma Mezzojuso, che ormai ha messo da parte le quote azzurre, è la città delle tre sorelle Napoli, nonché, da oggi, delle tre commissarie straordinarie nominate dalla prefettessa di Palermo.
Del resto anche l’esegeta sommo di tutta la soap opera è di difficile collocazione, masculo o fimmina?
In ogni caso per noi pari sono.
Oggi, giorno di Santa Lucia, secondo la tradizione passata alla storia per avere salvato Palermo da una forte carestia facendo approdare un carico di frumento, sono banditi dalla tavola pane, pasta e derivati. Tutti i panifici sono rigorosamente chiusi.
Vi elenco, qui di seguito, gli ingredienti necessari:
– 1kg. di riso Roma;
– 2 bustine di zafferano;
– 120 gr. di burro;
– 1 cucchiaino di sale;
– 2 litri di brodo vegetale;
– 350 gr. di carne proveniente da una delle vacche inselvatichite che devastano il feudo Napoli;
– 350 gr. di carne di maiale Otelma;
– mezza cipolla;
– una carota;
– mezzo bicchierino del vino rosso prodotto da mio cugino Ciccio Gebbia;
– mezzo litro di passata di pomodoro;
– olio della nocellara proveniente dall’azienda castelvetranese di Matteo Messina Denaro;
– sale e pepe nero q.b. ;
– 150 gr. di scamorza marca Fiorini.
Poi sono necessari, per la finitura:
– 150 ml. di acqua tratta dalla fontana pubblica che si trova sotto la casa delle sorelle Napoli;
– 150 gr. di farina 00 del feudo Napoli;
– 2 uova del pollaio di mio cugino Ciccio;
– 200 gr. di pangrattato, per la cui provenienza lascio libera scelta.
Infine, per friggere il tutto, ci vogliono 2 litri di olio di semi di arachide, possibilmente provenienti dall’orto di mia cugina Eloisa Princiotta alla Nocilla.
Come si prepara il tutto?
Per prima cosa bisogna cucinare il riso: in una pentola porre il brodo con lo zafferano, il sale ed il burro tagliato a tocchetti. Quando il brodo arriva ad ebollizione, aggiungete il riso, abbassare la fiamma e far cuocere il tutto finché il brodo non si è completamente assorbito, rimescolando di tanto in tanto.
Una volta spento il fuoco, bisogna porre il riso su un tagliere oppure una base di marmo.
Nel frattempo si sarà preparato il ragù. Come?
Tritare la cipolla e la carota e soffriggere in padella con un filo d’olio della nocellara di MMD. Unire poi la carne di Otelma a quella di una vacca inselvatichita, abbattuta preferibilmente fra le più giovani, e lasciare rosolare qualche minuto a fiamma vivace.
Sfumare con il vino di mio cugino Ciccio, condire con sale e pepe ed unire la passata di pomodoro.
La cottura durerà una mezz’oretta, a fiamma bassa.
Poi bisognerà lasciare che tutto si raffreddi completamente.
Occorrerà poi tagliare a cubetti la scamorza Fiorini.
Ora , con le mani unte, bisognerà formare le arancine, e farcirle al centro con ragù e formaggio.
Aiutandosi con entrambe le mani ricompattare bene la superficie delle arancine, che andranno rivestite con una pastella fatta con l’uovo, l’acqua e la farina e poi passate nel pangrattato.
Ognuna di esse va poi buttata in un pentolino pieno di olio di arachidi di mia cugina Eloisa, ben bollente, per essere fritta fino alla doratura.
Per ultimo le arancine vanno deposte sulla carta assorbente che toglierà loro ogni eccessiva untuosita’.
Concludo con una nota storica sull’origine delle arancine, inventate dai cuochi di corte di Federico II perché il re potesse rifocillarsi durante la caccia.
Lo sapevate?

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