Nicolo Gebbia

2020. Il Mastro di Campo degli omissis

Carnevale a Mezzojuso con il Mastro di Campo, rappresentato da almeno due secoli. Ogni anno l’ultima domenica di carnevale il paese si trasforma in uno scenario teatrale, per dare vita ad una pantomima popolare che rappresenta la rivalità tra il Mastro di Campo e il Re nella conquista del cuore della Regina.
Una rievocazione storica in maschera
Centinaia di personaggi in abiti quattrocenteschi si schierano per l’uno o per l’altro contendente in un’atmosfera surreale che rievoca antiche tradizioni rurali siciliane. Tra colpi di cannone, lanci di dolciumi e l’intervento addirittura dei garibaldini. La manifestazione rappresenta ancora oggi una coloratissima pagina di folclore unica nel suo genere su tutto il territorio nazionale. Una maschera rossa con un enorme naso: così si presenta il Mastro di Campo, il cattivo di molte rappresentazioni storico-carnevalesche del Palermitano; a Mezzojuso, invece, il Mastro di Campo è la rievocazione dell’assalto che il Conte di Modica fece al Castello per conquistare la regina Bianca di Navarra.Quando tutto è pronto per l’inizio, arriva il corteo reale composto dal Re, dalla Regina, dai dignitari, dalle dame, dal Segretario, dall’Artificiere, da alcune guardie e dai Mori. Il Mastru ri Casa anima il corteo. Eseguiti dei giri attorno alla piazza, il gruppo sale su un palco che funge da castello e dà inizio a una festa danzante.Intanto appaiono le maschere legate alla tradizione: u Rimitu, i Maghi e le Giardiniere con le scalette. Mentre si danza, arrivano in piazza gli Ingegneri del Mastro di Campo, armati di cannocchiale, di strumenti di agrimensura e di un enorme compasso. Misurano la distanza del castello da un punto ipotetico della piazza in cui il Mastro di Campo potrà piazzare l’artiglieria.
Ed ecco arrivare il Mastro di Campo a cavallo. L’eroe indossa una maschera di cera rossa con il naso adunco e il labbro inferiore prominente, una camicia bianca piena di nastri colorati, pantaloni e mantello rosso. Seguendo il ritmo marziale di un grosso tamburo, egli si dimena, si agita, con la testa ben alta, il braccio sinistro al fianco e nel destro una leggera e piccola spada di legno.Del corteo fanno parte il Tammurinaru, l’Ambasciatore, Garibaldi con i Garibaldini, il Capitano d’Artiglieria, il Barone e la Baronessa su due asini, seguiti dai loro uomini: Camperi, Suprastanti, Vurdunaru, Curatulu, Sfacinnatu, sopra cavalle e muli carichi di legna, bauli, armamentari vari per la produzione del formaggio, quindi le Giardiniere, con le corone di alloro, infine la Cavalleria, formata da una decina di cavalieri.
Il Mastro di Campo fa il giro della piazza, quindi si ferma di fronte al castello, scende da cavallo, si consulta con gli Ingegneri e invia con l’Ambasciatore una lettera di sfida al Re. Lette le intenzioni del generale, il Re risponde sprezzantemente. Alla risposta del Re, il Mastro di Campo, in preda ad una fortissima agitazione, afferra la spada, fa un salto dentro al cerchio precedentemente disegnato per terra dagli Ingegneri e inizia una danza guerresca ritmata dal tamburo.
Danza per tutta la piazza, anche in mezzo alla gente. Il Re, sul castello, passeggia nervosamente. La Corte continua però a ballare. La Regina è in trepidazione. Il Mastro di Campo ha davanti a sé due Giardiniere che ballano agitando delle corone di alloro. Anche un Pecoraio danza davanti al Mastro di Campo e sembra sbarrargli la strada. Ogni tanto ha come un raptus: tutto tremante cade a terra disteso, con le braccia aperte. Il Mastro di Campo si spaventa, si avvicina, lo tocca con la punta della spada e immediatamente indietreggia, infine va per infilzarlo, lo scavalca e riprende più speditamente la sua danza.Gli Ingegneri seguono il generale, gli danno consigli e a volte gli porgono un cannocchiale con cui il Mastro di Campo ammira la Regina. Il Capitano d’Artiglieria comanda all’Artificiere di far fuoco con il cannoncino contro il castello, da cui provengono altre cannonate. Per tutta la piazza è una baraonda di suoni, spari, rumori. A ciò si aggiungono le cariche dei Garibaldini che si lanciano contro i Mori posti a guardia del castello. La Cavalleria scorrazza per la piazza lanciando manciate di confetti tra la folla, la quale spesso risponde allo stesso modo.
Il Foforio sequestra i più abbienti e li rilascia dietro il pagamento di un riscatto consistente in dolci o liquori. Altre Giardiniere passeggiano tra la folla e per mezzo di scalette offrono dei fiori alle ragazze e alle signore. I Maghi, con i loro vestiti neri, le barbe lunghe e sporche, i libracci vecchi ed enormi e la bacchetta magica, ripetono in continuazione forio-forio e cercano la trovatura. Il Barone e la Baronessa sui loro asini elargiscono a tutti sorrisi e confetti; li seguono i loro uomini che mangiano pane, salsiccia, formaggio, fichi secchi e finocchi, il tutto innaffiato da abbondante vino. Anche il pubblico partecipa al generoso spuntino. Il Rumitu gira tra la folla lanciando in faccia alla gente pugni di crusca che porta in una grossa bisaccia.
Due volte, nel primo tempo, il Mastro di Campo sale la scala a pioli posta davanti al castello e arriva così al cospetto del Re, col quale si scontra in un duello che non si risolve in alcunché. L’eroe, per mezzo di una scala posta dietro il palco (la scala fausa), riesce poi ad incontrarsi con la Regina: ma sono incontri brevissimi e furtivi. Infine, il duello centrale. Il Mastro di Campo si scontra con il Re e rimane ferito in fronte. Il tamburo suona a rullo, il generale tutto tremante allarga lentamente le braccia che iniziano a vibrare e si lascia andar nel vuoto, preso al volo da una ventina di persone che nel mentre si sono raccolte sotto. Il Mastro di Campo, creduto morto, con una veloce quanto solenne ritirata, viene trasportato via dai suoi uomini.
Termina così la prima parte della rappresentazione. Nell’intervallo i Maghi si fermano sotto il castello, scavano ed ecco finalmente la trovatura: un cantaru di maccheroni e salsiccia che, al grido di forio forio maccarrunario, mangiano con le mani, tentando di offrirne anche alla folla divertita. Il Barone e la Baronessa, ritenuti parenti del Mastro di Campo, mettono il lutto. Nel castello del Re si balla e si fa festa per la vittoria.
Le maschere spontanee approfittano dell’intervallo per sfilare e attirare l’attenzione della gente.Inizia la seconda parte. Il Mastro di Campo non è morto e, guarito dalle ferite, si riporta in piazza con il suo esercito. Ricomincia la lotta. Gli interventi dei vari personaggi sono identici a quelli del primo tempo. Ma ad un certo punto sul castello aumentano i segni di nervosismo. Qualcuno tradisce. Il Re, acceso d’ira, fa fuori l’Artificiere infilzandolo con la spada. Il Mastro di Campo e i Garibaldini salgono furtivamente per la solita scala fausa e, approfittando dell’attimo di confusione, circondano la Corte e incatenano il Re. Il Mastro di Campo, tolta la maschera, finalmente abbraccia la Regina. Si forma quindi un corteo che sfilerà per le vie principali del paese. Il Mastro di Campo porge il braccio alla Regina; il Re sfila in catene. Termina così la grande festa di Mezzojuso.
In un epoca in cui tutti i piccoli centri si attrezzano per creare occasioni di divertimento per i propri cittadini e di attrazione per possibili turisti, Mezzojuso continua a divertirsi e a divertire con una bella storia d’amore che ogni anno si ripete sempre uguale e sempre diversa.
Dobbiamo quanto sopra alla elegante penna di Pino Di Miceli, futuro suocero del maresciallo Saviano, il comandante della stazione carabinieri di Mezzojuso.
Un mio avo materno, che ebbe il discutibile privilegio di morire come Senatore del Regno d’Italia, nel 1848 ,essendo stato uno dei capi della rivolta anti-borbonica (oggi si vergognerebbe), dovette scappare prima a Malta e poi a Parigi, dove, già vedovo della prima moglie, si fidanzo’ con la principessa Luisa De la Tremoille, che gli sopravvisse per tanti anni e che è perfettamente descritta da Fulco di Verdura nel suo famoso libro “Estati felici”.
Mentre erano ancora fidanzati, per provare il brivido della latitanza sotto falso nome, il trisnonno la portò nella Milano austro-ungarica, dove furono ospiti dei suoi cugini, marchesi Castelli di Parabiago.
Accadde che l’imperatore Francesco Giuseppe e sua moglie Elisabetta (Sissi) presenziassero alla prima della stagione operistica.
Tutta la nobiltà volle mandare all’imperatore un segno del suo desiderio di scrollarsi dal giogo austro-ungarico, e nei palchi del Teatro Alla Scala la coppia imperiale trovò la servitù, invece che i titolati.
La mia trisnonna aveva una cameriera, francese come lei, alla quale non parve vero di presenziare.
Quando l’imperatore, rivoltando la frittata, invitò maggiordomi, cuochi e cameriere al ricevimento che era stato allestito presso il Palazzo del Governatore, ed il mastro di casa annunziò tutta quella brava gente col nome ed il titolo dei datori di lavoro, l’intraprendente camerierina francese riuscì a ballare un valzer con Francesco Giuseppe, e raccontò poi alla mia trisnonna che lui le aveva sussurrato all’orecchio di essere certo che stava ballando con la vera principessa De La Tremoille , che solo per celia si spacciava per la sua cameriera.
Tutto questo accadeva nel 1857, e lo cito come esempio sommo di sofisticata disobbedienza civile. A Mezzojuso, invece, Il Mastro di Campo si tenne regolarmente, così come durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.Mi correggerà Tonino Schillizzi, ma io ricordo un unico anno nel quale i mezzjusari non si ritennero nelle condizioni di spirito per celebrare il Carnevale, quello in cui l’infame prefetto fascistissimo signor (non era neanche laureato) Cesare Mori arrestò tanti compaesani che si decise di soprassedere ai festeggiamenti.
Quest’anno 2020 sono già stati prenotati numerosi pullman che porteranno ad Acireale i mezzjusari desiderosi di festeggiare il Carnevale. Non se la sentono di farlo in paese, ma non vogliono essere presenti se qualcosa non andasse per il verso giusto.
Il maresciallo Saviano, solertemente, ne ha dato notizia alle proconsolesse della prefettessa, e si è sentito rispondere: “Questo Mastro di Campo s’ha da fare!”.
È così che Saviano va bussando di porta in porta, cominciando dalle famiglie che hanno un figlio con domanda di arruolamento in corso, e chiede di assicurare una cospicua presenza per l’ultima domenica di Carnevale, indicando addirittura col dito quelli che potrebbero avere un ruolo attivo.
Siccome, però, “del doman non v’e’ certezza”, il previdente maresciallo ha suggerito al suo diretto superiore, il famoso bagnino gentiluomo di tante comparsate televisive, che intervenga il XII Battaglione Mobile di Palermo.
Se ne è discusso al COBAR (sindacato) del Reparto ed è emersa una netta presa di posizione: i carabinieri sono disposti a recitare come fossero mezzjusari purosangue, ma vogliono essere pagati profumatamente, con indennità di missione fuori sede e gratifica speciale.
Pare che la prefettessa non badi a spese, ed abbia autorizzato tutto preventivamente, dando ordine alle sue proconsolesse di fare altrettanto per quanto riguarda la municipalità.
Io, per parte mia, voglio contribuire e, siccome mia cugina Anna Gebbia pare non abbia gradito il ruolo di Regina di Navarra che le offrivo, ho trovato un’altra cugina, ancora bellissima, Eloisa Princiotta, che quel ruolo ha già ricoperto in gioventù, e si presta per un bis, purché la sua damigella d’onore sia Antonella Fiorini, che invito a riflettere sul fatto che, visto che in comune teme di essere discriminata in quanto mia amica, potrebbe deporre questo sacrificio sull’altro piatto della bilancia, e riacquistare credibilità agli occhi delle proconsolesse che l’hanno demansionata.
Io, naturalmente, sarò il Re di Navarra, affronterò Salvatore Battaglia Mastro di Campo e finirò in catene.
E che venga un accidente a Salvatore se non dico sul serio!
Hai visto mai che, con questo estremo sacrificio, Antonella De Miro non inviti anche me, con Giletti, al suo prossimo dejeuner sur l’herbe.
Concludo con due telegrafiche notizie: sono già in vendita delle maschere da indossare per il Mastro di Campo con scritto sulla fronte “omissis “.
Pare che intendano indossarle tutti i famosi parenti di quinto grado, controindicati , che il maresciallo Saviano ha rintracciato con tanto peregrina pignoleria.
Pare anche che la suocera di quel dottore la cui moglie ottenne il pensionamento anticipato per assistere la madre gravemente handicappata, di ritorno da Lourdes si sia detta disponibile a danzare in piazza in occasione del Carnevale.
Infine, una notizia che lascia ben sperare per le nostre vicende processuali di Termini Imerese.
Proprio oggi il GIP, ha respinto l’archiviazione della querela contro Giletti richiesta dal procuratore Cartosio, giudicando invece positivamente le argomentazioni contrarie presentate dall’ avvocato di noi mezzjusari, Lillo Massimiliano Musso. Il processo al guitto è fissato per il 16 di aprile.

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