Nicolo Gebbia

๐Ÿ๐ŸŽ ๐ ๐ข๐ฎ๐ ๐ง๐จ ๐Ÿ๐Ÿ—๐Ÿ’๐ŸŽ: ๐Œ๐ฎ๐ฌ๐ฌ๐จ๐ฅ๐ข๐ง๐ข ๐๐ข๐œ๐ก๐ข๐š๐ซ๐š ๐ ๐ฎ๐ž๐ซ๐ซ๐š ๐š๐ ๐ˆ๐ง๐ ๐ก๐ข๐ฅ๐ญ๐ž๐ซ๐ซ๐š ๐ž ๐…๐ซ๐š๐ง๐œ๐ข๐š

Si tratta di un momento storico ancora pieno di interrogativi irrisolti.
Chi glielo fece fare?
C’รจ il dubbio che sia stato Winston Churchill, consapevole che, dovendosi portare dietro una zavorra come noi, la Germania hitleriana avrebbe perso l’abbrivio, interrompendo i successi della sua fino ad allora vittoriosa ๐‘๐‘™๐‘–๐‘ก๐‘ง-๐‘˜๐‘Ÿ๐‘–๐‘’๐‘”. Le famose lettere di Churchill che il Duce portava sempre con sรฉ in quella borsa che conteneva anche le prove della omosessualitร  di Umberto, erede al trono, non sono mai saltate fuori.
Nel dopoguerra Churchill passava le vacanze estive sul lago di Como, dipingendo acquarelli, ma in realtร  cercando di recuperarle.
Se ne deduce che la loro pubblicazione non gli sarebbe stata gradita.
รˆ mia opinione personale che il recupero ci fu, perchรฉ altrimenti a quest’ora ne conosceremmo anche le virgole. L’uomo col sigaro in bocca chiamava Mussolini ๐ท๐‘ข๐‘๐‘’, e si rivolgeva a lui in termini di deferenza.
Giร  dopo la Crisi di Monaco, per Mussolini era stato ritagliato un ruolo di grande statista che aveva “๐‘ ๐‘Ž๐‘™๐‘ฃ๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘Ž๐‘๐‘’ ๐‘–๐‘› ๐ธ๐‘ข๐‘Ÿ๐‘œ๐‘๐‘Ž”. Fu un salvataggio fittizio, durato pochissimo, perchรฉ una mattina noi europei ci svegliammo con la terrificante e sorprendente notizia che la Germania di Hitler e la Russia di Stalin avevano contemporaneamente invaso la Polonia, con un palese intendimento spartitorio.
Nelle lettere recuperate รจ verosimile che Churchill spingesse Mussolini ad entrare in guerra al fianco di quello squilibrato di Hitler (tale lo consideravano entrambi), per indurlo rapidamente alla pace e diventare nuovamente il protagonista di essa al tavolo delle trattative.
Ma Churchill non era in buona fede, come dimostra il fatto che fece subito imprigionare il braccio destro di Hitler, Rudolf Hess, precipitatosi in Inghilterra per offrire la pace. Una pace che assicurava l’assoluta incolumitร  dell’Impero Britannico, in cambio della sua accettazione di una ๐‘™๐‘’๐‘Ž๐‘‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘ โ„Ž๐‘–๐‘ tedesca in Europa.
Quel fratello del Re che potรฉ parlare con Hess, da quel momento, e fino a quando non morรฌ tentando di fuggire in Norvegia, fu praticamente sequestrato per ordine di Churchill, e lo stesso Rudolf Hess, quarantacinque anni dopo, nel 1987, quando stava per essere liberato, dopo una interminabile ed ininterrotta detenzione sempre curata dai soldati britannici, misteriosamente si suicidรฒ in carcere. Non ci ha creduto nessuno, ma con la sua morte รจ stata definitivamente tappata l’unica bocca che avrebbe potuto dimostrare la ragionevolezza iniziale di Hitler.
In questo gioco il ruolo piรน misterioso รจ quello di Roosevelt, il Presidente degli Stati Uniti. Per gran parte degli anni ’30 egli tubรฒ con Mussolini, nel palese intento di ottenere che la potenza militare della possente Marina Italiana sostituisse nel Mediterraneo quella britannica. Quello che non รจ stato accertato, ma solo ipotizzato, รจ che anche da parte degli Stati Uniti, che all’epoca non erano ancora entrati in guerra contro la Germania, ci sia stata una sollecitazione nei confronti del Duce perchรฉ dichiarasse subito guerra ad Inghilterra e Francia.
A quale scopo?
Io penso che l’intendimento di Roosevelt fosse proprio quello di indebolire la Gran Bretagna, onde consentirgli, come effettivamente accadde, di fare pesare il ruolo determinante degli Stati Uniti nel tirare fuori dai guai le isole britanniche.
La Francia, poi, purchรฉ restassimo neutrali, era incline a restituirci Nizza e la Savoia. Si parlava addirittura di un dono ulteriore, quello della Corsica.
Non fu cosรฌ, perchรฉ il Duce aveva una gran voglia di dimostrare al mondo che lui era Cesare redivivo, ed รจ proprio con la dichiarazione di guerra che l’uomo dimostra i suoi limiti intellettuali, nonchรฉ la misura di quanto presumesse di sรฉ, davvero troppo, ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘๐‘๐‘–๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘š๐‘œ se si potesse dire.
Cosa sarebbe successo se fossimo rimasti neutrali come fece Francisco Franco? Non si puรฒ dire, ma c’รจ da presumere che Vittorio Emanuele III sarebbe rimasto al trono per molti anni di piรน, Umberto sarebbe stato un saggio re gay, e suo figlio avrebbe sposato una principessa, non una biscottaia. รˆ molto probabile che avremmo fatto anche ammenda delle leggi razziali, cosรฌ poco intimamente vissute dal subconscio di tutti gli italiani, mai affetti da antisemitismo.
Mussolini sarebbe morto di vecchiaia nel suo letto? Probabilmente sรฌ, come accadde a Franco in Spagna.
La dittatura gli sarebbe sopravvissuta? Probabilmente no, proprio come accadde in Spagna. L’unica cosa della quale sono certo รจ che nel giugno del 1940 si dimostrรฒ un grandissimo pirla, facendosi menare per il naso da Churchill e da Roosevelt, i quali, perรฒ, non erano d’accordo fra loro, anzi l’unica cosa che avevano in comune era il convincimento che, fottendo Mussolini, ognuno dei due ne avrebbe avuto un intrinseco vantaggio.
รˆ solo a questo punto che possiamo dire quanto una democrazia, con i suoi pesi e contrappesi, sia infinitamente migliore della dittatura di un uomo solo.

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