Nicolo Gebbia

𝑰𝒏 π’Žπ’†π’…π’Šπ’ 𝒔𝒕𝒂𝒕 π’—π’Šπ’“π’•π’–π’”

Oggi Γ¨ capitato qualcosa che mi ha ricordato l’epoca in cui fui sottoposto ad un processo popolare dalle vestali di Antonio Ingroia ed espulso a furor di popolo, perchΓ© avevo violato la sua π‘π‘Ÿπ‘–π‘£π‘Žπ‘π‘¦ pubblicando sul blog del movimento la foto in cui il magistrato riceveva la Prima Comunione da bambino. Tra l’altro mi era costata cinquecento euro, anticipati allo zio di Ingroia, fratello di sua madre, in bolletta perchΓ© quel mese la pensione dei Cantieri Navali triestini tardava ad arrivargli. Questa volta sono le vestali di Ultimo che sono scese in campo, dichiarando che sono mosso da invidia nei suoi confronti. Un mio accenno a Carlo Alberto Dalla Chiesa, questa volta quasi anodino, Γ¨ stato considerato comunque irrispettoso del grande martire massone piduista.
E qui vi richiamo alla foto che Ultimo volle fosse scattata a Totò Riina, in caserma, prima che venisse portato via da un elicottero. Contro una parete nuda fece appendere la foto del grande martire massone piduista e sotto ci schiaffò il povero Totò. Quando conobbi De Caprio scoprii che nutriva nei confronti di Dalla Chiesa una venerazione assoluta, convinto che Cristo sceso in terra valesse meno di lui. Con cautela cercai di elencargli tutti gli ingombranti scheletri che il grande martire massone piduista si era portato nella tomba, ma poi capii che il ragazzo era troppo coglione per rendersi conto che parlavo sul serio, e però dissi a me stesso che la colpa non era sua, ma di tutti noi che, ognuno nel suo piccolo, avevamo contribuito a portare Carlo Alberto sugli altari, sostituendo la nostra protettrice, la Virgo Fidelis, con lui, baffi compresi. È evidente che col passare degli anni Ultimo si è talmente tanto identificato con il suo eroe prediletto da convincersi di essere destinato ad analogo martirio, seppur differito. Dobbiamo solo alla sua serietà e buona fede il fatto che non lo annoveriamo fra i tanti che la mafia ha tentato di uccidere senza riuscirci, perché ormai i suoi sicari, notoriamente, hanno una pessima mira.
Tuttavia io sono convinto che le cose, circa la cattura di Riina, siano andate esattamente come Ultimo me le ha raccontate, e mando a cacare tutti quelli, la mia amica Anita Rossetti compresa, che la pensano diversamente, sostenendo che fu solo una sceneggiata, concordata con Provenzano. Non Γ¨ cosΓ¬, e non voglio stare a raccontarvi per filo e per segno nΓ© il ruolo di Baldassarre Di Maggio, e neppure la scelta di Ultimo di non perquisire la villa, lasciando credere che essa non fosse stata identificata, per attendere che, dopo qualche tempo, una volta definitivamente calmatesi le acque, l’immobile potesse costituire un’esca utile per la cattura di Leoluca Bagarella. Il momento in cui Sergio si accorge che Mori, suo comandante di Gruppo quando prestava servizio a Bagheria (e Subranni loro comandante di Legione), non Γ¨ interessato alla cattura di Provenzano, tant’Γ¨ che gli lesina uomini e mezzi ripetutamente a lui sollecitati, Γ¨ quello in cui, come potete ascoltare nella testimonianza del tenente colonnello Massimo Giraudo ( vedi foto) al primo processo Trattativa, Ultimo prende a dire, con i colleghi, che la 𝑀 di Mori sta per π‘šπ‘’π‘Ÿπ‘‘π‘Ž. Cosa sia accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto fra lui e De Donno resta per me un mistero, ma sulla mala fede di Sergio nel raccontarla in una certa maniera io non metterei la mano sul fuoco.
Potrebbe essere andata proprio come dice lui, con qualche piccolo aggiustamento relativo al fatto che probabilmente tentavano il colpaccio della cattura di Provenzano all’insaputa della magistratura, nelle migliori tradizioni dell’Arma.
PerchΓ© Sergio non ha voluto testimoniare contro Mori?
Secondo me si tratta di un malinteso senso di solidarietΓ , di quelli che affliggono tutti i miei colleghi con “𝑔𝑙𝑖 π‘Žπ‘™π‘Žπ‘šπ‘Žπ‘Ÿπ‘– π‘‘π‘Žπ‘‘π‘’π‘Žπ‘‘π‘– π‘ π‘’π‘™π‘™π‘Ž 𝑝𝑒𝑙𝑙𝑒”.
Cosa Γ¨ successo nel cortile della Legione di Palermo quando si sparΓ² il maresciallo Lombardo, ed Ultimo fu il primo ad avvicinarsi alla macchina teatro del suicidio, io proprio non lo so, ma alcuni che c’erano hanno giudicato sospetta la solerzia con cui impediva ad uomini diversi dai suoi dipendenti di avvicinarsi. Certo Γ¨ che le porcherie del 𝑅𝑂𝑆 su Lombardo e Canale, tutte destituite di ogni fondamento, ed alcune addirittura fantasiose, come la villa di Canale “π‘π‘œπ‘› π‘’π‘›π‘Ž π‘ π‘π‘Žπ‘™π‘–π‘›π‘Žπ‘‘π‘Ž π‘‘π‘–π‘”π‘Ÿπ‘Žπ‘‘π‘Žπ‘›π‘‘π‘’ 𝑠𝑒𝑙 π‘šπ‘Žπ‘Ÿπ‘’”, dimostrano che quel termine 𝐺𝐸𝑆𝑇𝐴𝑃𝑂 se lo meritano tutto. Sergio, insieme con il colonnello Riccio, poco dopo che mi fu tolto il comando del Nucleo Investigativo di Milano, e cinque giorni prima che venisse arrestato Mario Chiesa da Roberto Zuliani, catturΓ² Daniele BarillΓ  a Nova Milanese, e lo fece soprannominare sui giornali l’Escobar della Brianza. Grazie a loro due( De Caprio e Riccio) fu condannato a diciotto anni di carcere, e ne scontΓ² ben sette prima che ci si accorgesse dell’enorme errore commesso in danno di una brava persona. Ognuno di noi, nel corso della sua carriera, almeno una volta ha fatto condannare chi invece era innocente.
A me successe a Salemi per una rapina in gioielleria, per la quale feci condannare un grosso pregiudicato, tale Giammalvo, che invece si trovava in ospedale al capezzale della cognata.
Io perΓ², siccome un dubbio ce lo avevo, feci salire in paese Fausto Cardella, allora sostituito della Procura di Marsala, lasciai che fosse lui a dirigere il confronto fra il rapinatore che avevamo arrestato in quasi-flagranza, ed il Giammalvo, che lui sosteneva fosse suo complice attivo.
Solo alcuni mesi dopo, quando fu ucciso il fratello di quell’uomo (omicidio irrisolto malgrado i tanti pentiti successivi), mi resi conto che avevo indotto Cardella in errore.
Ma rispetto a BarillΓ  Γ¨ proprio una bagattella, anche perchΓ© Giammalvo della rapina era comunque l’organizzatore. Di altri miei errori giudiziari non ho coscienza, mentre non potrΓ² mai dimenticare di quel 𝑗𝑒𝑑 che Sergio fece bloccare, con una manovra pericolosissima, mentre stava per decollare da Linate, asserendo che uno dei passeggeri trasportava nella sua valigia decine di chili di eroina, mentre non ne fu trovato neppure un grammo.
Il maggiore Massolo, che comandava il Nucleo Investigativo di Milano prima di me, e che con De Caprio si detestava (vedi libro di Maurizio Torrealta), riusciva a raccontare l’episodio con un umorismo che strapperebbe il sorriso anche alle vestali piΓΉ innamorate di Ultimo.

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