Nicolo Gebbia

๐”๐ง ๐ ๐ข๐ฎ๐›๐›๐ž๐ญ๐ญ๐จ ๐ž๐ฌ๐ฉ๐ฅ๐จ๐ฌ๐ข๐ฏ๐จ ๐š ๐๐š๐ฌ๐ฌ๐จ๐ซ๐š

Presso il sito che ospitava la divisione britannica nel cui complesso era stato costruito anche il comando del ๐‘บ๐’†๐’๐’Š๐’๐’“ ๐‘ถ๐’‡๐’‡๐’Š๐’„๐’†๐’“ italiano, di cui io ero il capo di stato maggiore, prestavano la loro opera due simpatiche ragazze di Bassora che traducevano in arabo dei documenti nati in inglese, ed ogni tanto in inglese dei documenti nati in arabo.
Di quando in quando le utilizzavamo anche noi italiani ed in particolare un giorno chiesi loro, dopo che avevano ultimato il lavoro di ๐’“๐’๐’–๐’•๐’Š๐’๐’† dai britannici, di passare da noi perchรฉ gli olandesi del ๐‘ซ๐’–๐’•๐’„๐’‰ ๐‘ฉ๐’‚๐’•๐’•๐’๐’† ๐‘ฎ๐’“๐’๐’–๐’‘, che confinavano con la provincia di Dhi Qar (quella di Nassiriya), avevano fatto pervenire un documento che, secondo loro, conteneva indizi di reiterazione, a Nassiriya, della strage di pochi mesi prima. Tecnicamente era impossibile, perchรฉ dell’abitato di Nassiriya non c’era piรน nessun militare italiano, dopo che erano stati uccisi tutti i carabinieri di ๐‘จ๐’๐’Š๐’Ž๐’‚๐’ ๐‘ฏ๐’๐’–๐’”๐’†, che quella sede a suo tempo avevano scelto proprio per interloquire con la popolazione locale esattamente nel luogo dove essa viveva, come accade in Italia. Tuttavia avevo l’obbligo di capire cosa ci fosse scritto in quel foglio di carta e fu cosรฌ che scoprii trattarsi di una richiesta di approvvigionamento viveri per i miliziani di Mouktada al Sadr che si erano appena stabiliti in due case abbandonate della cittadina. La richiesta, fra l’altro, era motivata dal fatto che i negozianti del luogo non volevano vendere loro nulla. Pensai che era proprio quel particolare, cioรจ i cattivi rapporti con la popolazione, che avrei sottolineato poche ore dopo nell’๐‘ฐ๐’๐’•๐’”๐’–๐’Ž (๐’Š๐’๐’•๐’†๐’๐’๐’Š๐’ˆ๐’†๐’๐’„๐’† ๐’”๐’–๐’Ž๐’Ž๐’‚๐’“๐’š) da mandare quotidianamente in Italia al Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Per sdebitarmi con le due ragazze che avevano tradotto il foglio, le accompagnai personalmente, sulla mia ๐‘ณ๐’‚๐’๐’… ๐‘น๐’๐’—๐’†๐’“, al ๐’ˆ๐’‚๐’•๐’† dell’aeroporto, due chilometri distante da noi, lungo la strada che, attraverso il deserto, congiunge l’๐‘ฏ๐’–๐’ƒ alla cittร  di Bassora. Oltre la sbarra erano attese da un tassista che ogni giorno faceva la spola fra le loro abitazioni ed il comando britannico.
Un’ora dopo seppi che alla periferia della cittร  quel taxi era stato crivellato di colpi in un agguato, ed erano morti sia le due ragazze che l’autista.
Detti allora ordine che le due bandiere presenti presso il nostro comando, quella italiana e quella irachena, venissero abbassate a mezz’asta, in segno di lutto.
Pochi minuti dopo venne da me il capo degli impiegati civili iracheni, un omaccione alto come me di circa quarant’anni con due baffoni che ce lo avevano fatto soprannominare Pedrito, che doveva il suo ruolo e rango al fatto che parlava un italiano elementare. Era stato un sergente della marina di Saddam, ed aveva passato due anni a Bocche di Magra, a bordo di una motovedetta da noi appena realizzata, che Saddam non voleva pagarci al prezzo convenuto.
Il dittatore aveva mandato lui ed un altro paio di marinai a vivere su quelle navi (mi pare fossero due o tre), nel timore che potessimo rivenderle a qualcun altro, incamerandoci la caparra, come avremmo potuto a norma di contratto.
Ma noi siamo italiani brava gente, ed alla fine gli concedemmo lo sconto richiesto, cosicchรฉ Mohamed potรฉ tornare in patria con i suoi commilitoni.
Dopo l’uccisione delle interpreti era venuto a dirmi che non si poteva ammainare a mezz’asta la bandiera irachena, perchรฉ essa contiene al centro il motto “๐‘จ๐’๐’๐’‚๐’‰ ๐’†ฬ€ ๐’ˆ๐’“๐’‚๐’๐’…๐’†”, ed รจ evidente che Allah a mezz’asta non ci puรฒ stare.
Io allora gli feci una controproposta: siccome erano stati stabiliti tre giorni di lutto, per la loro intera durata avremmo rinunziato ai servigi di Mohamed e di quella ventina di suoi collaboratori che lavoravano da noi, naturalmente senza pagarli, e la loro bandiera l’avremmo issata nuovamente solo quando fosse terminato il lutto.
Ci pensรฒ a lungo ed alla fine mi chiese un piccolo segno di buona volontร , da ostentare ai suoi uomini quando fosse uscito dal mio ufficio: la bandiera andava rialzata di un metro.
Glielo concessi volentieri, e detti ordine che entrambe le bandiere venissero riportate su per quell’altezza.
Al generale comandante non dissi nulla, per non tediarlo, perรฒ il diavolo fa le pentole e non i coperchi.
Mohamed aveva un nemico giurato nella persona del sergente magazziniere.
I due si detestavano cordialmente, ed in particolare il sergente sosteneva che quando, una volta la settimana, un camion civile portava via tutti i nostri rifiuti, molti dei quali preziosi per la povera gente, Mohamed ci lucrasse sopra un po’ di soldini.
Il generale Spagnuolo, che conosceva il sergente per quel rompicoglioni che era sin dai tempi della loro missione in Albania, gli aveva detto che se anche le cose stavano come lui sospettava, per noi andava bene cosรฌ.
Questa sconfitta del sergente, che Mohamed gli aveva fatto pesare con sorrisoni di scherno, era stata vendicata da me casualmente solo pochi giorni dopo.
Ogni due settimane noi ricevevamo da Nassiriya un plotone che assicurava i servizi di guardia sulle quattro altane poste ai vertici del rettangolo di fortificazione realizzata con muri di sabbia alti tre metri, e contenuti da reti metalliche.
All’esterno, inoltre, c’era un fossato pieno d’acqua che veniva per li rami direttamente dal fiume Tigri.
Ci mancavano solo i coccodrilli, e la base era stata realizzata su progetto del mio primo predecessore, un capitano di vascello della marina militare, che aveva la passione per lo studio delle fortificazioni medievali e sosteneva di essersi ispirato al vecchio carcere militare di Peschiera del Garda.
Un sabato giunse il cambio da Nassiriya, consistente in un plotone di carabinieri paracadutisti.
Il giorno dopo, alle due del pomeriggio, ricevetti la visita di Mohamed, incazzato nero, perchรฉ i carabinieri avevano mandato via i suoi uomini dal prefabbricato che ospitava la sala convegno truppa, per non essere disturbati mentre guardavano una partita di calcio internazionale, trasmessa dalla televisione con maxischermo presente nel locale.
Mohamed sosteneva che questo aveva impedito a lui ed agli altri operai la preghiera rituale del primo pomeriggio.
Chiamai il maresciallo comandante del plotone e gli chiesi la ragione di quella gratuita scortesia.
Lui mi rispose che Mohamed e gli operai non era vero che stessero pregando, ma erano invece intenti a giocare con i due calciobalilla, facendo un tale fracasso che impediva ai parร  di ascoltare la telecronaca della partita.
Ebbi allora una pensata diabolica, perchรฉ feci montare ad un angolo del nostro fortilizio lโ€™enorme tenda pneumatica che era custodita inutilizzata nel nostro magazzino, poi chiamai Mohamed e gliela affidai, dicendogli che da quel momento considerasse la tenda come la loro moschea. Lui mi ringraziรฒ a denti stretti, perchรฉ la sala convegno era dotata di aria condizionata, mentre la temperatura sotto la tenda variava i quaranta ed i cinquantacinque gradi.
In quella circostanza il sergente magazziniere aveva riportato una vittoria che riequilibrรฒ la sconfitta subita per il camion dei rifiuti.
Ma quando egli constatรฒ che la bandiera irachena era rimasta a mezz’asta, prese in giro Mohamed tanto pesantemente che quest’ultimo gli replicรฒ che era tentato, l’indomani mattina, di indossare un giubbetto esplosivo e, giunto in caserma, abbracciare il sergente prima di farsi esplodere. Il magazziniere andรฒ immediatamente dal Generale Spagnuolo a riferirglielo, e quest’ultimo dispose il licenziamento in tronco di Mohamed, senza neanche consultarmi.
L’uomo fu accompagnato dai militari di guardia al ponte levatoio del fortilizio e costretto ad allontanarsi sui suoi piedi sotto la minaccia dei nostri fucili mitragliatori. A cena provai ad accennare al generale che non mi sembrava Mohamed uomo cosรฌ stupido, o fanatico, da farsi saltare in aria, ma lui replicรฒ che anche il semplice averlo ipotizzato lo rendeva persona della quale non avremmo potuto piรน fidarci. Come dargli torto?
Nei giorni successivi, ogni volta che uscivo dal fortilizio, mi ritrovavo Mohamed che aspettava sotto il sole, bussava al finestrino, e mi pregava di intercedere col generale, perchรฉ lui aveva a casa nove bocche da sfamare, cioรจ la moglie, i sette figli ed il vecchio padre, anziano sottufficiale della marina di Saddam ormai in pensione.
Io lo ascoltavo, lasciavo che mi baciasse la mano perchรฉ questo era per lui uno sfogo psicologico, e poi raccontavo tutto al generale all’ora di pranzo, cercando di riferire nella maniera piรน asettica possibile.
La terza volta mi rispose che era un discorso che non voleva piรน sentire, ed io lo dissi a Mohamed la mattina successiva. A venti giorni dal licenziamento ebbi bisogno di tagliarmi i capelli. Quella mattina ero particolarmente incazzato, perchรฉ avevo dovuto mandare a cagare un colonnello dei bersaglieri, titolato scuola di guerra, appena arrivato dall’Italia, che pretendeva di essere ricevuto dal generale, ed era piuttosto alterato, perchรฉ in Italia al momento della partenza non gli avevano distribuito gli occhiali da sole ed il cappellino a larghe falde che ricevevano tutti i militari italiani mandati in Iraq. Cosa voleva rappresentare al generale Spagnuolo?
Secondo lui egli doveva fare punire il sergente magazziniere che non aveva voluto farsi restituire dall’ultimo soldato al quale aveva dato l’ultimo paio di occhiali da sole e l’ultimo berrettino, per consegnarli invece a lui.
Quel colonnello veniva a ricoprire un incarico molto importante nel comando della divisione britannica, e ne sostituiva uno olandese che ci era stato sempre nemico. Lo aspettavamo con ansia, perchรฉ riequilibrasse i piatti della bilancia, ed invece si presentava con quella pretesa degli occhiali e del cappellino che lasciava intuire come egli fosse uno dei buffoni spesso presenti sotto il cappello piumato, da me conosciuti durante l’infanzia, e che speravo si fossero estinti.
Ma non solo, perchรฉ mentre aspettava di essere ricevuto dal generale aveva compilato nella fureria del nostro comando il modulo che gli era stato sottoposto dove, alla voce “๐’—๐’‚๐’“๐’Š๐’† ๐’†๐’… ๐’†๐’—๐’†๐’๐’•๐’–๐’‚๐’๐’Š”, c’era scritto che desiderava fosse sottoscritto a suo nome un abbonamento a ๐‘ท๐’‚๐’๐’๐’“๐’‚๐’Ž๐’‚ ed a ๐‘ธ๐’–๐’‚๐’•๐’•๐’“๐’๐’“๐’–๐’๐’•๐’†. Mentre attendeva nel mio ufficio, io gli feci osservare che era proprio il generale Spagnuolo, e non il comandante della divisione britannica, quello che a fine missione gli avrebbe compilato le note caratteristiche e che, conoscendolo, probabilmente avrebbe autorizzato l’abbonamento a ๐‘ธ๐’–๐’‚๐’•๐’•๐’“๐’๐’“๐’–๐’๐’•๐’†, ma gli avrebbe abbassato almeno di due/tre gradini le ridicole espressioni di lode che condiscono la qualifica finale di “eccellente” tributata a tutti i carrieristi (nell’ordine: eccellente con apprezzamento, con vivo apprezzamento, con vivissimo apprezzamento, con compiacimento, con vivo compiacimento, con vivissimo compiacimento). Non ridete, miei cari 25 lettori, perchรฉ la strada che porta fino a diventare alti gerarchi nelle nostre forze armate, carabinieri compresi, รจ determinata dalla rapiditร  con cui si arriva al vivissimo compiacimento, e dal suo mantenimento fino all’ultimo giorno di servizio. Il bersagliere capรฌ con molta rapiditร  quel discorso, tanto che mi strappรฒ di mano il modulo e dopo averlo appallottolato lo buttรฒ nel mio cestino della carta straccia.
Come premio di consolazione, visto che al generale non aveva parlato nemmeno del cappellino e degli occhiali da sole di cui era rimasto sprovvisto, gli regalai i miei ๐‘น๐’‚๐’๐’…๐’๐’๐’‘๐’‰ ๐‘จ๐’—๐’Š๐’‚๐’•๐’๐’“ che avevo comprato a Sarajevo nello spaccio statunitense, e lui non ebbe difficoltร  ad accettarli, consapevole che si trattava del top di gamma in quel campo.
Per il cappellino gli feci presente che quello mio blu da carabiniere non avrebbe potuto indossarlo, ma che allo spaccio britannico gli sarebbe stato facile comprarne uno mimetico a quattro soldi. Mi ero fatto un amico, ma che fatica! Per disintossicarmi, chiesi al generale se poteva fare a meno di me per un’ora, ed andai a tagliarmi i capelli dal barbiere. Devo qui introdurre la figura di quel capomafia con forbici e pettine. Era lui che aveva determinato l’assunzione delle centinaia di operai civili iracheni impiegati presso la divisione britannica, e la sua sala da barba era sistemata in un prefabbricato che stava al centro di quelli nei quali dormivano i militari di truppa britannici.
L’una e gli altri si trovavano sotto la volta di un enorme ๐’‰๐’‚๐’๐’ˆ๐’‚๐’“, alta ottanta metri, realizzata a suo tempo da una ditta italiana con nervature in cemento precompresso progettato da Pierluigi Nervi. Voi capite cosรฌ che gli attacchi bisettimanali con bombe di mortaio che subivamo ad opera dei miliziani sciiti risaliti nottetempo con i loro gommoni su per i canali dello Shat El Arab, di cui vi ho parlato, agli inglesi facevano un baffo, e le uniche vittime probabili restavamo noi italiani, con i nostri due rifugi a cielo aperto che vi ho giร  descritto qualche giorno fa ๐‘จ๐’๐’•๐’“๐’† ๐’—๐’†๐’“๐’Š๐’•๐’‚ฬ€ ๐’”๐’„๐’๐’Ž๐’๐’…๐’† ๐’”๐’–๐’๐’๐’† ๐’‘๐’“๐’๐’‡๐’†๐’”๐’”๐’Š๐’๐’๐’Š๐’”๐’•๐’† ๐’—๐’๐’๐’๐’๐’•๐’‚๐’“๐’Š๐’‚๐’•๐’

Il barbiere ๐’ƒ๐’๐’”๐’” fino a quel momento mi aveva sempre snobbato, facendomi rasare con la macchinetta da uno dei suoi inservienti. In questa ultima circostanza, invece, volle servirmi personalmente, usando solo pettine e forbici. Mentre lavorava mi spiegรฒ, nel suo inglese rudimentale, che Mohamed era suo nipote, figlio di una sorella, e me lo mostrรฒ in carne ed ossa, con una scopa in mano, spiegandomi che aveva dovuto assumerlo nella barberia, per assicurargli quel sostentamento minimo che avrebbe consentito a moglie, figli ed al vecchio Anchise di famiglia, di non morire di fame.
Si disse certo che se io avessi recapitato al generale Spagnuolo una lettera strappalacrime di Mohamed, sarei riuscito a farlo riassumere.
Io allora gli risposi che se lui era un ๐’ƒ๐’๐’”๐’” della mafia irachena, io, modestamente, ero un mafioso di Mezzojuso, la capitale morale di Cosa Nostra, visto che Corleone ne รจ solo quella materiale. Gli spiegai poi che a Kuwait City c’era il nostro Comando d’Intendenza, dove un certo numero di ufficiali del servizio amministrativo dell’esercito, e della sussistenza, erano ospitati in una elegante palazzina con aria condizionata centralizzata, due campi da tennis ed una piscina nel giardino, di proprietร  di uno sceicco che aveva sposato una bella nera statunitense, la quale cornificava suo marito con il colonnello italiano che dirigeva quella banda di ladri.
Gli spiegai anche che la banda, a prescindere dalle sue ruberie, veniva pagata esattamente come noi sottoposti due volte la settimana ai bombardamenti di mortai che vi ho giร  detto. Se lui si impegnava a procurarmi delle foto compromettenti della nera e del colonnello io, prima ancora di ottenerle, avrei fatto riassumere Mohamed. Ci pensรฒ a lungo, mentre io venivo sottoposto ad una frizione extra dai suoi inservienti, e poi mi disse che era in grado di impegnarsi, perchรฉ il capomafia di Kuwait City gli doveva un favore, ma non sapeva quanto tempo ci sarebbe voluto prima che le foto fossero scattate. Ci stringemmo la mano ed io dettai a Mohamed una lettera strappalacrime per il generale Spagnuolo che, lo ricordo ancora, era indirizzata a lui “๐’ˆ๐’“๐’‚๐’๐’…๐’† ๐’„๐’๐’๐’…๐’๐’•๐’•๐’Š๐’†๐’“๐’ ๐’Š๐’•๐’‚๐’๐’Š๐’‚๐’๐’” e scritta da “๐’–๐’ ๐’‘๐’Š๐’„๐’„๐’๐’๐’ ๐’–๐’๐’Ž๐’ ๐’Š๐’“๐’‚๐’„๐’‰๐’†๐’๐’”. Poi lo feci nascondere sul pavimento, nella parte posteriore della mia ๐‘ณ๐’‚๐’๐’… ๐‘น๐’๐’—๐’†๐’“, e, con la complicitร  del militare autista, riuscii a contrabbandarlo fin dentro il mio ufficio. Quando portai la lettera al generale, dicendogli che avevo trovato Mohamed intento a spazzare capelli sul pavimento della barberia, e che essa era sta stilata in mia presenza, Spagnuolo mi chiese solo: “๐‘ซ๐’๐’—’๐’†ฬ€?”.
Notai che una lacrimuccia gli bagnava le guance, ed in quel momento pensai che la mia penna era veramente formidabile, se era riuscita a far commuovere quell’uomo che due settimane prima aveva ricevuto la notizia della morte di sua madre senza tradire commozione alcuna, ed aveva anche rinunziato a presenziare alle esequie per non abbandonare neanche per un giorno il suo posto di comando.
Risposi che Mohamed era fuori dalla nostra porta, lui mi chiese di introdurlo e l’uomo, muovendosi sulle ginocchia, cominciรฒ ad avvicinarsi alla scrivania del comandante. Quest’ultimo si alzรฒ, gli andรฒ incontro, lo aiutรฒ a sollevarsi e lo abbracciรฒ, con la testa all’altezza del cuore di Mohamed. Riprese servizio quel giorno stesso, e da quel momento io , due volte la settimana, andavo dal barbiere, che mi radeva la barba a mano libera, e mi rassicurava ogni volta che le foto sarebbero arrivate.
Dopo quindici giorni finalmente le vidi, e mi eccitai in ogni senso, perchรฉ la nera aveva due seni notevoli e la foto in cui i due amanti erano ritratti in quella posizione del ๐’Œ๐’‚๐’Ž๐’‚๐’”๐’–๐’•๐’“๐’‚ che sta tanto vicino al numero settanta era davvero stimolante. Dissi al barbiere che doveva scrivere una lettera che apparisse come vergata da un fedele dipendente dello sceicco, e che in essa egli minacciava di uccidere il cornificatore del suo padrone se non veniva rimpatriato tempestivamente.
Poi incaricai il barbiere di fare imbucare la missiva presso le poste centrali di Kuwait City in doppia busta, quella interna destinata esclusivamente al generale. Quando la vidi arrivare fra la posta che aprivo personalmente, una decina di giorni dopo, portai la busta esterna, aperta da me, e quella interna, intatta, al generale Spagnuolo, dicendogli: “๐‘ช๐’“๐’†๐’…๐’ ๐’„๐’‰๐’† ๐’„๐’๐’๐’•๐’†๐’๐’ˆ๐’‚ ๐’–๐’ ๐’‚๐’๐’๐’๐’Š๐’Ž๐’ ๐’…๐’‚ ๐‘ฒ๐’–๐’˜๐’‚๐’Š๐’• ๐‘ช๐’Š๐’•๐’š, ๐’—๐’–๐’๐’๐’† ๐’„๐’‰๐’† ๐’๐’‚ ๐’‚๐’‘๐’“๐’‚ ๐’Š๐’ ๐’„๐’๐’”๐’Š๐’„๐’„๐’‰๐’†ฬ, ๐’”๐’† ๐’„’๐’†ฬ€ ๐’’๐’–๐’‚๐’๐’„๐’‰๐’† ๐’‘๐’๐’๐’—๐’†๐’“๐’Š๐’๐’‚ ๐’Ž๐’‚๐’๐’†๐’‡๐’Š๐’„๐’‚, ๐’Ž๐’Š ๐’”๐’‚๐’„๐’“๐’Š๐’‡๐’Š๐’„๐’ ๐’‚๐’ ๐’‘๐’๐’”๐’•๐’ ๐’”๐’–๐’ ๐’† ๐’๐’†๐’Š ๐’‡๐’‚๐’“๐’‚ฬ€ ๐’…๐’†๐’…๐’Š๐’„๐’‚๐’“๐’† ๐’‚๐’๐’๐’‚ ๐’Ž๐’Š๐’‚ ๐’Ž๐’†๐’Ž๐’๐’“๐’Š๐’‚ ๐’–๐’ ๐’๐’Š๐’„๐’†๐’ ๐’„๐’๐’‚๐’”๐’”๐’Š๐’„๐’ ๐’Š๐’ ๐‘ฐ๐’•๐’‚๐’๐’Š๐’‚?”.
Lui mi disse: “๐‘ต๐’, ๐’ˆ๐’“๐’‚๐’›๐’Š๐’†, ๐’†๐’”๐’„๐’Š ๐’…๐’‚๐’๐’๐’‚ ๐’‘๐’๐’“๐’•๐’‚, ๐’„๐’๐’”๐’Šฬ€ ๐’๐’๐’ ๐’”๐’‚๐’“๐’‚๐’Š ๐’„๐’๐’Š๐’๐’—๐’๐’๐’•๐’, ๐’† ๐’”๐’† ๐’…๐’๐’—๐’†๐’”๐’”๐’Š ๐’Ž๐’๐’“๐’Š๐’“๐’† ๐’Š๐’ ๐’“๐’Š๐’‡๐’†๐’“๐’Š๐’“๐’‚๐’Š ๐’„๐’‰๐’† ๐’‚๐’—๐’“๐’†๐’Š ๐’ˆ๐’“๐’‚๐’…๐’Š๐’•๐’ ๐’‡๐’๐’”๐’”๐’† ๐’Š๐’๐’•๐’Š๐’•๐’๐’๐’‚๐’•๐’‚ ๐’‚ ๐’Ž๐’† ๐’๐’‚ ๐‘บ๐’„๐’–๐’๐’๐’‚ ๐‘ป๐’“๐’–๐’‘๐’‘๐’† ๐‘ช๐’๐’“๐’‚๐’›๐’›๐’‚๐’•๐’†”. Dopo cinque minuti bussai, e contemporaneamente aprii la porta, ma lui urlรฒ: “๐‘ญ๐’–๐’๐’“๐’Š!”.
A questo punto posso dire che ho ricostruito quello che successe solo deduttivamente perchรฉ, in quanto carabiniere, malgrado tutte le mie benemerenze di carrista onorario, fui tenuto fuori, perchรฉ l’Arma non doveva sapere. Il generale dedusse, argutamente, che l’artefice di tutto fosse il tenente colonnello del servizio amministrativo che era il vero gestore di tutti i nostri approvvigionamenti logistici, mentre il suo comandante giocava a tennis, prendeva il bagno in piscina con la nera e sempre con lei si dedicava alle altre amenitร  che vi ho giร  descritto. Dedusse (sempre Spagnuolo) che era in corso presso il nostro Comando d’Intendenza di Kuwait City una guerra dei lunghi coltelli fra sodali litigiosi circa la spartizione della torta, e fu cosรฌ che quindici giorni dopo sia il colonnello comandante che il tenente colonnello ingiustamente sospettato quale autore dell’anonimo furono rimpatriati e sostituiti da due loro parigrado che, miracolosamente, erano considerati onest’uomini. L’onestร , perรฒ, รจ spesso condita da ingenuitร  ed i due onest’uomini non si accorsero che tutti i piloti dell’aviazione mandati in missione in Iraq per sessanta giorni continuavano a percepire la missione all’estero a tempo indeterminato, come se ce li fossimo dimenticati in Iraq.
Lo scandalo scoppiรฒ qualche anno dopo ed i beneficiati dichiararono che non intendevano restituire quanto indebitamente percepito perchรฉ erano elargizioni percepite in buona fede, ed ormai spese tutte.
L’unico responsabile amministrativo, chiamato a rifondere di tasca sua, fu quel poveretto che aveva sostituito il cornificatore dello sceicco.
Lui a sua volta fece ricorso e, se non ricordo male, i piloti ottennero di restituire il maltolto in comode rate, spalmate negli anni, finchรฉ non fossero stati colpiti dai limiti di etร .
A proposito dei piloti c’รจ una cosa che mi consta personalmente e va detta a loro vergogna. Ogni volta che il generale od io dovevamo spostarci in aereo a Bagdad, ciรฒ accadeva a bordo di velivoli britannici, perchรฉ i piloti della 46ยช Aerobrigata rifiutavano di atterrare all’aeroporto di Bassora, sostenendo che non c’erano le condizioni di sicurezza minimali. Ora mi sono stancato, e del traffico di reperti archeologici vi parlerรฒ un’altra volta.

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