Nicolo Gebbia

๐”๐ง๐š ๐‚๐š๐ข๐ž๐ง๐ง๐š ๐ข๐ญ๐š๐ฅ๐ข๐š๐ง๐š?

La mia sarร  una provocazione, ma obbedisce ad una logica stringente: qualsiasi detenuto in Italia, se mantiene un buon comportamento carcerario, ha diritto ai benefici inaugurati con la legge Gozzini, che fu varata perchรฉ nelle carceri ci si sbudellava frequentemente, visto che gli ergastolani non avevano niente da perdere. Oggi quel “๐’‡๐’Š๐’๐’† ๐’‘๐’†๐’๐’‚ ๐’Ž๐’‚๐’Š” scritto nei documenti dei condannati all’ergastolo non ha alcun senso, perchรฉ l’ergastolo รจ equiparato al massimo della detenzione, cioรจ trent’anni. Dopo averne scontato un terzo, dieci anni, si puรฒ essere ammessi a fruire dei quarantacinque giorni di ferie annuali previsti dall’attuale legislazione, e dopo altri due anni anche al lavoro esterno, che prevede il rientro in carcere solo all’ora di cena, e per trascorrervi la notte. Tutte cose bellissime, che hanno risolto il problema degli sbudellamenti con cui ho esordito. Devo correggere Ultimo, che nella sua venerazione per il martire Dalla Chiesa gli ascrive meriti che non ha: quando imperversava il terrorismo furono organizzate molte evasioni e lo Stato affidรฒ al generale l’onere di risolvere il problema. Lui organizzรฒ una vigilanza esterna nelle carceri di massima sicurezza, affidata a carabinieri di leva e giovani ufficiali appena usciti dal loro iter formativo.
Essi, destinati a scuole allievi carabinieri o battaglioni mobili, secondo una turnazione bimestrale venivano inviati presso i luoghi in cui sorgevano quelle carceri giร  intrinsecamente sicure e dirigevano la sorveglianza esterna ad esse.
Mi spiego con un esempio, quello di Favignana. Nell’isola i carabinieri che dipendevano da ๐‘บ๐’Š๐’„๐’–๐’“๐’‘๐’†๐’๐’‚, l’organismo inventato e capeggiato da Dalla Chiesa, a bordo di cinque campagnole percorrevano le strade perimetrali, scrutando l’orizzonte e segnalando eventuali sbarchi allarmanti, o l’avvicinamento di natanti misteriosi.
Tutto qua, e nessun contatto fisico con i detenuti. Accadde anche che un giovane tenente, fra i primi del suo corso l’Accademia, scrisse una lettera impertinente al Comandante del Reparto Operativo di Trapani, che lo aveva richiamato perchรฉ esprimesse una maggiore frequenza nei turni di vigilanza. Sostanzialmente gli scrisse: “๐‘ช๐’๐’Ž๐’† ๐’„๐’‚๐’—๐’๐’๐’ ๐’‡๐’‚๐’„๐’„๐’Š๐’ ๐’‚ ๐’‘๐’๐’“๐’“๐’† ๐’Š๐’ ๐’†๐’”๐’”๐’†๐’“๐’† ๐’’๐’–๐’†๐’๐’๐’ ๐’„๐’‰๐’† ๐’…๐’Š๐’„๐’Š ๐’•๐’–, ๐’”๐’† ๐’•๐’–๐’•๐’•๐’† ๐’† ๐’„๐’Š๐’๐’’๐’–๐’† ๐’๐’† ๐’„๐’‚๐’Ž๐’‘๐’‚๐’ˆ๐’๐’๐’๐’† ๐’”๐’๐’๐’ ๐’ˆ๐’–๐’‚๐’”๐’•๐’† ๐’† ๐’๐’๐’ ๐’Ž๐’† ๐’๐’† ๐’‡๐’‚๐’•๐’† ๐’“๐’Š๐’‘๐’‚๐’“๐’‚๐’“๐’† ๐’„๐’๐’ ๐’”๐’๐’๐’๐’†๐’„๐’Š๐’•๐’–๐’…๐’Š๐’๐’†?”.
Il maggiore ritenne di essere stato offeso per l’eccessiva franchezza di quella missiva, e pretese una lettera di scuse. Quando la ebbe in mano denunziรฒ alla Procura Militare di Palermo il mio giovane collega per insubordinazione, ed allegรฒ le scuse a riprova del suo assunto. Con questo procedimento sul groppone quel tenente fu promosso capitano due anni dopo rispetto ai suoi colleghi di corso, perchรฉ tanto tempo ci mise la Procura Militare ad archiviare l’assurda denunzia. Ultimo, perรฒ, ha una venerazione irrazionale nei confronti di Dalla Chiesa, come dimostra quella foto del martire, appesa ad una parete, sotto la quale volle che fosse fotografato Totรฒ Riina in manette subito dopo la sua cattura.
Il suo odio nei confronti dei corleonesi, maturato quando comandava il nucleo operativo della compagnia di Bagheria, lo espresse a Milano durante un ๐’ƒ๐’“๐’†๐’‚๐’‡๐’Š๐’๐’ˆ alla presenza del Comandante Generale, che ne rimase tanto colpito da trattenerlo a quattr’occhi, per fargli i suoi complimenti. Era il generale Bisognero, uno emotivo come Ultimo stesso, che iniziava ogni suo discorso pacatamente, e lo concludeva urlando.
Tutto ciรฒ indusse il comandante della Legione Luigi Nobili a trasferire Ultimo dalla sezione catturandi del nucleo investigativo al ๐‘น๐‘ถ๐‘บ di Milano, appena varato, i cui vecchi appartenenti non volevano riciclarsi a combattere i mafiosi perchรฉ lo consideravano volgare, visto che loro, nei due decenni precedenti, si erano specializzati nella caccia ai terroristi, quasi tutti raffinati e sofisticati intellettuali. Il resto ve lo ho raccontato in tanti altri articoli, e sono convinto che se Ultimo fosse rimasto nell’arma territoriale tradizionale sarebbe stato molto meglio per tutti.
L’odio e l’accanimento nel mio mestiere sono cattivi consiglieri, e mi vanto di essere riuscito sempre a tenermene lontano. Ma quando ascolto certi conduttori televisivi che simulano alla perfezione accessi d’ira a puro scopo di spettacolo e di audience, mi rendo conto che in questo paese sono rimasto solo, tragicamente solo.
E allora, visto che ho giร  scritto in precedenza che il 41-bis รจ una barbarie che testimonia solo della nostra impotenza, propongo la stessa soluzione di quegli uomini che si attaccano un enorme pene rigido sopra quello vero. Fino al 1955 nel sistema penale francese chiunque venisse condannato ad una pena detentiva pari o superiore ai cinque anni, per un reato non colposo, la scontava alla Caienna, destinato ai lavori forzati nella paludosa foresta di mangrovie, per disboscarla e renderla coltivabile.
Se sopravviveva egli doveva poi restare alla Caienna per un numero di anni pari a quelli della pena detentiva che gli era stata irrogata. Poteva commerciare ed anche acquistare degli immobili, ma sempre con l’obbligo di non allontanarsi dall’isola. Quando poi si trattava di detenuti particolari, come il capitano Dreyfus o come quelli che avevano ripetutamente tentato di evadere, essi venivano trasferiti all’Isola del Diavolo, uno scoglio dalle altissime pareti a picco sul mare, reso famoso dalle ultime scene del film ๐‘ท๐’‚๐’‘๐’Š๐’๐’๐’๐’.
Le guardie carcerarie si sposavano con quelle prostitute schedate che accettavano di trasferirsi alla Caienna, e questo ha una singolare analogia con la popolazione di Pantelleria, antica colonia penale borbonica in cui molte delle donne autoctone hanno dei tratti somatici cosรฌ diversi da quelli di noi siciliani veraci. Quando l’isola entrรฒ a far parte della compagnia di Marsala da me comandata, ne conobbi una particolarmente avvenente che era diventata addirittura comandante dei Vigili Urbani ed arrestava per oltraggio tutti quelli che le mancavano di rispetto.
Il comandante della Stazione Carabinieri non rinchiudeva i poveretti nelle camere di sicurezza, perchรฉ sapeva che appena fosse sbarcato il Pretore li avrebbe rimessi in libertร .
Ricordo epiche disfide a scopone scientifico fra i presunti oltraggiatori arrestati in flagranza dalla vigilessa ed i carabinieri della stazione, con l’unica precauzione di tenere gli scuri delle finestre rigorosamente chiusi, perchรฉ la vigilessa, ultimato l’orario di servizio, si trasformava in una spia desiderosa di attestare la nostra trascuratezza, magari con una foto da esibire al Pretore. Ora io vi chiedo: visto che l’unica cosa in cui tutti gli italiani hanno un’opinione univoca, cioรจ che i mafiosi sono esseri umani di serie B, specialmente se siciliani, al punto che in una trasmissione televisiva รจ stato ospitato quell’imprenditore polentone che ipotizzava un ๐‘ซ๐‘ต๐‘จ affatto diverso dal resto degli italiani, visto tutto ciรฒ, e visto che perรฒ non abbiamo il coraggio di ripristinare la pena di morte, perchรฉ non li mandiamo nelle nostre Caienne, quelle isolette minori oggi disabitate, nelle quali li potremmo abbandonare a se stessi, paracadutandogli ogni settimana dei viveri di sopravvivenza, pattugliando le acque che circondano quegli scogli e sistemando dei palloni aerostatici muniti di quella strumentazione statunitense che impedisce efficacemente (ne ho fatto l’esperienza a Sarajevo) qualsiasi utilizzo del web e della telefonia cellulare, per non parlare delle pur obsolete comunicazioni radio?
Io farei anche delle assegnazioni dedicate, per esempio i mafiosi siciliani li manderei tutti in quell’isoletta disabitata che si trova a due chilometri di distanza da Ventotene e che ospita la struttura tuttora solidissima di un antico enorme penitenziario borbonico.
Si chiama Santo Stefano e su ๐’€๐’๐’–๐‘ป๐’–๐’ƒ๐’† la potete ammirare nella sua maestositร , altro che il Castello d’If!

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