Nicolo Gebbia

๐’๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐š ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐จ๐ฅ๐ข๐ณ๐ข๐š ๐๐ข ๐’๐ญ๐š๐ญ๐จ – ๐๐ฎ๐š๐ซ๐ญ๐š ๐ฉ๐ฎ๐ง๐ญ๐š๐ญ๐š

La riforma dellโ€™81 introduce lโ€™attuale denominazione, sottilmente fuorviante: quel โ€œdi Statoโ€ potrebbe essere inteso โ€œper antonomasiaโ€, come se noi carabinieri non si fosse โ€œdi Statoโ€ quanto loro, ed altrettanto per le oggi onnipresenti fiamme gialle. La volontร  di mettercela in quel posto cโ€™era tutta, e lโ€™Arma se ne rese conto con cospicuo ritardo. I Questori misero su una supponenza che fino ad allora non avevano mai avuto, e cominciarono ad indirizzare le loro ordinanze relative alle esigenze di ordine pubblico anche alle compagnie carabinieri, disponendo il numero di nostri militi che dovevano presenziare alle varie manifestazioni, facendoli capeggiare spesso da personale della polizia. Fu lรฌ che lโ€™Arma si trovรฒ a combattere una guerra di sopravvivenza in ordine sparso, senza direttive scritte univoche. Nella sostanza i poveri capitani comandanti di compagnia cominciarono ad accorgersi che la prima guerra dovevano combatterla contro le Questure, e solo se restavano loro forze a sufficienza, potevano combattere anche quella contro i sostituti procuratori che volevano dirigere le indagini senza mai smuovere il culo dal loro ufficio. Per ultimo, nella scala di prioritร  degli avversari da fronteggiare, venivano i delinquenti. Con la riforma dellโ€™81 saltarono poi i punti di riferimento certi nella progressione delle carriere. Un ufficiale dei carabinieri del ruolo normale giungeva ai reparti col grado di tenente, e tale restava per almeno due anni. Il funzionario di polizia invece, dopo aver vinto il suo concorso, era subito capitano (commissario) e poco dopo maggiore (commissario capo), per raggiungere il grado di tenente colonnello (vice questore aggiunto) ben prima dei tredici anni necessari a noi. Spesso i vecchi funzionari ci aiutarono a superare tutte queste difficoltร  oggettive ad operare insieme con il tatto e la signorilitร  che aveva sempre contraddistinto i rapporti fra noi e loro, ma ogni tanto era guerra aperta, almeno per quelli di noi che non intendevano lasciarsi prevaricare. Nellโ€™altra categoria perรฒ cโ€™erano tutti i carrieristi, pronti a farsi pisciare in bocca pur di farsi la fama, con i superiori di persona diplomatica e disponibile alla collaborazione interforze. Pochi di noi spiegavano ai sottufficiali che mandavano in ordine pubblico il fatto che il funzionario di polizia che dirigeva il servizio non aveva il diritto di parcellizzare a suo piacimento i nostri uomini. Egli doveva assegnare allโ€™Arma un settore di competenza, specificare cosa fosse tollerabile e cosa no, e poi lasciare che fossero i nostri sottufficiali a disporre i propri uomini ed impartire loro direttive.Con la riforma dellโ€™81 cadde poi in disuso una vecchia norma che risaliva ai tempi della Celere del ministro Scelba: lโ€™ordine pubblico spettava per i due terzi alla polizia ed un terzo a noi. Le percentuali furono rapidamente portate a 50/50 e solo dopo anni si cominciรฒ a coinvolgere anche le fiamme gialle, le quali, riottose, respingevano spesso le ordinanze del Questore perchรฉ sostenevano che solo i loro โ€œbaschi verdiโ€ potevano essere impiegati, in quanto, a loro dire, i finanzieri della territoriale erano impreparati allโ€™ordine pubblico e sottoarmati, perchรฉ avevano ancora la vecchia ๐ต๐‘’๐‘Ÿ๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘Ž 34. Quello del gioco sporco dei finanzieri fu un problema che dovemmo affrontare insieme, noi ed i poliziotti: da una parte essi dichiaravano di essere la terza forza di polizia a valenza generale, e dallโ€™altro perรฒ, eseguendo ordini che venivano dallโ€™alto, si sottraevano a tutte le ๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ฃ๐‘’ฬ๐‘’ che comportava quellโ€™assunto. Quando poi vararono il loro numero unico nazionale, il 117, ricordo rabbrividendo lโ€™invito che rivolsero a tutti i cittadini alla delazione anonima, da noi e dalla polizia sempre contrastata nei nostri 112 e 113. Quello del numero unico di pronto intervento รจ un argomento che nessuno ha mai voluto affrontare, e che vi descrivo per come mi fu raccontato a Palermo dai militari del Nucleo Radiomobile. Essi mi spiegarono che passavano la metร  del loro tempo lavorativo intervenendo sulle liti domestiche, perchรฉ la centrale operativa della polizia aveva detto a chi chiamava che essa era una competenza specifica dei carabinieri e non della polizia. Quando poi qualcuno li chiamava per incidenti stradali o per auto abbandonate, scaricavano sui vigili urbani i primi e su noi carabinieri i le seconde. Sostanzialmente la Questura interveniva con le sue volanti solo per segnalazioni che potessero comportare arresti o altre โ€˜nobiliโ€™ attivitร , scaricando con artifizi e raggiri su di noi e sui vigili urbani lโ€™ordinaria amministrazione (w la ๐‘๐‘œ๐‘“๐‘–๐‘๐‘Ž). La polizia stradale merita una menzione particolare, perchรฉ la preparazione e lโ€™๐‘Ž๐‘๐‘๐‘™๐‘œ๐‘š๐‘ dei suoi agenti sono proverbiali, frutto di una vecchia scuola che affonda le sue radici nella milizia stradale fascista. Per pochi lustri, nel dopoguerra, essa preparรฒ anche i suoi ufficiali in unโ€™Accademia che nulla aveva da invidiare rispetto a quella di Modena, e quando, dopo la riforma, quegli ufficiali transitarono fra i funzionari di polizia, si distinsero subito per preparazione e stile. Moltissimi di loro sono diventati Questori apprezzatissimi. Ma in generale , come si supera in polizia, lo scalino che stoppa quasi tutti al grado di vicequestore aggiunto, cioรจ tenente colonnello? Lo si fa con mezzucci che in buona misura sono legati alla sindacalizzazione successiva alla riforma dellโ€™81. La polizia, nata espressamente civile nel 25 per volontร  di Mussolini per sottrarla alla Corona, ed infatti arruolata fra i carabinieri che lasciarono le stellette in cambio di un avanzamento di carriera, nel 44 fu rimilitarizzata dal principe Umberto, e tale rimase fino allโ€™81. Appena smilitarizzata si precipitarono su di essa i sindacalisti, ed in pochi anni si delinearono due sigle principali, il ๐‘†๐ผ๐‘ˆ๐ฟ๐‘ƒ, sindacato unitario lavoratori Polizia, coordinato alla triplice sindacale, ed il ๐‘†๐ด๐‘ƒ, sindacato autonomo polizia, decisamente destrorso pur senza un legame organico con la ๐ถ๐ผ๐‘†๐‘๐ด๐ฟ, il sindacato del Movimento Sociale. Un funzionario,per fare carriera , doveva diventare boss del ๐‘†๐ด๐‘ƒ, e farsi la fama di uomo che cura il benessere del personale. A Roma il Consiglio dโ€™Amministrazione della Polizia, nel determinare le promozioni a dirigente , dirigente superiore e Questore, promuoveva prima tutti i funzionari che avevano un ruolo attivo nel sindacato, e dopo, solo dopo, se restavano posti, essi venivano distribuiti ai funzionari meritevoli, possibilmente che ostentavano sulla parete del loro ufficio decine di quadretti contenti โ€œparole di lodeโ€. Questa degli encomi รจ una piaga della polizia, che ne distribuisce troppi. Nellโ€™Arma per molti decenni ci fu la discriminante del โ€˜rischio patitoโ€™: se non ti avevano sparato addosso niente encomio, ed infatti Ultimo ed i suoi uomini non lo ebbero per la cattura di Totรฒ Riina che viaggiava disarmato in una macchina guidata da un suo accolito, anche egli disarmato. Il resto prossimamente, e sempre W la ๐‘ƒ๐‘‚๐น๐ผ๐ถ๐ด!

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