Nicolo Gebbia

๐’๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐š ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐จ๐ฅ๐ข๐ณ๐ข๐š ๐๐ข ๐’๐ญ๐š๐ญ๐จ – ๐’๐ž๐œ๐จ๐ง๐๐š ๐ฉ๐ฎ๐ง๐ญ๐š๐ญ๐š

Eravamo rimasti fermi alla situazione successiva alla dichiarazione del Regno d’Italia ed all’assorbimento di tutte le altre polizie: 3.200 guardie e 1.700 funzionari, divisi in questori, ispettori, delegati ed applicati.
Le guardie prestavano servizio esclusivamente in divisa, mentre noi carabinieri, quando ritenuto indispensabile alle indagini, giร  indossavamo abiti civili, il cosiddetto ๐‘Ž๐‘๐‘–๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘–๐‘š๐‘ข๐‘™๐‘Ž๐‘ก๐‘œ.
Fu allora che, per ovviare a questa deficienza, vennero assunte le Guardie Ausiliarie, le prime per l’arruolamento delle quali fu richiesto che sapessero leggere e scrivere.
Questa loro prerogativa apparve subito preziosa ai funzionari, che invece di mandarli ad investigare per strada, li utilizzarono come scrivani ed archivisti.
Esattamente la stessa porcheria che, tradendo lo spirito e la norma della legge, i magistrati dell’Ufficio del Pubblico Ministero commettono ogni giorno ai danni del personale di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza effettivo alle Sezioni di Polizia Giudiziaria, impiegato al 99% nelle loro segreterie in incarichi che dovrebbero essere svolti dai cancellieri.
Nei cinque anni che ho passato a dirigere la sezione di Venezia, a parte il mio impegno come Capo di Stato Maggiore del Contingente Italiano in Iraq, durato poco piรน di sei mesi nel 2004, dove ho fatto davvero la guerra ed ho sulla coscienza l’uccisione di almeno 152 miliziani sciiti (la ๐‘ƒ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ ๐‘โ„Ž๐‘’ d’epoca che mi comprai con quei soldi la volli rossa del loro sangue), ho cercato di contrastare fieramente questa deriva, ed ho la soddisfazione che le piรน quaglianti indagini intraprese all’epoca dalla procura lagunare furono tutte attivate da me, e non delegate, grazie ad un Pelรฉ Investigativo, il maresciallo Massimo Carraro, che convinsi a seguirmi, e che dopo la mia partenza resistette solo un anno.
Tornando alla storia della Polizia, in quegli anni della seconda metร  dell’ ‘800 il “tono disciplinare” che regnava nelle questure italiane lasciava molto a desiderare. Cito per tutti un episodio accaduto a Torino nel dicembre del 1862: il vice-brigadiere Giuseppe Amateis aveva appena arrestato un ladro e, come spesso accadeva in tali circostanze, era stato seguito nell’atrio della Questura da un gruppo di monelli irridenti. Egli invitรฒ il piantone a disperderli, ma fu costretto subito dopo a redarguirlo per la sua eccessiva brutalitร . La guardia reagรฌ insultando il superiore, che dovette comminargli gli arresti. Per tutta risposta la guardia estrasse la pistola , minacciando con essa il vice-brigadiere se non avesse annullato la punizione. Di fronte alla fermezza di Amateis la guardia gli esplose contro un colpo di pistola, ferendolo all’inguine. Il povero vice-brigadiere morรฌ di cancrena pochi giorni dopo. Il responsabile, invece, se la cavรฒ con 10 anni di lavori forzati.
Con tali premesse non meraviglia quanto accadde a Re Umberto I il 22 aprile 1897 a Roma quando, recandosi alle ๐ถ๐‘Ž๐‘๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘’๐‘™๐‘™๐‘’, si liberรฒ da solo del fabbro Pietro Acciarito, che era saltato sulla sua carrozza tentando di pugnalarlo. Arrivato all’ippodromo il Sovrano informรฒ i carabinieri, che rintracciarono ed arrestarono il fabbro mentre, a piedi, tornava verso la cittร .
Il Re fece anche in tempo a ragguagliare dell’accaduto il Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Alfazio, prima che l’ispettore Galeazzi, addetto alla sicurezza reale, raggiungesse l’ippodromo su una carrozza presa a nolo.
Egli riuscรฌ ad evitare il trasferimento nell’isola abitata dai sardegnani non solo grazie alla benevolenza che il Sovrano gli aveva sempre dimostrato, ma perchรฉ si appurรฒ che la sua insipienza era seconda solo dell’inefficienza della Questura di Roma, dove il padre dell’Acciarito si era recato giร  il giorno prima per denunziare le intenzioni regicide del figlio. Pare che Umberto abbia risposto ai cortigiani che gli chiedevano “๐‘š๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘“๐‘Ž ๐‘™๐‘Ž ๐‘ƒ๐‘œ๐‘™๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž?” con un sarcastico “๐‘ฃ๐‘’๐‘‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘ก๐‘’ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘๐‘’๐‘™ ๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘๐‘Ž๐‘™๐‘’ ๐‘“๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Žฬ€ ๐‘‘๐‘œ๐‘๐‘œ ๐‘™๐‘Ž ๐‘š๐‘–๐‘Ž ๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘’!”. Ed in effetti a Monza, tre anni dopo, quando l’anarchico Bresci sparรฒ al Sovrano, uccidendolo, il povero ispettore Galeazzi, cui discutibilmente fu imputata la presenza intorno al Re di sole dieci guardie per il servizio di sicurezza, fu destituito immediatamente. Da allora la sicurezza di Re e Presidenti รจ devoluta ai nostri Corazzieri, che invece all’epoca non si allontanavano mai dal Quirinale se non per servizi dโ€™onore.
Perรฒ io avanzo la proposta che, malgrado non ce ne abbiano ammazzati piรน neanche uno, anche quel servizio passi alle fiamme gialle.
รˆ in un contesto di inefficienza come quello descritto, che nel Paese, per mantenere l’ordine pubblico, si fece ricorso massiccio, oltre che ai soliti Carabinieri, all’Esercito, in particolar modo ai reparti di Cavalleria e Bersaglieri. I loro reggimenti, addirittura, dovevano cambiar sede ogni due anni, proprio per evitare che i rapporti con la popolazione locale, diventando a lungo andare troppo familiari, potessero inibire cavalieri e fanti piumati nell’adempimento di ordini particolarmente impopolari, come quello di caricare la folla.
Nel 1863 furono istituiti i Tribunali Militari, che assorbirono molte competenze dell’autoritร  giudiziaria ordinaria. Giร  nel 1866, a Palermo, per sedare una sommossa di piazza, il generale Cadorna (padre del responsabile di Caporetto) fu costretto ad una operazione anfibia, che si concluse con gravi perdite: circa cento morti e trecento feriti fra i reparti che aveva fatto sbarcare nel porto della cittร . โ€œ๐ท๐‘’๐‘”๐‘™๐‘– ๐‘Ž๐‘™๐‘ก๐‘Ÿ๐‘– -scrive Alfredo Oriani- ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘ ๐‘– ๐‘ฃ๐‘œ๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘“๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘–๐‘™ ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘โ„Ž๐‘’ฬ ๐‘ ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’๐‘๐‘๐‘’ ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘๐‘๐‘œ ๐‘‘๐‘–๐‘“๐‘“๐‘–๐‘๐‘–๐‘™๐‘’ ๐‘’ ๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘”๐‘œ๐‘”๐‘›๐‘œ๐‘ ๐‘œ”. Le stesse truppe tre anni dopo, sempre comandate dal Cadorna, intervennero in Val Padana per sedare le proteste contro la tassa sul macinato.
Della repressione dei moti repubblicani del 1870 da parte dell’Esercito si dettero poche notizie alla stampa per non compromettere la fama dei soldati che, in quello stesso anno, avevano conquistato Roma. Nel 1894, nuovamente in Sicilia, il generale Morra utilizzรฒ 40.000 soldati per schiacciare il movimento dei Fasci dei lavoratori, mentre in Lunigiana veniva lanciata dal generale Heusch un’analoga operazione contro gli anarchici.
Un crescendo che raggiunse il suo acme a Milano nel 1898, quando il generale Bava Beccaris utilizzรฒ addirittura i cannoni ad alzo zero, in via Palestro, contro gli scioperanti.
Dieci volte nell’Italia liberale le autoritร  di Governo ricorsero allo stato d’assedio, avvalendosi degli articoli 242 e 246 del codice penale militare (Conte non ci ha ancora pensato).
La stessa Corte di Cassazione sentenziรฒ che lo stato d’assedio “๐‘ ๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘‘๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘™๐‘’๐‘”๐‘”๐‘’ ๐‘ ๐‘๐‘Ÿ๐‘–๐‘ก๐‘ก๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘”๐‘–๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘“๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘ ๐‘ข๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘š๐‘Ž ๐‘™๐‘’๐‘”๐‘”๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘ ๐‘Ž๐‘™๐‘ข๐‘ก๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž, ๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘Ž ๐‘‘๐‘Ž ๐‘›๐‘’๐‘๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘ก๐‘Žฬ€ ๐‘‘๐‘– ๐‘”๐‘œ๐‘ฃ๐‘’๐‘Ÿ๐‘›๐‘œ”. รˆ in questo clima che un Comandante Generale dell’Arma, Leonardo Roissard de Bellet, proveniente ovviamente dalle fila dell’Esercito (come ci รจ toccato fino al 2000), nel 1887 propose di “๐‘’๐‘ ๐‘œ๐‘›๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘– ๐‘š๐‘–๐‘™๐‘–๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘– ๐‘‘๐‘Ž๐‘™ ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘™๐‘ ๐‘–๐‘Ž๐‘ ๐‘– ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘ฃ๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘‘๐‘–๐‘›๐‘’ ๐‘’ ๐‘ ๐‘–๐‘๐‘ข๐‘Ÿ๐‘’๐‘ง๐‘ง๐‘Ž ๐‘๐‘ข๐‘๐‘๐‘™๐‘–๐‘๐‘Ž ๐‘›๐‘’๐‘™๐‘™’๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘›๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘๐‘–๐‘ก๐‘ก๐‘Žฬ€ ๐‘ ๐‘’๐‘‘๐‘– ๐‘‘๐‘– ๐‘ข๐‘› ๐‘ข๐‘“๐‘“๐‘–๐‘๐‘–๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘„๐‘ข๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž”, fatta eccezione per la traduzione dei detenuti, l’assistenza ai tribunali ed ai consigli di leva, per concentrare invece i Carabinieri nelle piccole cittร  e nelle campagne, incrementando cosรฌ il servizio a cavallo, in particolare in Sicilia e Sardegna.
Ciรฒ dette a Crispi il destro di varare quella che egli immaginava dovesse essere una riforma epocale con la costituzione del Corpo delle Guardie di Cittร . L’idea era quella di unificare la polizia statale con quella municipale, lasciando ai carabinieri il servizio nelle campagne, creando cosรฌ uno storico precedente per qualche recente tentativo da parte di illustri ministri dell’Interno della prima e seconda repubblica.
In realtร , poichรฉ fu lasciata facoltร  alle municipalitร  di far confluire o meno le guardie da esse direttamente dipendenti, di fatto si trattรฒ di un mero cambiamento di denominazione.
In effetti le Guardie di Cittร , 5.000 quando furono costituite (si pensi che nella sola Londra operavano 14.000 agenti ed a Parigi 9.000), non superarono mai le 10.000 unitร  (contro i Carabinieri che erano diventati 24.500 nel 1914) fino alla fine della Prima Guerra Mondiale quando, nell’agosto del 1919, vennero pure sciolte dal governo Nitti, che costituรฌ il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza (dodici divisioni, 40.000 uomini), ed il Corpo degli Agenti Investigativi (8.000 uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria. Cosa aveva indotto il Governo ad un cambiamento cosรฌ radicale? Il trattato di pace prevedeva un taglio negli organici delle Forze Armate fino a mantenere in armi non piรน di 100.000 uomini. La mannaia del congedamento forzato si abbattรฉ soprattutto sui bersaglieri.
Avevano avuto 32.000 morti e 50.000 feriti nel corso di tutta la guerra, ed invece furono prima ridotti dal governo Giolitti, ed infine, il 2 agosto 1921, sciolti dal governo Bonomi.
L’Esercito rimase cosรฌ senza la sua piรน nota specialitร  della fanteria, mentre mantenne le specialitร  degli alpini, nate nel 1872 da una costola dei bersaglieri ed inventate da un loro generale, Perrucchetti. Diversamente dai bersaglieri, che avevano partecipato a tutte le guerre risorgimentali, e con noi carabinieri anche allo sterminio di quei ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘›๐‘– che volevano restare borbonici, gli alpini, che ebbero il loro esordio in combattimento solo nel 1896, contribuendo alla piรน vergognosa sconfitta della nostra storia militare, quella che ci inflisse Menelik ad Adua e, durante la Grande Guerra, sul Monte Grappa, si rifiutarono di uscire dalle trincee, tanto che i loro due reggimenti furono sostituiti dai fanti della brigata Sassari, essendo polentoni e paraculi, sopravvissero allegramente nelle due specialitร  che li compongono.
Solo gli stronzi, infatti, parlano di Corpo degli Alpini: esso non esiste, e non รจ mai esistito, perchรฉ invece quel maledetto berretto (che non a caso condividono con gli altri paraculi delle fiamme gialle) รจ indossato sia dalla Fanteria Alpina che dalla Artiglieria da Montagna.
รˆ quest’ultima che creรฒ la loro leggenda durante la Grande Guerra, issando cannoni su ogni pizzo di montagna, utilizzati con molto profitto contro gli austriaci.
Anche durante la Seconda Guerra Mondiale la famosa epopea della Ritirata di Russia vede degli episodi bellicamente commendevoli solo correlati agli artiglieri da montagna, mentre i fanti con la penna nera sono rimasti famosi per la sagacia e la caparbietร  con cui hanno attraversato a piedi le steppe russe.
Da allora ci triturano i coglioni ogni anno con il loro raduno nazionale.
Nessuno perรฒ ha fatto rilevare a questi eroi avvinazzati di grappa che dopo la sospensione del servizio militare di leva, voluta da Silvio Berlusconi, uomo d’onore di Cosa Nostra regolarmente ๐‘๐‘ข๐‘›๐‘๐‘–๐‘ข๐‘ก๐‘œ, nei loro reggimenti non รจ stato piรน arruolato neanche un militare in ferma volontaria che fosse nato a nord di Napoli, e questo in palese contrasto con la millantata purezza della loro vocazione. Io li detesto tutti, a partire dal fratello di mia moglie, che prestรฒ il servizio militare come sergente, non essendo riuscito a diventare sottotenente.
E pensate quanto รจ dispettoso il Padreterno, che mi ha riservato un destino simile a quello di Stendhal.
Il grande scrittore nel descrivere le cittร  italiane alla sua epoca, si attarda in pagine di disgusto nei confronti di Civitavecchia, dove gli toccรฒ invecchiare e morire come console francese. A me, che voglio bene a mia moglie con irrazionale senile tenerezza, toccherร  morire a Treviso, patria della ๐‘…๐‘Ž๐‘ง๐‘ง๐‘Ž ๐‘ƒ๐‘–๐‘Ž๐‘ฃ๐‘’, dove, ogni volta che entro in un caffรจ, ci trovo qualche ๐‘ฃ๐‘’๐‘๐‘–๐‘œ e qualche ๐‘๐‘œ๐‘๐‘–๐‘Ž che si ubriacano di grappa. Naturalmente Luca Zaia non ha fatto nemmeno l’alpino perchรฉ, avendo optato per il servizio civile, se la รจ cavata portando i pasti a casa degli anziani del comune di Altivole.
Nella foto che correda questa seconda puntata della storia della Polizia, comunque, lo potete vedere con suo fratello e con gli altri alpini che costituiscono la sua piรน salda piattaforma elettorale.
Tornando perรฒ all’arruolamento di quei 40.000 uomini nel Corpo per la Regia Guardia di Pubblica Sicurezza, essi, che tutti i testi citano semplicemente come Guardie Regie, furono scelti soprattutto fra pugliesi e lucani, ed i giornali socialisti scrissero che il concetto di corpo scelto era stato sovvertito, intendendo (spiego agli alpini che eventualmente mi leggessero) che, con pervicacia, erano stati selezionati proprio i peggiori.
Nel febbraio del ’21 a La Spezia spararono contro cittadini inermi e contro funzionari di Polizia, oltre che contro se stessi, tant’รจ che rimase ucciso anche uno di loro.
In precedenza avevano aperto il fuoco contro la folla, in via Nazionale a Roma, durante una manifestazione di dalmati e nazionalisti, mentre a Parma lo fecero contro i comunisti, ed a Modena, per pareggiare il conto, contro i fascisti.
In tutto quel 1921 i morti causati dalle Guardie Regie furono 187, mentre venti di loro persero la vita per fuoco amico.
Mussolini appena prese il potere sciolse le Guardie Regie ed anche il Corpo degli Agenti Investigativi, che non avevano dato buona prova di sรฉ.
Fu necessario che noi Carabinieri circondassimo le caserme del corpo, per disarmarli e rimandarli a casa.
A Torino addirittura dovemmo chiedere l’ausilio dellโ€™esercito, e malgrado ciรฒ ci toccรฒ uccidere cinque Guardie Regie prima che consegnassero le armi.
Ora vi lascio e vado a fare un bagno a mare, perchรฉ oggi c’รจ tanto caldo.
Preavviso gli alpini che risponderรฒ ๐‘›๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘š๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก alle contumelie che vorranno indirizzarmi, e riconfermo loro i sensi della mia piรน profonda antipatia.

Ti potrebbe interessare anche?