Nicolo Gebbia

๐‘๐ข๐œ๐จ๐ซ๐๐ข ๐๐ข ๐จ๐ซ๐๐ข๐ง๐š๐ซ๐ข๐š ๐œ๐จ๐ซ๐ซ๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž

Cercherรฒ in questo articolo di elencare tutti gli indizi e le prove di episodi in cui mi sono imbattuto in quel reato cosรฌ odioso quando a macchiarsene รจ un servitore dello Stato. Credo che ad un certo punto, perรฒ, mi fermerรฒ, per evitare di collezionare l’ennesima querela.
Comincio dal maresciallo che gestiva la mensa della nostra Scuola Ufficiali, a Roma.
Il primo trimestre lo passai nella vecchia sede di via della Lungara, a Trastevere, sotto il Gianicolo.
Poi ci spostammo nella sede attuale di via Aurelia, che comprammo dal Vaticano.
Era stata progettata da un famoso architetto, ed avrebbe dovuto ospitare il Collegio Episcopale Brasiliano.
Ma i soldi raccolti fra i fedeli di quel paese sudamericano finirono prima che essa fosse ultimata, ed il Comando Generale fece un grande affare, acquistandola ad un prezzo stracciato.
La potete vedere nel film di Alberto Sordi ๐‘ฐ๐’ ๐’‘๐’“๐’๐’‡๐’†๐’”๐’”๐’๐’“ ๐‘ฎ๐’–๐’Š๐’…๐’ ๐‘ป๐’†๐’“๐’›๐’Š๐’๐’๐’Š, ๐’„๐’๐’๐’—๐’†๐’๐’›๐’Š๐’๐’๐’‚๐’•๐’ ๐’„๐’๐’ ๐’๐’‚ ๐’Ž๐’–๐’•๐’–๐’‚, che vi fu girato dentro prima che la occupassimo noi. Il maresciallo che dirigeva la mensa aveva i capelli rossi, ed io per caso scoprii una circostanza molto sospetta.
Vivendo molto lontano, ogni mattina arrivava in caserma dall’altro lato della cittร  a bordo di una ๐‘ญ๐’Š๐’‚๐’• ๐‘ช๐’†๐’๐’•๐’๐’—๐’†๐’๐’•๐’Š๐’„๐’Š๐’๐’’๐’–๐’† di colore blu, con la quale entrava in un garage privato, a trecento metri di distanza dalla scuola, al cui ingresso invece lui si presentava alla guida di una vecchia ๐‘ญ๐’Š๐’‚๐’• ๐‘ช๐’Š๐’๐’’๐’–๐’†๐’„๐’†๐’๐’•๐’.
Faccio presente che tutti noi ufficiali allievi, ed il corpo insegnanti, pagavamo regolarmente per i pasti, cosรฌ come i carabinieri ed i sottufficiali del quadro permanente.
Il ministero della Difesa interveniva con una integrazione minimale, che si chiamava “๐’‚๐’“๐’“๐’Š๐’„๐’„๐’‰๐’Š๐’Ž๐’†๐’๐’•๐’ ๐’—๐’Š๐’•๐’•๐’”.
Gli unici che non pagavano nulla erano quei cinquanta ๐‘จ๐‘ผ๐‘ช, che trascorrevano alla Scuola il primo mese ancora da allievi, mentre per il secondo erano giร  sottotenenti, quindi anch’essi percettori di stipendio, da cui veniva detratta la quota vitto.
Tra i vari corsi d’applicazione, applicativi e quelli per gli ufficiali frequentatori di seminari vari, in media a pranzo eravamo circa duecento, mentre la sera raramente si superavano i sessanta conviventi, perchรฉ preferivamo quasi tutti cenare in trattoria od in pizzeria.
Perรฒ quel maresciallo i soldini li prendeva come se fossimo stati presenti tutti anche a cena, e correttezza avrebbe voluto che usasse i soldi risparmiati per quei centotrenta pasti in meno allo scopo di migliorare la qualitร  di quelli che ci somministrava a pranzo. Invece vi posso assicurare che se un giorno la settimana ci somministrava come secondo una ๐’†๐’๐’•๐’“๐’†๐’„๐’ฬ‚๐’•๐’†, il giorno dopo c’era spezzatino, ed il terzo giorno polpettone. Fu cosรฌ che per le vacanze di Pasqua gli spedimmo a casa un bel pacchetto che conteneva il libro scelto da me personalmente nella collana Oscar Mondadori, dal titolo: “๐‘ช๐’๐’Ž๐’† ๐’“๐’Š๐’„๐’Š๐’„๐’๐’‚๐’“๐’† ๐’ˆ๐’๐’Š ๐’‚๐’—๐’‚๐’๐’›๐’Š ๐’…๐’Š ๐’„๐’–๐’„๐’Š๐’๐’‚”.
Al nostro rientro, ricordo che si aggirava fra i tavoli guardandoci torvo e con occhi fiammeggianti, sperando di cogliere qualche risatina che gli consentisse di individuare i responsabili di quell’omaggio allusivo.
Quando poi fui trasferito a comandare la tenenza di Ales in Sardegna, ricordo con angoscia tutti i miei sforzi per cercare di ottenere un migliore accasermamento dei militari che erano ospitati in nove delle mie dodici stazioni. Fu lรฌ che scoprii il trucco dell’elicottero. Ad Asuni era stato individuato un terreno di proprietร  della vedova del marchese Aymerich di Laconi, un’aristocratica siciliana che dopo la morte del marito era tornata a vivere a Palermo con sua figlia.
Mi feci raccomandare da mia madre, che la conosceva, e la marchesa mi fissรฒ un appuntamento domenicale all’uscita della chiesa che possedeva in via San Martino. Avevo avuto cura di assistere alla funzione e di comunicarmi, passando davanti a quel banco padronale dove sedevano da sole lei e la figlia. All’uscita mi presentai formalmente prima che lei salisse sulla sua berlina con autista ed in quattro parole la convinsi a firmarmi una promessa di donazione, che avevo preparato, condizionata al fatto che sarebbe stata l’amministrazione comunale di Asuni ad affrontare le spese per la costruzione della nuova caserma. Quando andai a trovare il consiglio comunale riunito proprio per decidere le sorti della nuova stazione, approfittai del fatto che era il giorno del mese in cui, secondo una complicata turnazione, avevo diritto ad un’ora e mezzo di volo a bordo di un nostro elicottero del nucleo di Cagliari-Elmas.
Dissi al pilota di dirigersi verso Asuni, ed atterrammo nel terreno della marchesa, che si trovava proprio a ridosso delle scuole elementari, dove quel giorno era stato convocato il consiglio comunale. Il pilota mi disse che doveva mantenere il motore acceso, perchรฉ altrimenti avrebbe dovuto restare lรฌ in attesa di soccorsi, in quanto la turbina dell’elicottero partiva solo se innescata con la potentissima scarica elettrica fornitale da un carrello che si trovava solo in aeroporto.
Sostanzialmente mi dette quindici minuti di tempo utile, ed io credo che il discorso fatto al consiglio comunale, messo drammaticamente da me nella condizione di pronunziare subito un si od un no definitivo, seguito dalla minaccia di spostare la stazione in un altro paese, sia stato determinante per l’assenso che ricevetti.
Da allora tutte le altre volte che dovetti estorcere analoghi si, lo feci sempre utilizzando l’elicottero.
Ma per la sede della tenenza, ad Ales, le regole dell’Arma dicevano che ad interessarsene doveva essere il comandante di Gruppo ( = Provinciale ). Il primo che ebbi, Ennio Corongiu, era un vecchio scapolo che viveva da una affittacamere, madre di una gran bella ragazza nubile, inseguita una sera da Corongiu, che aveva bevuto troppo whisky, e che grazie a Dio cadde dalle scale prima di farla sua. Anche la mattina al bar ordinava un dito di whisky invece del caffรจ e, nel dirlo, puntava il dito indice sul banco per far capire che intendeva gliene versassero un bicchiere pieno per due terzi. Dopo un anno, perรฒ, fu trasferito alla legione di Cagliari ed al suo posto arrivรฒ il tenente colonnello Pasquale Scarano, tessera P2 nยฐ 2122.
Malgrado avessimo trovato un terreno comunale idoneo per la nuova tenenza, l’amministrazione social-comunista non ne voleva sapere di costruirla in prima persona, e quando andai via per Marsala lasciai Scarano e la sindachessa alle prese con una pratica di finanziamento regionale che finรฌ in uno scandaletto che vide entrambi indagati di reato.
L’esito di quel procedimento non l’ho mai conosciuto, ma ricordo che l’ipotesi di reato era che una percentuale del finanziamento il costruttore avrebbe dovuto versarla nelle loro tasche, anche se Scarano affermava trattarsi delle tasche appartenenti al ๐’•๐’‚๐’Š๐’๐’๐’†๐’–๐’“ ๐‘ช๐’‰๐’‚๐’๐’†๐’ spesso indossato dalla sindachessa, mentre quest’ultima sosteneva che le tasche incriminate erano quelle ben piรน capaci appartenenti alla giubba del mio superiore. Fatto sta che la nuova tenenza di Ales non fu mai costruita, ed invece trasferita a Mogoro, dove ancora si trova, elevata a compagnia.
Circa il tetto delle scuderie e della stazione di Senis, costati sessanta milioni di lire sborsati dal Genio Civile di Cagliari, dopo il sopralluogo di un furbo ingegnere che dispose lavori a mio parere inutili solo per lucrarne una tangente, vi ho raccontato in quell’articolo che contiene anche la storia del carabiniere seduttore di asinelle che vi รจ piaciuta tanto ๐‘ฐ๐’ ๐’„๐’‚๐’“๐’‚๐’ƒ๐’Š๐’๐’Š๐’†๐’“๐’† ๐’† ๐’โ€™๐’‚๐’”๐’Š๐’๐’†๐’๐’๐’‚ย .
Ma non vi ho mai parlato di quel comandante della legione di Cagliari che aveva la moglie cleptomane.
Al mio arrivo, nel ’77, il comandante era un vecchio amico di mio padre, Giacomo Bucci, sposato con una farmacista cagliaritana.
L’ultimo anno perรฒ fu sostituito da Felice Scalzo, il quale, ricordo, che mi chiese, quando mi presentai: “๐‘ฎ๐’†๐’ƒ๐’ƒ๐’Š๐’‚, ๐’Ž๐’‚ ๐’๐’†๐’Š ๐’†ฬ€ ๐’†๐’‡๐’‡๐’†๐’•๐’•๐’Š๐’—๐’ ๐’ ๐’…๐’Š ๐’„๐’๐’Ž๐’‘๐’๐’†๐’Ž๐’†๐’๐’•๐’”.
Quando gli risposi che ero effettivo replicรฒ: “๐‘จ๐’๐’๐’๐’“๐’‚ ๐’Ž๐’Š ๐’…๐’†๐’—๐’† ๐’…๐’‚๐’“๐’† ๐’Š๐’ ๐’”๐’‚๐’๐’ˆ๐’–๐’†!”.
Unโ€™ottima fama la dovette ad Enzo Biagi. Si trovavano in elicottero entrambi, e Scalzo voleva mostrargli la battuta in cui erano impegnati centinaia di carabinieri, nelle campagne del cagliaritano, volte alla ricerca di non ricordo quale sequestrato ostaggio dei banditi.
C’era stato da poco un acquazzone, e Scalzo, dopo che il velivolo sbucรฒ dalla montagnola che aveva nascosto fino a quel momento i militari a terra, si accorse che ognuno di essi aveva un sacchetto di plastica e stava raccogliendo cicoria.
Gli riuscรฌ il miracolo di distrarre lo sguardo di Biagi verso un falso scopo, e contemporaneamente dette ordine al pilota di virare nuovamente dietro la montagnola. Poi, usando un linguaggio cifrato, che il giornalista non capรฌ, informรฒ il comandante del Gruppo di Cagliari, Gioacchino Greco, di quello che aveva visto, dandogli cinque minuti di tempo per trasformare i procacciatori di verdura in feroci guerrieri con il pugnale fra i denti. Erano tutti e due dei carrieristi che avevano frequentato alla Scuola di Guerra di Civitavecchia il Corso Superiore di Stato Maggiore, quindi attori consumati degni di Giletti, ed infatti il reportage che leggemmo due giorni dopo sul ๐‘ช๐’๐’“๐’“๐’Š๐’†๐’“๐’† ๐’…๐’†๐’๐’๐’‚ ๐‘บ๐’†๐’“๐’‚ parlava dei carabinieri di Sardegna come neanche gli eroi di El Alamein… .
La signora Scalzo era una bella donna figlia dello storico concessionario ๐‘ด๐’†๐’“๐’„๐’†๐’…๐’†๐’” di Roma, e Felice ogni tanto diceva, tronfiamente, che lui usava lo stipendio per comprarsi le sigarette.
Nel pomeriggio, al Circolo Ufficiali di quella enorme caserma che ancora oggi ospita la legione, sul timpano della quale Mussolini aveva voluto fosse inciso il suo motto (“๐‘บ๐’Š ๐‘ซ๐’†๐’–๐’” ๐’„๐’‰๐’†๐’“๐’†๐’• ๐’† ๐’”๐’๐’” ๐’„๐’‚๐’“๐’‚๐’ƒ๐’Š๐’๐’†๐’“๐’Š๐’””), la signora Scalzo e la signora Greco (di Bagheria, ed ancor oggi mia buona amica), giocavano a canasta con la signora Rafanelli e la signora Disibio, il cui marito Lamberto coniรฒ per me il detto: “๐‘ผ๐’๐’Ž๐’ ๐’„๐’๐’ ๐’‘๐’Š๐’›๐’›๐’, ๐’‘๐’‚๐’“๐’†๐’๐’•๐’† ๐’…๐’†๐’ ๐’„๐’‚๐’›๐’›๐’”.
Ogni tanto partecipava anche la moglie del tenente colonnello dellโ€™esercito che comandava il servizio amministrativo della legione, signora Scacchia, che in funzione dell’incarico del marito, manovratore di miliardi, aveva una bella pelliccia di visone selvaggio.
Quando essa scomparve dal guardaroba del Circolo, fu subito sospettato l’appuntato che gestiva la ๐’ƒ๐’๐’–๐’—๐’†๐’•๐’•๐’†, e tempestivamente trasferito a Nuoro.
Un paio di mesi dopo la signora Scalzo andรฒ dal parrucchiere.
Era primavera inoltrata e lei percorse i cento metri che separavano quel locale dal portone laterale della legione indossando solo un ๐’•๐’˜๐’Š๐’-๐’”๐’†๐’• di lana.
Quel parrucchiere serviva tutte le signore bene di Cagliari, compresa la moglie di un ๐’‘๐’‚๐’“๐’—๐’†๐’๐’–๐’† che, malgrado la mite temperatura primaverile, non aveva saputo resistere alla tentazione di esibire la sua nuova pelliccia di volpi argentate. E fu con quella sulle spalle che la signora Scalzo tornรฒ a casa.
La legittima proprietaria, perรฒ, pochi minuti dopo se ne accorse, ed inseguรฌ la Colonnella fino alla porta del suo appartamento, al terzo piano della legione. Quando bussรฒ e le venne aperto, lei si fece strada in casa fino alla camera da letto, dove in un armadio trovรฒ, oltre che la propria pelliccia, anche quella di visone selvaggio della signora Scacchia ed un cappottino di astrakan.
Voleva perรฒ lo scandalo a tutti i costi, e rimase in quella casa finchรฉ non arrivรฒ il capitano Orrรน, comandante della compagnia urbana, che fu costretto a mettere per iscritto la sua denuncia, sequestrare i tre capi ed informare l’autoritร  giudiziaria.
Durante una angosciosa riunione fra Scalzo, Greco ed Orrรน, i due suggerirono al comandante della legione di fare ricoverare subito sua moglie in una celebre clinica romana per malattie mentali, dove le fu diagnosticata una cleptomania compulsiva. Il secondo suggerimento, perรฒ, rimase inascoltato.
Greco, vecchio conoscitore del Comando Generale, sosteneva che fosse necessario informare preventivamente quell’organo, se non con un ๐‘น๐‘ฐ๐‘บ (Rapporto Informativo Speciale), almeno con una missiva riservata da inviare al Comandante Generale Cappuzzo, al comandante della Divisione Podgora, De Sanctis ed al comandante della Brigata di Roma, Siracusano, tessera P2 nยฐ 1607.
Ma Scalzo fu irremovibile e due settimane dopo la notizia comparve sul quotidiano ๐‘ณ’๐‘ผ๐’๐’Š๐’๐’๐’† ๐‘บ๐’‚๐’“๐’…๐’‚, cosa che gli costรฒ l’incarico, perchรฉ venne sostituito dal colonnello Leo Della Porta (quello che da generale avrebbe bloccato la ๐‘ซ๐’†๐’๐’•๐’‚ ๐‘ญ๐’๐’“๐’„๐’† a Sigonella), e Scalzo si ritrovรฒ a comandare il Reparto Corsi della Scuola Ufficiali.
Lo fecero Generale di Brigata lo stesso, e lo mandarono a Bari, ma concluse la sua carriera tristemente da Presidente della Commissione di Valutazione per la Promozione dei Sottufficiali, senza avere il privilegio di comandare una delle tre Divisioni Territoriali.
A nulla valse nemmeno la separazione legale pro-forma che ottenne dalla moglie cleptomane.
Tuttavia il vero ladro, nella legione di Cagliari dei miei tempi, era l’appuntato che dirigeva l’officina, che finรฌ addirittura in galera.
A nulla valse il fatto che suo fratello da anni rivestisse il ruolo di autista personale del comandante della legione.
Cosa faceva questo furbacchione?
Aveva messo su, insieme con il concessionario Alfa Romeo della cittร , una ben articolata associazione a delinquere, che era specializzata nel sostituire i motori delle ๐‘ฎ๐’Š๐’–๐’๐’Š๐’† private che si rendevano gravemente inefficienti, con gli analoghi motori delle nostre macchine, o nuovi oppure a bassissimo chilometraggio.
Di aneddoti sardi non ne conosco altri, ma su Marsala sono una miniera, e questa volta non riguardano i carabinieri.
Quando ci arrivai, nell’estate del 1980, presi l’abitudine di fare personalmente la spesa in un supermercato di Piazza Porticella, che era di proprietร  del pregiudicato sorvegliato speciale Mariano Nizza.
All’epoca l’uomo era latitante, per essersi sottratto all’esecuzione di un provvedimento che comportava dovesse scontare una pena residua di otto mesi.
Io mi nutrivo di fettine di carne e di purรจ giร  pronto ๐‘ณ๐’Š๐’†๐’ƒ๐’Š๐’ˆ.
Al banco della macelleria c’era una bella alsaziana, alta e con i capelli biondo naturale, che mi usava la cortesia di confezionare le fettine mettendo un sottile foglio di carta traslucida tra l’una e l’altra.
Dopo un paio di mesi, mentre era intenta proprio nell’operazione che ho descritto, comparve alle sue spalle un signore che portava un vestito gessato ed una sgargiante cravatta, come fosse stato un gangster americano.
Quando finalmente l’alsaziana, dopo aver confezionato le fettine come ho detto, stava per metterle sulla bilancia, il gangster allungรฒ la mano per afferrare l’involto ed io intuii tutto.
Allungai la mia destra e gli afferrai il polso dicendo: “๐‘ณ๐’‚๐’”๐’„๐’Š ๐’„๐’‰๐’† ๐’”๐’†๐’ˆ๐’–๐’Š๐’‚๐’Ž๐’ ๐’๐’‚ ๐’‘๐’“๐’๐’„๐’†๐’…๐’–๐’“๐’‚ ๐’‚๐’ƒ๐’Š๐’•๐’–๐’‚๐’๐’†, ๐’๐’‚ ๐’”๐’Š๐’ˆ๐’๐’๐’“๐’‚ ๐’„๐’Š ๐’Ž๐’†๐’•๐’•๐’†๐’“๐’‚ฬ€ ๐’”๐’๐’‘๐’“๐’‚ ๐’๐’ ๐’”๐’„๐’๐’๐’•๐’“๐’Š๐’๐’ ๐’…๐’†๐’ ๐’‘๐’“๐’†๐’›๐’›๐’ ๐’†๐’… ๐’Š๐’ ๐’‚๐’๐’…๐’“๐’ฬ€ ๐’‚ ๐’‘๐’‚๐’ˆ๐’‚๐’“๐’† ๐’‚๐’๐’๐’‚ ๐’„๐’‚๐’”๐’”๐’‚”.
Lui allora alzรฒ entrambe le mani, in segno di resa, tanto che capii di aver pronunziato quelle parole quasi urlandole.
Tornato in caserma mi documentai, mi fu spiegato chi fosse ed anche che era grande amico personale del dirigente del commissariato di polizia dell’epoca, al punto che si erano costruiti le loro due ville al mare, assolutamente abusive, in lotti limitrofi a poche decine di metri dal ristorante Delfino e dalla spiaggia che si trova di fronte ad esso.
Fu cosรฌ che potei constatare come il poliziotto, con il carrello trabordante di merce, non si dirigeva mai verso le casse, ma verso l’ufficio di Nizza, uscendo da una porta laterale ubicata di fronte al Monumento ai Caduti, il famoso carro armato con la targa 281022, data della marcia su Roma, di cui parlo in uno dei miei primi articoli ๐‘ด๐’‚๐’“๐’”๐’‚๐’๐’‚: ๐‘ญ๐’‚๐’”๐’„๐’Š๐’”๐’•๐’Š, ๐‘ด๐’‚๐’‡๐’Š๐’๐’”๐’Š ๐’† ๐‘ด๐’‚๐’”๐’”๐’๐’๐’Š ๐‘ป๐’–๐’•๐’•๐’Š ๐‘ฐ๐’๐’”๐’Š๐’†๐’Ž๐’† ๐‘จ๐’‘๐’‘๐’‚๐’”๐’”๐’Š๐’๐’๐’‚๐’•๐’‚๐’Ž๐’†๐’๐’•๐’†ย 
Dopo un paio d’anni Nizza fu ucciso una mattina, mentre era alla guida del suo ciclomotore (da sorvegliato speciale patente non ne poteva avere) ed intervenne per prima la polizia.
Ma il dirigente mi affiancรฒ, mettendo la sua mano sul mio braccio destro e dicendo: “๐‘ต๐’Š๐’„๐’๐’๐’ฬ€, ๐’•๐’Š ๐’‘๐’“๐’†๐’ˆ๐’, ๐’‘๐’“๐’๐’„๐’†๐’…๐’Š ๐’•๐’–… ๐’”๐’‚๐’Š ๐’’๐’–๐’‚๐’๐’•๐’ ๐’”๐’‚๐’“๐’†๐’Š ๐’Š๐’Ž๐’ƒ๐’‚๐’“๐’‚๐’›๐’›๐’‚๐’•๐’ ๐’‚๐’๐’•๐’“๐’Š๐’Ž๐’†๐’๐’•๐’Š!”.
รˆ un omicidio rimasto impunito, e neppure mi risulta che i famosi presunti pentiti che hanno raccontato tutte le stronzate funzionali ai loro scopi abbiano mai dato indicazioni utili a perseguirne i responsabili.
Perรฒ poco dopo appresi una cosa per la quale mi risolsi a cercare di arrestare quel dirigente di Polizia.
Scoprii infatti che egli prendeva una tangente mensile per ogni flipper e macchinetta mangiasoldi nelle varie sale gioco ubicate in cittร , ed un confidente mi rivelรฒ che alcuni mesi dopo il mio arrivo aveva incrementato del 25% le sue pretese, sostenendo trattarsi di una percentuale destinata a me.Stavo per prenderlo in flagranza, ma ebbi la dabbenaggine di confidarlo al mio diretto superiore, il famoso tenente colonnello Mirone, appassionato cacciatore di lepri sull’isola di Mozia.
Lui lo rivelรฒ al Questore e dopo meno di un mese il dirigente fu trasferito alla Squadra Mobile, mentre al suo posto arrivรฒ l’onestissimo Malafarina.
Non voglio tediarvi ulteriormente con tutte le ruberie dei socialisti marsalesi, perchรฉ uscirei fuori tema, e mi porto direttamente alle esperienze milanesi.
Lรฌ scoprii che ogni vigile urbano di quartiere prendeva una tangente dagli esercizi pubblici del suo territorio.
Avevo una fidanzata, per esempio, che, insieme con altre signore bene annoiate, dopo aver pagato decine di milioni di tangenti all’ufficio tecnico comunale per ottenere la variazione di destinazione d’uso dei locali, riuscรฌ ad aprire un ristorante macrobiotico, e volle mostrarmelo poco prima della sua inaugurazione.
Sopraggiunse il vigile di quartiere, eccitatissimo perchรฉ il comune gli aveva fornito una bicicletta nuova, e voleva che la mia fidanzata la ammirasse.
Quando si fu allontanato, lei mi disse che giร  durante i lavori di ristrutturazione si erano accordati per una tangente di centomila lire al mese.
Quel funzionario di polizia, invece, di cui vi ho parlato in un recente articolo a proposito delle prostitute d’alto bordo, una delle quali lui pagava sempre con gli oggettini d’oro sequestrati ai tossici ๐‘ณโ€™๐’Š๐’๐’…๐’‚๐’ˆ๐’Š๐’๐’† ๐‘ด๐’†๐’›๐’›๐’‚ ๐‘ด๐’†๐’๐’‚
era solito dire che chi dirigeva un commissariato in zona San Siro, come lui, e dopo due anni non aveva in banca un castelletto di almeno un miliardo di lire, era “๐’–๐’ ๐’‡๐’†๐’”๐’”๐’”.
Tutte cose accadute fra i trenta ed i quarant’anni fa, per cui ampiamente coperte dalla prescrizione.
Per quelle accadute successivamente consentitemi un diplomatico riserbo, e per quelle che riguardano i finanzieri vi rimando ad un eventuale prossimo articolo, se la peste mi avrร  risparmiato.

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