Nicolo Gebbia

๐‹๐ฎ๐œ๐š ๐™๐š๐ข๐š ๐ž ๐ฅ๐š ๐›๐š๐ญ๐ญ๐š๐ ๐ฅ๐ข๐š ๐๐ž๐ฅ ๐‘ฝ๐’†๐’๐’†๐’•๐’Š๐’„๐’–๐’” ๐‘บ๐’Š๐’๐’–๐’”

Accadde nel 56 a.C. sul mare che fronteggia Concarneau, in Bretagna, che all’epoca era abitata dai Veneti, una tribรน di Galli che sarebbero tanto piaciuti a Zaia, anche se non hanno altro se non un’omonimia con quelli dei quali lui รจ l’attuale ๐’„๐’‚๐’‘๐’‚๐’•๐’‚๐’›.
Cesare mandรฒ loro degli ambasciatori che illustrarono la sua potenza militare, spiegando quanto inutile fosse un’eventuale resistenza ma gli ambasciatori furono trucidati e le loro teste restituite ai romani.
Erano cose che non si facevano nemmeno allora e Cesare fece sapere ai Veneti che dopo averli vinti li avrebbe sterminati tutti, senza dare loro quartiere.
Quei Galli erano molto bravi per mare, mentre notoriamente i romani non avevano alcuna esperienza di guerra navale.
Fu cosรฌ che decisero di affrontare il nemico proprio ingaggiando con esso una battaglia navale.
Cesare descrive con dovizia di particolari le navi dei Veneti, spiegando che il sistema dei rostri con esse non poteva funzionare.
Il suo ammiraglio perรฒ, Decimo Bruto, si organizzรฒ con delle lunghe pertiche che servirono ad agganciare le scotte ed il sartiame delle vele galliche, unico loro mezzo di propulsione, diversamente dai remi delle imbarcazioni romane.
Con questa astuzia, e malgrado i Galli avessero 220 imbarcazioni, che erano quasi il doppio di quelle romane, Decimo Bruto riuscรฌ nella impresa di spostare il combattimento a bordo delle navi nemiche, sulle quali saltarono i soldati romani, ed ottenne una grande vittoria, favorita anche dalla bonaccia.
La vendetta fu terribile.
Il parlamento dei Veneti fu tutto passato per le armi, mentre donne e bambini vennero ridotti in schiavitรน.
Quando cominciรฒ la mia guerra con Luca Zaia Presidente della Provincia di Treviso, dove io ero il comandante provinciale, dovuta al suo capriccio di impedire l’allargamento della nostra caserma in locali di proprietร  dell’ amministrazione provinciale, dopo una serie di proclami bellicosi, i suoi ospitati su ๐‘ณ๐’‚ ๐‘ป๐’“๐’Š๐’ƒ๐’–๐’๐’‚, ed i miei sul ๐‘ฎ๐’‚๐’›๐’›๐’†๐’•๐’•๐’Š๐’๐’, mi procurai un libello che conteneva il testo latino del ๐‘ซ๐’† ๐‘ฉ๐’†๐’๐’๐’ ๐‘ฎ๐’‚๐’๐’๐’Š๐’„๐’, con la traduzione a fronte, ci misi dei segnalibro proprio ad indicare quella parte che narrava della disfatta dei Veneti e lo mandai all’onorevole Serena, all’epoca il piรน bellicoso dei secessionisti veneti, che avevo conosciuto pochi giorni prima in occasione del suo deposito di una querela contro il vicino di casa che aveva osato esibire un tricolore sul tetto. Fra me e Serena era nata unโ€™istintiva simpatia, e credo che mi considerasse un po’ fascista, come lo era stato lui che proveniva da Alleanza Nazionale. Allegai al mio dotto omaggio anche un biglietto in cui gli suggerivo di ridurre a piรน miti consigli “๐’’๐’–๐’†๐’ ๐’„๐’๐’ˆ๐’๐’Š๐’๐’๐’† ๐’…๐’†๐’ ๐‘ฉ๐’‚๐’“๐’ƒ๐’Š๐’†๐’“๐’†”, spiegandogli che la sua velleitร  di vedere allargato l’organico del comando provinciale faceva a pugni con la pretesa di vendere a prezzo di mercato i locali in cui avremmo potuto espanderci. Tempo dopo Serena mi disse che ci aveva provato, ma che il mio approccio, troppo dotto, aveva cozzato con l’abissale ignoranza basica del ๐‘ฉ๐’‚๐’“๐’ƒ๐’Š๐’†๐’“๐’†. Fu allora che, per ridurlo a piรน miti consigli, approfittai delle voci che volevano Zaia affiliato alla massoneria in Transilvania, per evitare di cascare fra le grinfie del giudice Mastelloni, all’epoca intento a perseguitare tutti i massoni veneti.
Io nel ๐‘ฝ๐’†๐’๐’†๐’•๐’Š๐’„๐’–๐’” ๐‘บ๐’Š๐’๐’–๐’” ci sono stato una volta sola in vita mia, nell’agosto del ’65, dopo essere stato rimandato in greco e matematica agli esami di quinto ginnasio. Arrivai in treno a Parigi e mi presentai su un pontone della Senna, da cui fui smistato, insieme con altri ventotto coetanei, fra ragazzi e ragazze, su una tradotta di terza classe, con i sedili di legno, che ci condusse fino a Concarneau.
Da lรฌ, su un barcone a motore, fummo portati all’isola di Saint-Nicolas, nell’arcipelago delle Glenans.
Vi sorgeva un vecchio riformatorio trasformato in scuola di vela, ma rimasto rigido nella disciplina come la sua nascita lasciava intendere.
In vita mia non ho mai pelato tante patate e tante mele, e questa era solo una delle ๐’„๐’๐’“๐’—๐’†ฬ๐’†๐’” cui dovevamo assolvere per guadagnarci ogni giorno tre ore di uscite a vela a bordo di derive lignee denominate ๐‘ฝ๐’‚๐’–๐’“๐’Š๐’†๐’๐’”, disegnate e progettate proprio per quella scuola.
รˆ lรฌ che ho imparato i rudimenti della vela, dopo che la passione mi era stata trasmessa da Marina Visconti, a Mondello, presso il Circolo Lauria, dove fui piรน volte prodiere a bordo del suo
๐‘ญ๐’๐’š๐’Š๐’๐’ˆ ๐‘ฑ๐’–๐’๐’Š๐’๐’“, con la promessa che avrebbe messo una buona parola nei confronti di sua sorella Milena, una bellissima rossa naturale che corteggiavo vanamente, e dalla quale ho imparato solo i tuffi di testa, in cui era maestra. Io seguivo il corso basico, e guardavo con invidia i ragazzi del terzo corso, che imparavano a veleggiare con dei piccoli cabinati che si chiamavano ๐‘ด๐’๐’”๐’’๐’–๐’†๐’•๐’Š๐’†๐’“.
Quando tornai a Palermo per fare gli esami di riparazione al Liceo Garibaldi, ne uscii respinto con sette in greco e tre in matematica, per cui mi passรฒ la voglia di tornare in Bretagna, ma questo pomeriggio, dopo aver assistito ad un telefilm giallo che si svolgeva proprio a Saint-Nicolas, mi รจ venuta una tale nostalgia che ho deciso, ammesso che sopravviva alla peste, di tornare dove ho imparato ad andare per mare cinquantacinque anni fa. Concludo perรฒ con una citazione dotta, sempre volta a migliorare la cultura generale del nostro futuro premier Luca Zaia. Sapete perchรฉ si dice “๐’’๐’†๐’“๐’๐’† ๐’…๐’†๐’Š ๐’”๐’†๐’•๐’•๐’† ๐’Ž๐’‚๐’“๐’Š”?
Sono certo di no, perchรฉ nessuno immaginerebbe che ai tempi dei romani la parte apicale dell’Adriatico, laguna compresa, era morfologicamente tanto diversa da oggi, a causa di insidiosi bassifondi che rendevano estremamente pericolosa la navigazione, da essere stata suddivisa in sette mari (๐’”๐’†๐’‘๐’•๐’†๐’Ž ๐’Ž๐’‚๐’“๐’Š๐’‚, Plinio il Vecchio), e l’eroe fu quel navigatore romano che riuscรฌ ad avere ragione dei Galli di quelle parti, proprio in funzione della cartografia che aveva fatto realizzare, nella quale i sette specchi d’acqua erano accuratamente disegnati, con i punti di riferimento per navigare fra di essi senza restare insabbiati.

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