Nicolo Gebbia

๐ˆ๐ฅ ๐’…๐’๐’”๐’”๐’Š๐’†๐’“ ๐‘ด๐’Š๐’•๐’“๐’๐’Œ๐’‰๐’Š๐’ ๐ž ๐ฅ๐š ๐ฌ๐ญ๐ซ๐š๐ง๐š ๐ฆ๐จ๐ซ๐ญ๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐œ๐จ๐ฅ๐จ๐ง๐ง๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ๐๐จ๐ง๐š๐ฏ๐ž๐ง๐ญ๐ฎ๐ซ๐š

 

๐ˆ๐ฅ ๐’…๐’๐’”๐’”๐’Š๐’†๐’“ ๐‘ด๐’Š๐’•๐’“๐’๐’Œ๐’‰๐’Š๐’ ๐ž ๐ฅ๐š ๐ฌ๐ญ๐ซ๐š๐ง๐š ๐ฆ๐จ๐ซ๐ญ๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐œ๐จ๐ฅ๐จ๐ง๐ง๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ๐๐จ๐ง๐š๐ฏ๐ž๐ง๐ญ๐ฎ๐ซ๐š

I piรน vecchi fra i miei lettori hanno quasi tutti prestato il servizio militare di leva.
Ad essi non รจ ignota la “๐‘ ๐‘œ๐‘”๐‘™๐‘–๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐บ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž”: nella dislocazione dei reparti italiani per quasi tutto il dopoguerra sono stati privilegiati il Friuli ed il Veneto, perchรฉ era da lรฌ che i nostri strateghi immaginavano sarebbe arrivata l’invasione sovietica.
Ed invece non era affatto cosรฌ.
Quando a Sarajevo giunsero i militari ungheresi che inglobammo nel battaglione ๐‘€๐‘†๐‘ˆ al mio comando, essi furono preceduti da un loro generale, simpaticissimo, che parlava anche un discreto italiano, ed era stato membro della nazionale olimpionica di calcio.
Ogni volta che arrivava, e ci fece parecchie visite, mi toccava organizzare una partita in cui potesse giocare anche lui, e scusarmi di non poter partecipare, senza arrivare a rivelargli il profondo odio che ho sempre provato per quel gioco.
Una volta, davanti ad una pizza margherita servita nel locale che sorgeva a Butmir all’interno del reggimento, ebbe a dirmi che neanche a Napoli ne aveva mangiato di migliori, ed io gli chiesi quando egli fosse stato nella mia cittร  di nascita. Con disinvoltura mi spiegรฒ che, poichรฉ essa รจ la sede del Comando Forze Alleate Sud Europa, c’era stato spesso nella sua attivitร  di spia. Soggiunse che, mentre noi attendevamo l’invasione alla soglia di Gorizia, l’esercito ungherese, che era quello delegato ad occupare l’Italia, sarebbe passato dal valico del Brennero, dopo aver attraversato la neutrale Austria.
Gli chiesi come avrebbero fatto a liberarsi dell’esercito federale tedesco, e gli feci presente che il valico del Brennero, militarmente parlando, รจ imprendibile se noi italiani dispieghiamo la semplice forza di un reggimento corazzato. Lui si mise a ridere e mi disse che tedeschi ed italiani, ma poi soggiunse “๐‘๐‘œ๐‘š๐‘’ ๐‘โ„Ž๐‘–๐‘ข๐‘›๐‘ž๐‘ข๐‘’”, sono facilmente corruttibili, e se mi avesse mostrato l’elenco dei nostri generali e degli uomini politici riccamente stipendiati dai russi, io sarei rimasto veramente sorpreso.
Mi disse anche, dopo un ulteriore boccale di birra, che l’esercito ungherese, una volta giunto a Verona, si sarebbe diviso in due diverse armate, l’una diretta ad occupare Milano e l’altra indirizzata a Trieste, con diramazioni su Gorizia ed Aviano. Quando sentii citare Aviano gli chiesi se non avessero messo in conto tutti quegli aerei da caccia che abbiamo lรฌ, e lui soggiunse nuovamente che anche agli aviatori piace fare la bella vita, per non parlare delle ragazze ungheresi addestrate ad ogni variante del kamasutra.
Quel generale l’ho ritrovato poi in Iraq due anni dopo, ed a Bagdad aveva un incarico estremamente importante nello Stato Maggiore statunitense. Mi fece molte feste e mi raccontรฒ che, mercรฉ la sua predilezione per noi italiani, aveva convinto gli americani che a succedergli sarebbe stato un generale italiano, ma che le nostre titubanze e la nostra ritrosia ad avanzare un nome alla fine avevano spazientito i padroni, ed eravamo subito stati scalzati da un generale inglese. Perchรฉ ve lo racconto? Perchรฉ รจ proprio l’elenco di tutti questi militari italiani stipendiati dai russi e sollazzati dalle ungheresi, la cosa che costituiva l’unica informazione preziosa contenuta nel ๐‘‘๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘’๐‘Ÿ ๐‘€๐‘–๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘˜โ„Ž๐‘–๐‘›.
Quando l’intero ๐‘‘๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘’๐‘Ÿ entrรฒ in possesso dei britannici, essi dichiararono che, per rispetto di noi alleati italiani, i capitoli dedicati al nostro paese non erano stati nemmeno decriptati. รˆ palesemente falso, perchรฉ in Inghilterra, prima di decriptare tutto, come avrebbero potuto sapere quale era la parte che riguardava l’Italia?
L’onorevole Guzzanti, che presiedeva la commissione parlamentare d’inchiesta, malgrado queste considerazioni gli fossero state sottoposte dagli autorevoli periti con le stellette di cui disponeva, non volle litigare con Francesco Cossiga, che lo aveva pregato di non impuntarsi.
Nessuno perรฒ aveva fatto i conti con la caparbietร  investigativa del mio amico Umberto Bonaventura, quel colonnello dei carabinieri depositario di tanti segreti legati alla lotta condotta contro le brigate rosse che, profondamente schifato dall’aver scoperto, quando era comandante provinciale dei carabinieri di Padova, quanti generali felloni vivessero in quella cittร  e dintorni (gli stessi sui quali confidava l’esercito ungherese per la mancata difesa del Brennero), l’elenco contenuto nel ๐‘‘๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘’๐‘Ÿ, malgrado il gioco delle tre carte fatto di concerto da britannici e sovietici per imboscarlo, lo aveva recuperato integralmente, ed intendeva sciorinarlo davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta, quando, la notte precedente alla audizione, morรฌ misteriosamente nel suo appartamento romano.
Quella era l’epoca in cui nel ๐‘†๐ผ๐‘†๐‘€๐ผ c’erano varie fazioni, e la vincente non intendeva scoprire il deretano ai compagnucci di merende stipendiati da Mosca. In quell’epoca il ๐‘†๐ผ๐‘†๐‘€๐ผ era dotato di una squadra di “๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘œ๐‘™๐‘ข๐‘ก๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–”, che erano specializzati nel far penetrare, sotto la porta d’ingresso degli appartamenti occupati da chi intendevano eliminare, un gas raro e peregrino, che provoca l’arresto cardiaco, senza poi lasciare traccia. Che io sappia l’appena nominato nuovo direttore dell’๐ด๐ผ๐‘†๐ธ, generale Gianni Caravelli, di questa squadra potrebbe parlare per ore, e mi chiedo se alla sua prossima audizione da parte del comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti (๐ถ๐‘‚๐‘ƒ๐ด๐‘†๐ผ๐‘…) ci sarร  qualche politico non colluso che gli chiederร  notizie sulla morte di Bonaventura e su quell’elenco di felloni mai venuto alla luce.
Quando fu sentito dall’onorevole Guzzanti il vice di Bonaventura, e cioรจ il mio collega di corso Domenico Faraone, questi negรฒ di sapere alcunchรฉ di rilevante, ma un uccellino sostiene che copia di quell’elenco (“๐‘†๐‘’ ๐‘š๐‘– ๐‘‘๐‘œ๐‘ฃ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’ ๐‘ ๐‘ข๐‘๐‘๐‘’๐‘‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘™๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘Ž ๐‘ก๐‘–๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘™๐‘œ ๐‘“๐‘ข๐‘œ๐‘Ÿ๐‘– ๐‘ก๐‘ข”) Bonaventura gliela avesse consegnata. Faraone ha settant’anni come me, e gode di ottima salute. In questa foto del 1977 vedete lui che รจ il terzo in alto da destra, e me che sono lโ€™ultimo in basso.
Qualora dopo la pubblicazione di queste righe anche Domenico venga a mancare misteriosamente, ora sapete il perchรฉ.

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