Francesco Erspamer

I poveri: disorganizzati, divisi e disprezzati

Ai democratici americani la riforma sanitaria di Obama nel 2010, benché eccessivamente moderata e attenta a non ledere gli interessi dell’industria privata della salute, è costata un decennio di sconfitte e mi pare probabile che alla fine, quando il vento cambierà direzione, si sarà trattato di un ventennio o più. Come mai? Molto semplice: era una riforma che aiutava i più poveri e nella società attuale non solo i poveri sono disorganizzati e divisi (come è quasi sempre stato), e non solo sono disprezzati da chi ha abbastanza e ancor di più da chi ha tanto (i vincenti, i rampanti, i forzati del consumismo e dell’edonismo, incapaci di solidarietà e carità), ma costituiscono una percentuale relativamente bassa della popolazione. In fondo la sconfitta storica del comunismo, lungo gli anni ottanta, è dipesa da questa trasformazione socioeconomica: l’epoca delle grandi masse di proletari e dunque delle lotte per la loro emancipazione è finita e si è tornati a un sistema simile a quello della schiavitù, in cui un sottoproletariato privo di diritti, di voce e di coscienza consente alla classe media di sentirsi privilegiata e dunque di simpatizzare per i miliardari che, sì, la sfruttano ma meno di quanto tutti quanti, nababbi e classe media, sfruttino i miserabili.
In Italia il M5S è stato penalizzato per una ragione simile: il reddito di cittadinanza, che dà da vivere a un numero limitato di italiani e agli altri non dà nulla, in particolare agli avidi e agli arrivisti, e dunque quelli preferiscono votare e sostenere chi gli promette qualcosa, anche se gli servisse non per mangiare o curarsi o comprarsi la casa ma per regalare il SUV al figlio per il diciottesimo compleanno.
La fine delle ideologie e insieme a esse la scomparsa di programmi di medio e lungo termine, accompagnata dalla diffusione di nuove tecnologie e nuovi media volti solo all’esaltazione dell’ignoranza, della pigrizia mentale e dell’individualismo, ha creato un branco indistinto di persone senza valori (i primi che hanno abbandonato sono quelli religiosi) e appiattito sul presente e sul proprio piacere o tornaconto immediato, per di più neppure autentico ma costruito dalla pubblicità dei padroni. Inutile far finta che l’umanità sia sana, onesta, buona, e miope soltanto perché ingannata o manipolata dai potenti; trumpisti e leghisti sono gente ordinaria, italiani brava gente, nel migliore dei casi superficiali e menefreghisti, più spesso egoisti e stronzi come li ha voluti la tv berlusconiana e adesso i social, palestre di sociopatologie.
Che fare? Quattro cose: 1) Liberarsi delle anime morte della sinistra che da decenni non ne azzeccano una e continuano con le loro masturbazioni intellettuali e il loro buonismo al solo scopo di mascherare o giustificare la loro naturale propensione (o dei loro figli) per lo stesso stile di vita promosso dalle multinazionali e per gli stessi gadget. 2) Abbandonare immediatamente qualsiasi velleità di vincere giocando pulito, di occupare presunte posizioni di superiorità morale (il “moral high ground” caro agli americani liberal, benestanti e cosmopoliti): si deve combattere senza scrupoli, se necessario slealmente e faziosamente, usando invece che subendo l’evidente meschinità della gente e la sua mancanza di cultura e valori etici. Diceva Machiavelli che “degli uomini si può dire questo, che siano ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi del guadagno”; non mi pare che siano cambiati. 3) Ricordarsi che la retorica conta almeno quanto i fatti e oggi, nell’epoca della virtualità e della mediocrazia, ancora di più dei fatti. Per cui occorre diventare maestri di propaganda. 4) Infine, il liberismo lo si potrà sconfiggere (forse: finora nessuno ne è mai uscito dunque potrebbe essere impossibile, potrebbe essere lo stadio finale dell’avventura umana e condurre all’autodistruzione) solo costruendo un blocco storico che aggreghi tutte le forze davvero anticapitaliste, a cominciare dalla piccola e media borghesia abbandonata dai radical chic alla destra.
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