Nicolo Gebbia

“Viva la Brexit ce l’abbiamo fatta”

Viva la Brexit. “Bene, ce l’abbiamo fatta! Abbiamo rotto la situazione di stallo”: sono le prime parole di Boris Johnson, subito dopo aver stravinto le elezioni nel Regno Unito.
E con questa vittoria realizzerà finalmente quello che gli inglesi volevano.
Per tre lunghissimi anni sia l’Unione Europea che il Partito Laburista hanno cercato in tutti i modi di ostacolare la Brexit.
D’altronde non rispettare la volontà popolare, per questa Europa di oligarchi, non è affatto una novità.
Era già accaduto il 5 luglio del 2015 in Grecia quando, con un referendum popolare, oltre il 63% dei greci disse”no” ad ulteriori misure di austerità e, tuttavia, per l’Unione Europea, quel referendum fu carta straccia.
Ma andiamo per ordine e ripercorriamo insieme le tappe fondamentali di questi ultimi tre anni.
Era il 7 maggio 2015 e David Cameron, del Partito Conservatore, venne eletto per la seconda volta Primo Ministro del Regno Unito. Cameron voleva rinegoziare i rapporti con l’Unione Europea e, per avere maggior potere contrattuale , decise di lanciare un referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea.
Ma cosa chiedeva in particolare Cameron all’Unione Europea? Chiedeva di sottrarre il Regno Unito dall’impegno di lavorare alla creazione di una Unione ancora più stretta insieme agli altri membri. Chiedeva la possibilità di tutelare i cittadini inglesi rispetto ai cittadini comunitari stabilitisi nel Regno Unito. E, ancora, la facoltà di non aderire a tutte le politiche economiche dell’Unione Europea.
In sintesi, Cameron chiedeva all’Unione Europea più autonomia, cioè più sovranità.
Con queste richieste il 23 giugno 2016 Bruxelles venne sfidata con il referendum e, a sorpresa per lo stesso Cameron, trionfò il “leave”.
Cameron si dimise, convinto che l’uscita dall’Unione Europea sia un processo ingestibile.
Il nuovo premier fu Theresa May che, pur non sostenendo la Brexit, si vide costretta ad avviare le trattative.
Dopo un anno e mezzo dal referendum venne finalmente raggiunto un accordo in forza del quale il Regno Unito dovrà corrispondere 39 miliardi di sterline per uscire dall’Unione Europea. L’accordo, però, doveva passare il test del Parlamento britannico.
Il 29 marzo 2019 colpo di scena: il Parlamento boccia l’accordo di ritiro.
Johnson, che è dello stesso partito della May, è tra gli oppositori e la questione più spinosa riguarda il Backstop, la questione irlandese.
May chiede all’Unione Europea più tempo, che viene concesso.
Il 31 ottobre 2019 e’ la nuova scadenza per la Brexit. Ma “l’accordo non si negozia” , fa’ sapere Bruxelles, “o dentro o fuori”.
La situazione si complica e Theresa May si dimette da Primo Ministro.
Il Partito Conservatore elegge come nuovo leader Boris Johnson, l’uomo che da sempre sostiene la Brexit.
Johnson prende il posto di Theresa May e , diventato Primo Ministro, promette di arrivare a concludere il processo di uscita entro il 31 ottobre 2019 ,costi quel che costi, anche senza alcun accordo.
Johnson, a questo punto, usa il braccio di ferro, è intenzionato a stringere i tempi.
Ma sa che il Parlamento non è dalla sua parte, e che l’Unione Europea non è intenzionata a rivedere gli accordi.
Ad agosto 2019 chiede alla regina Elisabetta di sospendere per ben cinque settimane le attività parlamentari, per non aver ostacoli sul suo percorso.
La tensione è alta, ci son proteste in tutto il paese.
E così, a sorpresa, all’apertura del Parlamento, Johnson perde la maggioranza e viene approvata, in tutta fretta, una ” mozione no deal “, per bloccare la Brexit.
Johnson parla di “golpe” e chiede all’Unione Europea un’ulteriore proroga per la Brexit al 31 gennaio 2020.
A questo punto, intenzionato a realizzare la Brexit a tutti i costi, chiede elezioni anticipate per il.12 dicembre 2019, “Get Brexit done”.
Johnson stravince le elezioni e gli inglesi avranno la loro Brexit. Londra dice “addio” all’Unione Europea.
Lì dove non sono arrivati i greci sono arrivati gli inglesi, con una grande lezione di tenacia e di democrazia.
Cosa insegna la Brexit?
Insegna che un popolo coraggioso ed unito può fermare ciò che sembra impossibile, il piano distruttivo di questa Europa di oligarchi, che si è allontanata da quegli ideali di pace e di reale unione che avevano fatto risorgere il Vecchio Continente dopo due guerre mondiali. Quali i prossimi passi? Accetteranno gli inglesi, come è previsto dal backstop, che l’Irlanda del Nord resti di fatto all’interno dell’Unione Europea? Gli scozzesi hanno fatto già sapere che se accadesse , loro non tollereranno di godere di benefici doganali e fiscali inferiori a quelli dei nord irlandesi e pretenderanno un altro referendum per staccarsi dall’Inghilterra e diventare una nazione indipendente , come quello del 2014, dove il 55 per cento votò per restare nel Regno Unito. Sarebbe paradossale che Elisabetta si trovasse ad essere la sovrana assoluta dell’Isola di Man, e la Regina di una confederazione di stati ( Commonwealth), Inghilterra, Galles, Scozia ed Irlanda del Nord,nei quali magari le farebbero pagare le tasse per le sue proprietà immobiliari( possiede personalmente più della metà della Scozia)! Io una dritta gliela darei, se solo leggesse il mio romanzo giallo Accadde a Malta: si liberi definitivamente della tiara che le regalò la suocera Alice di Battenberg quando sposò suo figlio Filippo. È l’unica che non ha mai indossato, consapevole della jella che porta, ma regalarla a sua figlia Anna è stato ingeneroso, perché l’ha destinata ad una vita sentimentale tormentata, ed anche la figlia di Anna , Zara Phillips, che l’ha indossata per il suo matrimonio nel 2011, pare non sia molto felice. Io suggerisco loro di regalare la Doric Tiara alla moglie di Trump, cosicché la jella emigri oltreoceano.
Viva la Brexit!

 

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