Sabrina D'Elpidio

TAP: Melendugno come Striscia di Gaza. Corruzione su reati ambientali. Parte IV

La Themis & Metis, intervenendo al Forum Risk Management , ha rappresentato al pubblico, il prepotente nesso che intercorre fra ambiente, salute e corruzione.Pubblicheremo a puntate, la relazione che ho presentato al pubblico. 

Non bisogna essere Sherlock Holmes per considerare quanto la vicenda del Generale Conti somigli a quella dell’Ing. Gianluca Griffa, 38enne originario della provincia di Cuneo, ex responsabile di stabilimento del Centro olio di Viggiano (Potenza) dell’Eni,  ritrovato morto in un bosco (come Conti) suicida per presunta depressione (come Conti) impiegato nel circuito degli interessi petroliferi in Basilicata a Potenza (come Conti) apparentemente vessato da sensi di colpa (come Conti).
 
 Il 26 luglio 2013, s’era arrampicato a piedi nudi su un palo alto quasi 20 metri per poi cadere nel vuoto. La famiglia non ha mai conosciuto l’esito dell’autopsia; 3 gg prima aveva avuto un incontro con i suoi superiori dell’Eni a Milano e poi era sparito dopo aver messo nero su bianco accuse gravissime a carico dell’Eni. Cosa era successo?
 
Per ricostruire la vicenda partiamo da quello che ha scritto lui stesso ai carabinieri di Viggiano e agli ispettori di polizia mineraria (Unmig) del Ministero dello sviluppo economico, nel memoriale autografo descrivendo i problemi tecnici nei processi di trattamento del petrolio estratto in Val d’Agri (che sarebbero stati scoperti dalla magistratura e censurati solo nel 2016, con arresti e sequestri di impianti), specifiandone le modalità di gestione nel trattamento del petrolio e i problemi presenti in due dei quattro serbatoi del centro oli, capace di «lavorare» oltre 70 mila tonnellate di greggio al giorno.
 
Griffa dice che le prime fuoriuscite di greggio dai serbatoi del Centro olio sarebbero avvenute nel 2012 ma «per ordini superiori» sono state «nascoste», per non dover fermare la produzione, fino a gennaio di quest’anno, quando un affioramento casuale nelle vasche del depuratore del Consorzio industriale ha portato alla scoperta di almeno 400 tonnellate di greggio colate nel terreno tra l’impianto e la falda acquifera sottostante.
 
Come non bastasse, il problema non era costituito solo dai livelli eccessivi di corrosione dei serbatoi, e dalle fuoriuscite di greggio, m anche dalle «perdite di processo» di sostanze pericolose utilizzate in una delle due linee di trattamento del gas estratto assieme al greggio che, tornerebbero in circolo senza possibilità di eliminarle e smaltirle regolarmente. 
 
A seguito di ciò, Griffa dice di aver esperito «vari tentativi falliti di far convergere l’azienda a più miti consigli» sulla gestione dell’impianto di Viggiano, riducendo la produzione se non fermandola del tutto per avviare una serie di verifiche sulle criticità esistenti. 
 
Griffa mette nero su bianco che teme  possa “accadergli qualcosa” poiché, quando parlò ai suoi superiori delle scoperte che aveva fatto, venne invitato «a non parlarne assolutamente», «a smettere di rompere», aggiungendo che «se fosse emerso il problema all’esterno» avrebbero considerato lui l’unico responsabile. Per tutti gli altri, infatti, l’obiettivo era aumentare la produzione, confidando che una volta entrata in funzione la seconda linea di trattamento del gas «i problemi si sarebbero risolti da soli».
 
Poi però aggiunge di non essersi lasciato scoraggiare e di aver imposto «in 2-3 occasioni» ai tecnici che riducessero la portata dell’impianto all’insaputa dei capi. Salvo scoprire che non appena si assentava venivano ripristinate le vecchie impostazioni, per poi sentirsi dire che con le sue preoccupazioni sullo stato dei serbatoi metteva solo «ansia nel sistema».
 
Di qui i sensi di colpa per non essere riuscito a convincere i suoi capi, a Viggiano e a Milano, di rallentare le attività, e nella sua lettera arriva a paragonarsi al capitano della Costa Concordia, Francesco Schettino, che davanti al naufragio della sua nave non ha trovato la forza di fare quello che avrebbe dovuto. (altra nota comune con Conti, il presunto senso di colpa)
 
 Nella sua lettera Griffa dichiara che nonostante l’indisponibilità mostrata a febbraio 2013 dai dirigenti Eni,  intendeva sfruttare la convocazione nella sede di Eni, il 22 luglio del 2013, per ribadire le sue preoccupazioni. A Milano era stato convocato con la prospettiva di una «missione all’estero» dal sapore quantomeno punitivo. Non ha mai scritto quale sia stata la risposta dei suoi interlocutori, e 4 giorni più tardi è stato trovato morto.
 
A distanza di 3 anni proprio la presenza di sostanze pericolose tra i reflui inviati in parte al pozzo Costa molina 2, nel comune di Montemurro, per essere reiniettati in profondità, e in parte in vari depuratori sparsi per mezza Italia, è finita al centro dell’inchiesta dei pm di Potenza su un presunto traffico illecito di rifiuti tra altri dirigenti della compagnia e i responsabili degli impianti di smaltimento.
Per alleggerire la mia trattazione vi voglio dire che esistono anche situazioni in questo Paese che sembrano una citazione di uno dei film di Alberto Sordi. E’ il caso della Puglia. Vi ricordate il 2’ episodio del  film “la mia Signora”  ? in cui Sordi era l’Ing. Sartoletti  che voleva abbattere un bosco di alberi secolari per far posto ad una speculazione economica ?
Ecco, sembra la situazione degli ulivi pugliesi che devono essere abbattuti per far posto al gasdotto Tap a Melendugno (provincia di Lecce) i cittadini si trovano a vivere in un territorio militarizzato con mura, recinzioni e cancelli,  anche per terreni acquisiti nonostante fossero AL DI FUORI DEL TRACCIATO DEL GASDOTTO- reparti speciali, mezzi pesanti, filo spinato, barriere antisfondamento centinaia di poliziotti per i controlli ai varchi, e pass per i residenti (non è la striscia di Gaza è Melendugno !) L’ordinanza del Prefetto parla di “stazionamento interdetto a chiunque” (non è l’area 51 è sempre Meledugno!)
 
Ora per sospendere i diritti occorre un’emergenza … Dov’è l’emergenza?
La società che realizza la TAP ha sede in Svizzera (non paga le tasse in Italia) ma l’Italia ha sostenuto per intero i costi dell’operazione impiegando mezzi blindati e reparti speciali.
 
Ecco , sarebbe il caso di richiedere formalmente e con fermezza al Governo l’assunzione di una serie di impegni nei riguardi dell’ ambiente -a fronte della realizzazione del gasdotto- anche perchè Saipem e Tap hanno stanziato 55 milioni per le “compensazioni” (somma che peraltro, ha creato spaccature tra i sindaci dei paesi interessati )
 
INSOMMA, NELL’AMBIENTE, AI DANNI DELL’AMBIENTE E\O COL PRETESTO DELL’AMBIENTE, IN ITALIA SI COMPIONO LE PEGGIORI NEFANDEZZE IN DANNO DELLA SALUBRITA’ OLTRECEHE DELL’ECONOMIA. MA DI CHE VOLUMI DI INTERESSI PARLIAMO ???
 
Da Pianeta Italia del 15 Novembre 2017: in Italia secondo le stime di Legambiente, è di 22 miliardi di euro il volume d’affari dei traffici illeciti, con un’incidenza altissima nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. La gestione illecita del ciclo dei rifiuti è in molta parte in mano alla criminalità,  ecco spiegate vicende incresciose come quelle della Terra dei fuochi.
 
Quindi si può ben dire che il crimine ambientale rientra tra i reati economici, in virtù del profitto che genera.
Continua…