Francesca Scoleri

Renziani E Magistrati Corrotti: La Massoneria Dei Brocchi

Una volta i massoni erano più accorti; la nuova generazione lascia parecchio a desiderare sul piano della riservatezza. Sarà l’eccesso di vanità o, come nel caso degli esponenti renziani, sete di potere che non conosce freni al punto da voler pilotare un organo di auto governo come il Consiglio Superiore della Magistratura.

Sotto il governo monarchico che lo istituì nel 1907, il CSM agiva, come tutti i magistrati, in nome del Re e con piena subordinazione al governo; qualcuno deve essersi appassionato a questo ricordo al punto da auspicarne il controllo del Partito Democratico – ce lo dice la cronaca – e del famigerato “governo delle larghe intese” già sperimentato in passato e coi motori accesi pronto a tornare sulla scena.

Il riferimento alla massoneria è un tributo alla memoria nonché all’intelligenza dei lettori; va ricordato innanzitutto che nel 2010, il PD si ritrovò al centro di una pesante polemica sui suoi iscritti che, contemporaneamente, risultavano iscritti al Grande Oriente.

Alcuni nel partito sollevarono questioni sull’inopportunità di accettare al proprio interno dei massoni, quelli che vennero fuori da diverse inchieste giornalistiche. Ma come suol dire, a volte la soluzione è sotto gli occhi di tutti e nel giro di pochi giorni, il PD mise mani al proprio statuto stabilendo nuove regole.

Il comitato dei Garanti stabilì  che si può essere massoni e iscritti al Pd. “Gelli uno di noi”avranno cantato in coro felici dopo aver approvato la nuova norma.

E sono proprio ispirati al gran maestro venerabile scomparso nel 2015 i traffici illeciti finiti sotto intercettazione di magistrati infedeli e uomini del PD. Il Piano di rinascita non è mai stato abbandonato ma gli attori che dovrebbero portarlo a compimento, non sono esattamente cavalli buoni su cui puntare. Dai vari scandali quotidiani, emerge piuttosto che siano dei “brocchi”.

Brocchi renziani per l’esattezza, capitanati da quello che si è rivelato il più brocco di tutti proprio per quella sete di potere che, a detta di molti, è stata ed è ancora “bulimica” e investe tutta la sua famiglia.

Racconta un noto esperto di massoneria, Gioele Magaldi, che i tentativi di Renzi di entrare in massoneria, risalgono agli anni in cui stringeva amicizia con Denis Verdini ex macellaio ora regista – fra una condanna e l’altra – di trame politiche nonchè neo suocero di Matteo Salvini.

Magaldi, nel suo libro “Massoni, Società a responsabilità illimitata”, dichiara apertamente che a Renzi non bastava una qualunque loggia toscana, lui voleva contare davvero nel panorama eversivo internazionale:

Renzi non desidera essere iniziato nel Grande Oriente d’Italia o in qualche altra comunione ordinaria della Penisola. Punta molto più in alto. Preferibilmente ad una delle Ur-Lodges (superlogge sovranazionali, nda) della rete di Mario Draghi (“Three Eyes”, “Edmund Burke”, “Pan-Europa”, “Compass Star-Rose”, “Der Ring”). Ma sarebbe molto felice, in alternativa, anche di essere affiliato alla “Leviathan”, grazie ai buoni uffici di Richard Nathan Haass, oppure alla “White Eagle” e/o alla “Hathor Pentalpha”, mediante il massone Michael Leeden”.

Secondo Magaldi, Renzi incontra Haass quando, da Presidente del Consiglio, si reca negli Stati Uniti per prendere parte al Council on Foreign Relations. Un incontro molto cordiale in cui gli viene spiegato che per farlo entrare nella prestigiosa Ur-Lodges, figure come Mario Draghi e Giorgio Napolitano, devono sostenerlo pienamente e i due, in quel preciso momento, lo ritengono inaffidabile per capacità.

Due precisazioni; Renzi non ha mai querelato Magaldi per queste rivelazioni messe nere su bianco e per quanto riguarda Draghi e Napolitano, è superfluo che vengano indicati come “liberi muratori” da Magaldi anche qui, senza che  sia seguita alcuna querela anzi, proprio dopo l’uscita del libro in questione, il M5S presenta una interrogazione al Parlamento che inizia cosi:

«Il Presidente della Repubblica riferisca sulla sua affiliazione alla loggia massonica segreta sovranazionale aristocratica reazionaria Three Eyes».

Napolitano non rispose. E’ più cordiale con le telefonate che con le interrogazioni parlamentari.

E’ cronaca ma tranquilli, nessuno si è scomposto. Tutti sanno e tutti ignorano.

Questo è il terreno nel quale si evolvono le note vicende degli ultimi giorni che portano l’imputato Luca Lotti  ad interfacciarsi con l’infedele magistrato Luca Palamara. Cosa preme al fedelissimo di Renzi che, dopo la sua caduta, lo impone insieme a Maria Elena Boschi anche al governo Gentiloni?

Le cattive intenzioni sono rivolte in particolare al magistrato che ha arrestato i genitori di Renzi: “A Creazzo va messa paura.”

Dalle intercettazioni, risulta che fra gli interlocutori ci fosse anche il magistrato Luigi Spina: “… e noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile“ (Creazzo).

Luca Lotti: “Se lo mandi a Reggio liberi Firenze(sempre da Creazzo).

Ad un certo punto il deputato PD Cosimo Ferri chiede a Palamara: “Ma secondo te poi Creazzo, una volta che perde Roma, ci vuole andà a Reggio Calabria o no, secondo voi?”.

Il magistrato risponde: “Gli va messa paura con l’ altra storia, no? Liberi Firenze, no?”. 

Infedelissimo Palamara, una domanda: come avevate intenzione di intimidire il magistrato Giuseppe Creazzo e chi vi avrebbe ricompensato per questo favore?

Dobbiamo forse gioire per il fatto che non si tratti di tritolo ma di nomine pilotate? Matteo Renzi è forse – per dirlo alla Ghedini – “l’utilizzatore finale” della manovra?

La consorteria appare chiara e determinata e sarebbe anche il caso di inquadrarla con gli stessi criteri con cui si inquadra un’organizzazione criminale. I presupposti ci sono tutti.

Da evidenziare il comportamento del ministro degli Interni Salvini, il quale, allineandosi perfettamente alla mistificazione del valore del garantismo, ha commentato la vicenda portando l’attenzione sul non problema:

“Indegno leggere sui giornali intercettazioni senza rilievo penale” che fa il paio con “a Palermo il problema è il traffico”.

Un ministro senza arte ne’ parte che sostiene le ragioni di un manipolo di sovversivi. In attesa che arrivi il suo turno sul banco degli imputati fra un Siri e un Arata, pare ovvio.

C’è poi il comportamento del segretario PD Nicola Zingaretti che con Palamara ha in comune il fatto di aver dato lavoro – ottimamente retribuito – alla moglie in regione Lazio; la casa brucia di scandali e fatti inquietanti e lui ha trovato il coraggio di presentarsi alle telecamere col fare di topo gigio per dire: Luca mi ha rassicurato dice che non ha fatto nulla di male.

E qui servirebbe il Totò dell’On. Trombetta…

Nel frattempo, facciamo i conti con lo squallore di un ordine democratico violato dalla corruzione: la magistratura. E’ più facile interpretare l’infedeltà della politica, coi magistrati, resta sempre un giudizio sospeso pieno di ombre. Chi è condizionabile e perchè?

Racconta Peter Gomez, che durante un’intervista a Licio Gelli, si parlò del processo a Marcello Dell’Utri. Il gran maestro disse che si sarebbe concluso con una condanna a 7 anni per il fondatore di Forza Italia.

Gomez: “quando ripenso alla condanna definitiva a 7 anni poi inflitta a Dell’Utri  mi gela ancora il sangue”.