Nicolo Gebbia

Quando l’Italietta mise in ginocchio gli Stati Uniti

Leggo oggi sui quotidiani che gli STATI UNITI hanno deciso di ricostituire la Seconda Flotta, sciolta nel 2011. Tradizionalmente, secondo le semplici regole volute dall’ammiraglio Nimitz dopo la seconda guerra mondiale, le flotte con numero pari operano in Atlantico e nel Mediterraneo, quelle con numero dispari negli altri oceani e mari della Terra.

Quindi non e’improbabile che vedremo la Seconda Flotta schierata davanti alle coste della Siria, a dar man forte alla Sesta. Se poi Trump la vorra’ fare proprio sporca, potrebbe addirittura schierarla nel Mar Nero, davanti alle coste della Crimea tornata russa. Ma più probabilmente essa pattuglierà l’Atlantico del Nord, davanti casa.

Illustro ai miei 25 lettori l’essenziale concetto strategico che sta alla base di ogni flotta posseduta da una potenza nucleare:i missili armati di testate atomiche hanno la loro maggiore vulnerabilità proprio nei silos terrestri che li contengono. Chi lancia per primo distrugge a terra i missili dell’avversario prima ancora che siano lanciati.

A quest’ultimo restano solo quelli che partono da navi o sommergibili, non localizzabili preventivamente con sufficiente precisione. E con la enorme potenza raggiunta, bastano i pochi missili sopravvissuti anche di una sola delle flotte russe ed americane , per distruggere tutte le principali citta’ dell’avversario.

Ogni flotta viene composta intorno alla sua portaerei, e la sicurezza di quest’ultima riposa anzitutto nei sottomarini che la proteggono da attacchi subacquei, insieme con gli aerei antisom che dall’alto sono in grado di neutralizzare quelli del nemico.

Dagli incrociatori partirebbero il maggior numero di missili balistici, mentre i cacciamine (i migliori sono italiani) assicurano la formazione contro quelle dispiegate dal nemico. Ci sono poi le navi anfibie, che sono piene di mezzi da sbarco e di marines.

Tutta la formazione  e’ in grado di muoversi a velocità’ vicine ai 60 chilometri all’ora, con qualsiasi condizione di tempo e senza limiti alla sua autonomia diversi dalla quantità’ di cibo imbarcato per gli equipaggi. Ogni flotta cosi’ composta e’ in grado di esprimere un potenziale offensivo che ridicolizzerebbe l’intero strumento bellico italiano.

Eppure tutto e’ nato per colpa nostra, intendo dire di noi italiani, e la mafia c’entra qualcosa. A New Orleans , negli anni successivi al 1880, noi italiani eravamo molto numerosi, essendo quel porto il secondo, dopo New York, per il numero di emigranti che vi sbarcavano. Emarginati dai Wasp (white-anglosaxon-protestant), che ci consideravano poco meno dei neri(i quali almeno conoscevano la lingua), ci organizzammo in una cosca caratterizzata dalla coesistenza pacifica di siciliani, campani e calabresi, che in breve tempo impose a tutti i negozianti di pagare il pizzo.

Finche’ un capo della polizia che voleva diventare sindaco, come  100 anni dopo a New York  fece Rudolph Giuliani, inauguro’ la politica della tolleranza zero nei confronti degli italiani.Si chiamava David Hennessy, era irlandese e cattolico, ed aveva fatto carriera arrestando  il latitante napoletano Giuseppe Esposito,responsabile in Italia del rapimento a scopo di estorsione di un turista inglese, cui aveva anche tagliato un orecchio .

Esposito era stato estradato in Italia, dove fu condannato a morte ed impiccato. Hennessy, figlio di un altro poliziotto che era stato ucciso da un collega, nel 1882 fu a sua volta accusato dell’omicidio di un rivale, Thomas Devereaux, che concorreva con lui per essere eletto capo della polizia. Si difese da solo e fu assolto, ma dovette dimettersi, e si rifece una verginità organizzando il corpo delle guardie giurate che operarono durante l’Esposizione Universale del 1884.

Quando nel 1888 fu nominato sindaco il repubblicano Joseph Shakspeare, egli volle proprio Hennessy a capo della polizia, di notoria inefficienza. Naturalmente gli italiani impositori del pizzo furono il suo primo target, ed altrettanto prevedibilmente Hennessy venne  assassinato il 16 ottobre 1890. Prima che spirasse il capitano  0’Connor gli chiese chi fossero coloro che gli avevano sparato, e si senti’ rispondere:”Dagoes”, simpatico nomignolo con cui ci chiamavano gli irlandesi, gli inglesi ed i numerosi francesi.

Nelle settimane successive, dopo indagini sommarie, furono arrestati 19 italoamericani delle famiglie Matranga e Provenzano, 9 dei quali  vennero mandati a giudizio come responsabili dell’omicidio. Il processo si tenne nel marzo del 1891, e tutti gli imputati furono assolti.

La popolazione allora forzo’ le porte del carcere   impadronendosi dei nove appena assolti e non ancora rimessi in libertà, più altri due italoamericani detenuti per diversa causa.

Furono tutti impiccati agli alberi intorno al carcere, il più grande linciaggio di massa della storia degli Stati Uniti. Per giunta poco dopo il sindaco Shakspeare grazio’ un nero americano colpevole del rapimento e della violenza usata ai danni di un bambino di origini italiane, Rafael D’Amico. La pena capitale gli fu commutata nel carcere a vita perché’ aveva dalla sua il merito di aver testimoniato al processo contro i dagoes.

La protesta formale del governo italiano venne irrisa, al punto che la minaccia di ritirare il nostro ambasciatore venne paragonata dai congressisti, con scherno, al pericolo che il venditore di banane davanti al parlamento lasciasse il suo posto. In tutti gli States ci furono manifestazioni di intolleranza nei confronti del nostro paese, pestaggi di bambini italiani ed irrisioni alla nostra potenza militare (esercito di immigrati straccioni fu la definizione del Washington Post).

Fu allora che il governo De Rudinì lascio’ trapelare la possibilità di mandare le nostre corazzate a bombardare New Orleans dal mare. Con agghiacciante lucidità gli americani si resero conto che la nostra Marina disponeva di 11 modernissime corazzate che stazzavano 14mila tonnellate ciascuna più altre 54 navi da guerra, contro le uniche tre statunitensi che insieme assommavano solo 8mila tonnellate.

Noi eravamo al culmine della politica di riarmo successiva alla sottoscrizione della Triplice Alleanza con l’impero AustroUngarico e la Prussia, loro invece erano nella fase finale del disarmo successivo alla fine, nel 1865, della guerra di secessione culminata con la vittoria dei nordisti. Il presidente Harrison fu costretto a definire il vergognoso linciaggio “un incidente deplorevole e disonorevole” ed a stanziare un risarcimento di 2500 dollari per ogni nucleo familiare degli undici linciati.

L’umiliazione cui fu costretto il Congresso fu la principale molla che portò alla promulgazione della legge di riarmo alla base della attuale potenza navale statunitense e che valse la vittoria nella guerra contro la Spagna del 1898, con le Filippine, SantoDomingo e Portorico nel carniere, Cuba invece ottenne l’indipendenza per paura che i locali , guerrieri irriducibili, invadessero la Florida o peggio.

Vorrei tanto che le anime belle che chiedono oggi il disarmo delle nostre forze armate,a partire da Antonio Ingroia e le sue patetiche vestali, riflettessero sulla loro scelleratezza.

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