Nicolo Gebbia

Il Pm Barbaro D’Urso

Nel corso di un’intervista, resa poche ore fa, le viene proposta questa domanda: “Ad un certo punto non sei più andata da Giletti nonostante un contratto per più puntate. Come mai?”.
Risposta: “Se tu parli di Covid con Red Ronnie, Cecchi Paone, Nunzia De Girolamo e lo youtuber che ci racconta come in Giappone abbiano trovato il farmaco che i poteri forti nascondono, io credo che sia un dovere rimanere a casa. L’ho detto molto chiaramente a Giletti: sta morendo la gente, non è tempo di ciarlatani ed inadeguatezze, io non vengo. Poi vabbè, il modo in cui è stato trattato il padre dell’ ex brigatista Federica Saraceni, le interviste pettinate a Salvini …. Giletti ama contrapporsi pubblicamente ad alcune scelte televisive dursiane e per un po’ gli ho creduto, ma somiglia alla D’Urso più di quanto voglia ammettere”.
Io aggiungo, visto che, come sapete, le prediligo di alta statura, che è molto meglio della D’Urso, ma non tanto da farmi perdonare il casino che ha combinato a Mezzojuso, e che piano piano sta uscendo fuori, perché ieri “Il Riformista” di Sansonetti, con un articolo a tutta pagina dal titolo “Mafia a Mezzojuso? Balla! Ha deciso tutto il PM Giletti”, comincia a spiegare la verità, a firma di Giorgio Mannino, un giovane giornalista palermitano al quale perdoniamo la punta di opportunismo con cui sottace che prima del PM Giletti, la montatura del caso nacque sulle pagine locali di Repubblica a firma di Salvo Palazzolo, ben informato, essendo la moglie cugina delle sorelle Napoli, e pertanto, a mio parere, scrivendo con consapevole malafede.
Ci saranno delle resipiscenze fra gli investigatori? Di questo mi permetto di dubitare, come lascia intendere la recente visita a casa delle sorelle Napoli da parte del bagnino gentiluomo, quel maggiore Montemagno che comanda la compagnia carabinieri di Misilmeri.
Immagino che lo zucchero del caffè sia stato comunque meno dolce delle parole affettuose che il qualificato rappresentante dell’Arma, addirittura un ufficiale superiore, avrà usato per rassicurarle che la scelta fatta da loro, sebbene non sia stata la prima (processualmente emerge che fu posteriore alla morte dell’ultimo rappresentante di Cosa Nostra a Mezzojuso), verrà onorata fino in fondo, anche a dispetto della verità, come abbiamo già visto succedere.
Resto dell’opinione che, a soddisfatta giustizia, l’amministrazione comunale avrà il diritto di pretendere, forte dell’enorme credito maturato con l’ingiusta persecuzione subita da tutto e da tutti, una rivoluzione nella locale amministrazione dell’ordine pubblico: o essa, soppressa la stazione carabinieri, resta nelle esclusive mani della polizia municipale, capeggiata dal sindaco che è, per legge, ufficiale di pubblica sicurezza (Saviano non lo è), oppure, visto che dubito del ministero degli Interni come sponsor per un nuovo commissariato di pubblica sicurezza, potrebbe essere varata una brigata della guardia di finanza, corpo che è in piena espansione e non ha mai avuto problemi di bilancio.Però mi sto portando troppo avanti, perché anticipo cose che verrò a pretendere personalmente fra qualche anno, insieme con la revoca della cittadinanza onoraria a mio cugino Joe Gebbia. Per ora concludo questo sfogo citandovi l’editoriale di Sansonetti, contenuto nello stesso quotidiano che ospita l’articolo di Giorgio Mannino su Mezzojuso.Egli prende le difese di Cesare Battisti e ci illustra come l’isolamento a tempo indeterminato sia una forma di tortura che pone l’Italia nel novero di quei paesi che la tollerano.
Molto tempo fa scrissi le stesse cose, circa il 41-bis, e concludevo invitando l’opinione pubblica ad uscire dall’ipocrisia, ed i legislatori a dichiarare -apertis verbis- che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato tranne che egli non sia un mafioso siciliano, perché in tal caso essa costituisce solo la materializzazione della volontà di vendetta da parte dello Stato nei confronti di chi non è riuscito a domare.
Facevo anche altre considerazioni di ordine storico, circa l’origine del conflitto, che io colgo nella repressione coloniale imposta dal Piemonte dopo la conquista militare dello stato borbonico.Non dimenticate che Massimo Giletti, piemontesissimo, ha più volte plaudito all’operato di quel farabutto di Cesare Mori.
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