Nicolo Gebbia

Nando Dalla Chiesa nuovo sindaco di Milano?

Non è una proposta provocatoria, e vi spiego perché. Tempo fa, quando finì il lockdown, Nando decise di fare una passeggiata a piedi, ma dopo un migliaio di passi si sentì male e dovette sedersi per terra.Lo raccontò in un pezzo pubblicato dal mio quotidiano preferito, Il Fatto, mostrandosi “deliziato” per la solidarietà che gli avevano offerto gli occasionali passanti, assolutamente inconsapevoli della sua identità.
Io ci scrissi sopra un articolo per Themis & Metis dal titolo “Milan l’è un gran Milan”, e se lo rileggete vi accorgerete che definivo il professore come una gran brava persona.
Lo penso davvero e provo a riassumervi quello che so e quello che penso di lui.
Da ragazzo, e perlomeno fino all’epoca in cui prestò il servizio militare di leva al Battaglione Mobile Carabinieri di Palermo, il suo rapporto con un padre così ingombrante fu sempre conflittuale.Io, che arrivai allo stesso battaglione pochi mesi dopo il suo congedamento, ricordo bene la narrazione di quello che successe durante le prove della festa dell’Arma, quando Carlo Alberto, comandante della Legione di Palermo, urlando lo redarguì ripetutamente così: “Sottotenente Dalla Chiesa, come cazzo tiene quella sciabola?”.
Nando infatti era stato prescelto (credo suo malgrado) quale comandante del picchetto d’onore, ed in tale qualità all’inizio della festa doveva impartire ad un plotone di carabinieri il presentat-arm e lui stesso doveva uscire dai ranghi facendo un presentat-sciab al Prefetto ed al Comandante della Regione Militare Sicilia (che credo fosse già Raffaele Giudice).E voi, cari miei 25 lettori, non avete idea di quanto siano difficili le evoluzioni con la sciabola nella tradizione dell’Esercito Italiano.L’unico della famiglia che la sapeva usare davvero bene era lo zio di Nando, Romolo, rimasto famoso perché, da comandante del nostro Reggimento a Cavallo, mentre transitava alla sua guida per via del Quirinale, vedendo due ferrotranvieri con il berretto appoggiati al muro di cinta dei giardini, uscì dal gruppo bandiera al trotto, sguainando contemporaneamente la sciabola, che usò per far saltare il copricapo dalla testa dei due maleducati, che redarguì così: ” Quando passa il drappo del mio reggimento ci si scappella!”.
Il suo cavallo, quasi a sottolineare il rimbrotto, scaricò anche una bella cacata ai piedi dei ferrotranvieri mentre il colonnello Dalla Chiesa riprendeva posto davanti al drappo.È tutto scritto nella storia ufficiosa del reggimento, e l’unico particolare che non mi è riuscito di ricostruire è se anche la cagnetta mascotte del reparto abbia testimoniato il suo sdegno.
Papà Carlo Alberto aveva grandissime aspirazioni per il suo unico figlio maschio, come dimostra il fatto che da comandante della Legione di Palermo creò l’ufficio tesi di laurea, a cui destinò, trasferendolo dall’agrigentino, il maresciallo Guazzelli insieme con il quale, coadiuvato anche dalla buonanima del colonnello Russo, compilò un questionario di circa duecento domande, che fu invitato a tutte le stazioni della legione.
Per ogni domanda si poteva scegliere fra tre diverse risposte precompilate, e quando Russo e Guazzelli misero insieme il tutto, sostanzialmente la storia della mafia nell’ambito della Legione di Palermo da quando essa era nata, il tocco finale fu dato dall’allora maggiore Subranni, universalmente riconosciuto come la migliore penna dell’Arma.Ne venne fuori un capolavoro, credo responsabile della laurea a pieni voti e con la lode conferita a Nando dall’Università di Trento. Chi me lo ha raccontato?
Fu il comandante della Legione di Palermo Mario Sateriale, lo stesso che periodicamente mandava a cagare il maresciallo Guazzelli, quando gli chiedeva di essere nuovamente trasferito in provincia di Agrigento, dove aveva degli interessi agricoli.
Sateriale, puntualmente, rispondeva: “Ad Agrigento non ti ci mando, perché lì ti ammazzano”.Poco dopo la morte di Sateriale in un misterioso incidente subito dal suo elicottero (colpito da un fulmine? Certo è che con lui se ne andarono tante secrete cose…), Guazzelli ottenne il sospirato trasferimento e puntualmente fu ucciso.
Nando da allora, per essere uno della famiglia, ha mantenuto un basso profilo, e l’unica volta che provò a diventare sindaco di Milano, tanti anni fa ormai, malgrado fosse il candidato più quotato, fu bocciato a causa del soprannome che gli affibbiò Tiziana Maiolo: “l’omino coi baffi”.
Spiego ai più giovani fra i miei 25 lettori che per noi italiani della generazione di Carosello, l’omino coi baffi per antonomasia era quel cartone animato che faceva pubblicità alle caffettiere Bialetti.Ma da allora il professore si è tagliato i baffi e, grazie alla sua full-immersion nella attività accademica, che porta avanti con incontestabile decoro, si è ricostruito una verginità tale da consentirgli di ripresentarsi per la poltrona di Palazzo Marino con eccellenti prospettive di successo.
Io, che sono ipercritico, non mi sono lasciato sfuggire i sui recenti scritti sul Fatto Quotidiano, critici della piega presa dagli articoli pubblicati dal Riformista circa il teatrino dell’antimafia in Sicilia, ed è evidente, per chi mi legge attentamente, che non li condivido.
Ma indubbiamente Nando Dalla Chiesa non è un intrallazzista, e se i milanesi lo eleggeranno sindaco, non correranno il rischio di vederlo coinvolto in indagini giudiziarie relative ad appalti poco trasparenti.Lo stesso appartamento in cui vive, se leggete la scheda che compilò di suo pugno il papà per essere ammesso a far parte della P2 (ci manca solo la firma), lo ha ereditato da lui, che lo ottenne aderendo ad una cooperativa composta tutta da appartenenti all’Arma, secondo una moda dell’epoca, favorita dalla legislazione allora vigente.
Che vi devo dire di più?
Giletti sindaco di Torino per il cosiddetto centro-destra e Nando Dalla Chiesa sindaco di Milano per il cosiddetto centro-sinistra, mi sembra di vederli già insediati.
  • Se poi Rita avesse voglia di cimentarsi analogamente a Roma, hai visto mai che…
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