Nicolo Gebbia

L’Arma e la Virgo Fidelis

San Martino è il patrono della fanteria, San Giorgio quello della Cavalleria, Santa Barbara è la patrona dell’arma di artiglieria, mentre San Gabriele protegge l’arma delle trasmissioni e San Cristoforo l’arma dei trasporti.
Ci sono poi San Maurizio, patrono degli alpini , San Michele Arcangelo dei paracadutisti e San Marco Evangelista dei lagunari.
La patrona delle crocerossine è Santa Caterina da Siena, quello dei cappellani militari è San Giovanni da Capestrano .
Infine il Sovrano militare Ordine di Malta , i cui volontari sono inquadrati nelle nostre forze armate, è protetto da San Giovanni Battista.
Chi protegge i carabinieri ed i bersaglieri? Direttamente la Madonna.
Entrambi, noi carabinieri ed i bersaglieri, abbiamo dovuto aspettare il 1949, perché Pio XII si ricordasse di noi. Per l’Arma c’è addirittura una bolla pontificia, e la nostra è la Virgo Fidelis, mentre quella dei bersaglieri di chiama Beata Vergine Maria del Carmelo.
Quali colpe dovevamo scontare? Essenzialmente la breccia di Porta Pia, quando nel 1870 i bersaglieri irruppero nella Roma pontificia, e noi carabinieri a cavallo li seguimmo d’appresso.
Il Papa non ce lo perdonò mai. Cosa fece cambiare idea a Pio XII?
Lo confido ai miei 25 lettori, e sono certo che qualcuno, in viale Romania ( Comando Generale), si incazzerà.
Il Re Umberto, durante lo spoglio delle schede per il referendum monarchia-repubblica, si vide presentare un foglio dall’ufficiale per cui aveva letteralmente perduto (mai ricambiato) la testa, il maggiore duca Riario Sforza. Era bellissimo, e lo aveva conosciuto a Bari , ricoverato in quell’ospedale militare a causa delle gravi ferite subite in combattimento, nella Grecia continentale , dove era di stanza il suo reggimento.
Quando guarì, ed Umberto, dopo la luogotenenza, divenne Re per l’abdicazione di suo padre, lo volle a Roma come comandante del Gruppo Squadroni Carabinieri Guardie del Re, volgarmente detti Corazzieri.
Ripristinò, così, l’antica tradizione dell’Arma , formata nei primi decenni solo da militari semplici e sottufficiali, che erano inquadrati da ufficiali di Cavalleria. Questo è ancor oggi il motivo per cui i più snob di noi scrivono sul biglietto da visita ufficiale nei carabinieri, e non ufficiale dei carabinieri. Fino agli anni ’50 compresi, ciò era plasticamente rappresentato dal fatto che carabinieri, appuntati, brigadieri e marescialli vestivano ogni giorno l’uniforme nera con le bande rosse sui pantaloni, e noi ufficiali, invece, quella color caki dell’Esercito.
Ricordo ancora quella volta che, a Messina, ed era il 1975, salii su un autobus con la mia uniforme ordinaria kaki, all’ epoca portata ancora dagli ufficiali dei battaglioni mobili , e passai davanti al bigliettaio che mi disse” Beh, lei non vuole pagare? Si sente cocuzza?”Mi parve brutto spiegargli che ero un carabiniere, e, pagando, preferii dirgli:” Mi scusi, ero distratto”.
Riario Sforza non era gay come Umberto, ma era un sincero aristocratico napoletano, molto legato all’istituto monarchico. Prese con sé qualcuno che portasse l’uniforme nera con le bande rosse , il brigadiere Beltotto, effettivo al Nucleo Carabinieri Reale, ed i due andarono al Ministero degli Interni, nei cui sotterranei trovarono un grande magazzino , dove erano state accatastate centinaia di migliaia di schede del referendum , pre-votate per la repubblica.
Il duca scrisse di suo pugno una relazione Re, in cui raccontava l’accaduto, e la fece controfirmare dal brigadiere Beltotto.
Umberto la chiuse in una busta e la mandò al Comandante Generale dell’Arma , scrivendoci sopra solo “per il più a praticarsi”.
Il Comandante Generale, generale a tre stelle dell’Esercito, Brunetto Brunetti, indisse subito una riunione di tutto il suo Stato Maggiore, e ne constatò l’unanime indignazione.
Erano pronti a fare la guerra civile per tutelare l’istituto monarchico truffaldinamente sabotato.
Brunetti ,però , da uomo saggio, ricordò loro le parole con cui Pietro Nenni concludeva, urlando, tutti i suoi comizi : “ Volete voi un Re pederasta?” .
Spiego ai più giovani dei miei 25 lettori che il termine gay era ancora di là da dall’essere adottato nelle lingua italiana , e che i sodomiti venivano definiti, alternativamente, pederasti da chi aveva fatto qualche studio e froci da tutti gli altri.
Spiego ancora, sempre ai miei più giovani lettori, che l’omosessualità maschile era considerata un vergognoso difetto , e non quel pregio che connota gli uomini più intelligenti, aperti e disponibili, come i vostri insegnanti hanno predicato durante la formazione scolastica.
Finalmente, dopo ore di discussioni, Brunetti la ebbe vinta. L’opposizione più costruttiva era che bisognava convincere Umberto ad abdicare in favore del piccolo Vittorio Emanuele con una reggenza di sua madre Maria Josè fino alla maggiore età. Rifletto sul fatto che saremmo caduti dalla padella nella brace, ed oggi avremmo un Re che è stato un grande sciupafemmine, ma dalle molto dubbie virtù intellettuali. Prevalse alla fine una soluzione che è ancor oggi molto diffusa nell’Arma: quando un problema è di difficile soluzione , la cosa migliore è ignorarlo.
Fu chiamato al Comando Generale il corpulento ( diari Falcone Lucifero) colonnello Romano Dalla Chies, che da comandante della Legione di Bari aveva risolto un equivoco intercorso fra Umberto ed un marinaio americano all’interno di una sala cinematografica e gli fu detto che la relazione di servizio sottoscritta dal duca e dal brigadiere, andava restituita al Re , accompagnata da questa ambasceria: “ Maestà, noi non l’abbiamo mai ricevuta”.
Al colonnello non parve vero, era da tempo che cercava di essere ricevuto da Umberto, che non glielo aveva concesso, tanto che aveva affidato l’ingrato compito ad un Monsignore del Vaticano (nuovamente diari Falcone Lucifero). Gli premeva smentire col sovrano una diceria a lui riferita, secondo la quale Dalla Chiesa aveva intrapreso una calorosa personale amicizia con Togliatti.
Lungo la strada fra la collina dei Parioli e quella del Quirinale, si fermò da un suo amico notaio, che fece una copia autenticata della relazione di servizio sottoscritta da Sforza e Beltotto, pensando che, comunque, prima o poi gli sarebbe tornata utile.
Umberto, mite e remissivo com’era per natura, ascoltò la smentita di Dalla Chiesa circa la sua amicizia con Togliatti e commentò il messaggio del Comandante Generale (“ Noi non l’abbiamo ricevuta”) con un laconico :” Ho capito”.
Così Romano la raccontò a suo figlio Romolo, e quest’ultimo a mio padre, suo collega d’Accademia .
Potete vedere Umberto su YouTube mentre nel cortile del Quirinale saluta l’amato Riario Sforza, promosso da lui tenente colonnello in quelle ore, e subito dopo all’Aeroporto dell ‘Urbe, poco prima che chiudano il portello dell’aereo che lo condurrà in esilio in Portogallo, come aveva fatto il secolo prima il suo antenato Carlo Alberto.
Con gesto giuridicamente ineccepibile non abdicò mai, così come mai la Corte di Cassazione proclamò la Repubblica, limitandosi il suo Presidente a dichiarare che erano state esibite alla Corte tot schede per la repubblica e tot altre per la monarchia.
Giova aver presente che un tentativo di rovesciare la situazione Umberto lo aveva fatto con il Papa, il quale gli rispose che aveva le mani legate e che si aspettava da lui un comportamento all’altezza della dignità sempre mostrata dal casato cui apparteneva.
Molto più generoso fu quando Umberto gli chiese un prestito di denaro contante, perché si trovava momentaneamente in crisi di liquidità.
Appronto’ mezzo milione di lire, su suggerimento del Cardinal Montini, che, prima di consegnare la somma a Maria Josè, pare abbia detto al Pontefice: ” Hai visto mai che questi ci ripensano!”.Poco dopo Brunetto Brunetti fece una pubblica dichiarazione specificando che noi siamo i carabinieri del popolo , e non del Re. Ciò, insieme con la sua influenza determinante nei confronti degli alti ufficiali disposti a tutelare la legalità monarchica, gli valsero un Encomio Solenne del Ministro degli Interni, lo stesso che nelle sue memorie parla di un “ miracoloso ribaltamento dei risultati del referendum, a favore della Repubblica , avvenuto durante l’ultima notte di spoglio, quando affluirono , tutte insieme, le schede del Nord Italia.”E così, con un colpo di stato, che l’Italia diventò una Repubblica , e che noi carabinieri ottenemmo in cambio, dal Papa, la Madonna come Patrona, regalandone un pezzetto anche ai bersaglieri, nostri antichi complici, subito dopo l’Unità, nello sterminio dei terroni che non volevano diventare savoiardi.
Viva la Virgo Fidelis, viva l’Arma dei Carabinieri, Nei Secoli Fedele a se stessa !

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