Nicolo Gebbia

Giletti e La Banda dei Quattro

Oggi a Termini Imerese la difesa dello show man ( improprio chiamarlo giornalista) ha subito un duro colpo. Malgrado le quattro domeniche consecutive di suo silenzio nella soap opera delle sorelle Napoli, l’eco dell’enorme montagna di bugie accumulate contro il mio paese era presente in aula come uno zombie, ed il magistrato ne ha preso atto, respingendo le istanze dilatorie , ammettendo la costituzione di parte civile della municipalità, e stabilendo che il prossimo due aprile, se deciderà che diffamazione c’è stata, alla sbarra saranno in tre, Giletti, Sergio Klaus Mariotti ( in arte Davi) ed Andrea Salerno, deputato al controllo della rete La7.
Quest’ultimo è un po’ come il direttore responsabile di un giornale, che risponde di quello che esso pubblica in solido con il giornalista che ha firmato, anche se l’esempio zoppica perché Giletti non è un giornalista ma solo un uomo di spettacolo. Cosa accadrà il 2 aprile? O si celebra il processo per diffamazione nei confronti di quei tre, o resta l’ingiuria, che è depenalizzata e punibile con una sanzione pecuniaria. I più vecchi di voi ricorderanno “ la banda dei quattro”, costituita dalla vedova di Mao, e da Zang Chunqiao,Yao Wenyuan,e Wang Hongwen.
Con il loro arresto nel 1976, e la successiva condanna, in Cina ebbe termine la Rivoluzione Culturale delle Guardie Rosse, ed il paese si avviò a diventare quello che è oggi. Mutatis mutandis, se il processo per diffamazione si farà, e se giungerà ad una condanna, in Sicilia potremo dire che finalmente ci siamo messi alle spalle la mafia dell’antimafia, siamo tornati con i piedi a terra , e con i soldi che sperperiamo nell’antimafia disponibili per finanziare cose più serie.
Ma, direte voi, questi sono solo tre . E no, perché come D’Artagnan nei Tre Moschettieri, ai citati Athos , Portos ed Aramis bisogna aggiungere un mio collega, quello che ha inventato la mafia dei pascoli.

Claudio Fava, redivivo Prefetto Mori, lo avrebbe dovuto ascoltare quando, novello Lumia, è venuto a Mezzojuso. Ma al suo posto non è stato sentito nemmeno il suo diretto superiore, il capitano che comanda la compagnia di Misilmeri. È stato sentito, ed a lungo, il comandante del gruppo di Palermo, un simpatico collega che sa navigare e sta tentando di traghettare l’Arma fuori dal guado in cui l’ha gettata D’Artagnan.
Fava-Mori-Lumia ha secretato tutto e detto alla stampa che le inquietanti verità apprese sarebbero state trasmesse alla magistratura. Mi sono chiesto cosa avrei fatto io se portassi ancora l’uniforme, e finalmente un’idea me la sono fatta. Vi ricordate del capitano Basile e del capitano D’aleo, uccisi a tre anni di distanza l’uno dall’altro mentre erano comandanti della compagnia di Monreale? D’Aleo pochi giorni prima mi aveva telefonato a Marsala e mi aveva chiesto se volevo sostituirlo, visto che, dopo tre anni di sacrificio, il Comandante Generale gli aveva promesso un avvicendamento purché si trovasse un idoneo sostituto per rimpiazzarlo.
Io gli risposi che non si arrischiasse a fare il mio nome, perché volevo andare a Milano. Ma, a cadavere ancora caldo, vergognandomi di quel diniego, alzai il telefono e chiamai l’ufficio personale ufficiali del Comando Generale, dicendo loro che se la scelta del sostituto fosse ricaduta su di me ne sarei stato onorato. Fu trasferito invece un collega più blasonato, capo del suo corso in Accademia. Impavido fino all’incoscienza, sfido’ Cosa Nostra così platealmente che, per evitare l’uccisione a Monreale del terzo capitano di seguito, il comandante della Legione di Palermo si scrisse da solo una lettera anonima con promessa di certa eliminazione di quel prode, e dopo un anno scarso egli fu sostituito da Riccardo Amato, che conosce l’arte del giusto mezzo, ed infatti è l’attuale vicecomandante generale dell’Arma.
Ho il sospetto che il nostro D’Artagnan sia stato anche lui oggetto di una lettera anonima nella quale si minaccia di eliminarlo, e fra breve lo vedremo a Palermo, in un incarico dignitoso ma burocratico. Tra l’altro condivide con il prode la passione per la collezione di armi. Stavano per promuoverlo generale quando subì una perquisizione nel suo alloggio e quello che gli trovarono sotto il letto era così cospicuo che dovette negoziare un patteggiamento previa immediate dimissioni, tanto che non lo hanno più promosso.
Con le baionette però è un altro discorso. Da Mezzojuso, città libera del mondo, il vostro corrispondente Nicolò Sergio Gebbia