Nicolo Gebbia

Il compleanno del Papa, la portaerei De Gaulle ed il Grande Fratello

Oggi il Papa Emerito Ratzinger compie 93 anni, e non può festeggiare come sempre con il fratello Georg, che a gennaio ne ha compiuti 96, perché egli è rimasto a Ratisbona.
Vogliono farci credere che non avrebbe avuto il permesso di raggiungere la Città del Vaticano, ma io sono scettico.
Secondo me teme che il suo obiettivo di raggiungere il secolo di vita possa venire compromesso da noi untori italiani.
Nell’ambiente delle scommesse clandestine oggi danno due a uno l’ipotesi che Papa Francesco lo vada a trovare per fargli personalmente gli auguri.
L’argentino, comunque, ha dedicato la messa di oggi a Luis Sepulveda, il grande scrittore cileno morto per Coronavirus, che viveva nelle Asturie spagnole.
Io apprezzo molto il riguardo di Benedetto nei confronti di quel vecchio comunista che non ha mai cambiato idea e spero che la benedizione papale si estenda anche a sua moglie, che con il Coronavirus sta ancora combattendo.
Ma mentre indulgevo in queste riflessioni, dopo lo spot Mediaset che ci invita a fidarci solo delle notizie contenute nelle veline diffuse dai capataz attraverso l’erede di Emilio Fede, Enrico Mentana, ed i suoi augusti colleghi fino a Massimo Giletti, ho sentito la notizia più confortante di tutte: una società informatica italiana sta brevettando l’applicazione che risolverà tutti i nostri problemi!
Inserita (spontaneamente o spintaneamente ancora non è dato sapere) nel nostro smartphone, essa sostituirà l’autocertificazione cartacea.
Ma non solo, perché, acquisendo con continuità dettagliate notizie su ogni nostro spostamento, sarà in grado di informarci se stiamo avvicinandoci troppo ad un’altra persona già diagnosticata positiva.
Una serie di informazioni minori verranno illustrate prossimamente, ma la signorina Mediaset che mi ha ammannito tutto ciò con il sorriso sulle labbra, non ha minimamente accennato ai milioni di violazioni della privacy che saranno commesse ai nostri danni quando questo Grande Fratello di orwelliana memoria diventerà operativo.
Pare che l’unica nota positiva la sfrutteranno le donne perché l’applicazione segnala anche se esse sono in un periodo fecondo oppure no.
Ed infatti i venditori di profilattici hanno già cominciato le agitazioni, ma sono stati rassicurati dai nostri capataz perché tutta la loro produzione sarà riconvertita in guanti di gomma, di colore giallo, che dovranno essere obbligatoriamente indossati fuori dalle mura domestiche, nonché in cuffiette, come quelle che si usano in piscina, perché i nostri scienziati si sono accorti che la testa è uno dei ricettacoli prediletti dal Coronavirus.
Che noi si sia tutti costretti a tagliarci i capelli a zero è un’altra delle ipotesi allo studio, ed io che sono calvo ne godo intensamente, pensando soprattutto a Luca Zaia senza i suoi mitici ricciolini.
Ma purtroppo ci sono anche i guastafeste, quelli che non si piegano alla soppressione di ogni libertà civile, pur necessaria per fare cessare la peste: sono un gruppo di avvocati che ritengono anticostituzionali tutte le misure adottate ed invitano i cittadini alla disobbedienza civile.
In passato ho scritto da qualche parte che nella sinossi di diritto costituzionale che mi fu distribuita alla Scuola Ufficiali dell’Arma, il capitolo più importante si intitolava “Libertà di fare ciò che non è proibito”.
Ed io, fedele suddito, ho obbedito sempre, per cui ritengo che questi avvocati siano pericolosi sobillatori, e per essi invoco il ripristino della pena di morte.
Tuttavia la notizia che mi ha davvero sconvolto è che la portaerei francese Charles De Gaulle sta tornando al suo porto d’imbarco, nella rada di Tolone, perché 685 membri dell’equipaggio, pari ad un terzo del totale, sono risultati positivi al Coronavirus.
Voi dovete sapere che un tempo scrissi un racconto paradossale che prevedeva una guerra italo-francese, scatenata proprio da noi per la riconquista di Nizza, la Savoia e la Corsica.
In realtà, sapendo che l’avremmo persa, avevamo montato tutta questa manfrina solo per liberarci della Sardegna, da cedere ai francesi al momento della nostra capitolazione.
Essa, come accadde per la resa del Giappone firmata nella rada di Tokyo sul ponte della corazzata Missouri, avrebbe dovuto vedere protagonista proprio il ponte della Charles De Gaulle ancorata nella baia di Napoli.
Descrivevo anche l’ammiraglio francese che avrebbe avuto il ruolo che fu del generale Mc Arthur in Giappone, e ne usciva fuori un perfetto sosia di Louise De Funes.
Ma se ora mi viene a mancare la protagonista per colpa del Coronavirus e della NATO, all’interno della quale i francesi sono detestati da tutti, tanto che sospetto il suo zampino nei guai della De Gaulle, come farò a rispolverare quel racconto, ora che cominciano a pubblicarmi?
Ed allora ho trovato una variante geniale: l’Italia si alleera’ con Cuba, che naturalmente ci farà vincere la guerra.
Sarà così che al posto della portaerei Charles De Gaulle avremo la nostra Garibaldi, e nella rada di Tolone il figlio di Raul Castro, l’uomo più potente della Repubblica Cubana, indossando la battledress che aveva suo zio Fidel quando entrò vittorioso all’Avana, accetterà la resa incondizionata dei francesi insieme con la nostra ex ministra Pinotti, rispolverata per l’occasione perché ha le phisique du role, ed in segno di rispetto nei confronti del nemico vinto che, a suo tempo, le conferì la Legion d’Onore.
Macron, come sostituito di De Funes, mi pare perfetto.
Naturalmente i nostri Alleati vorranno una contropartita, e noi, furbescamente, cederemo loro la Sardegna, tenendoci Corsica, Nizza e la Savoia.
Vi chiederete: “Ma cosa hai contro la Sardegna?”.
Non lo so, è il posto più bello del mondo, nonché quello dove ho vissuto i cinque migliori anni della mia vita, due da ragazzo a Teulada, e tre da adulto ad Ales.
Ma c’è un diavoletto in me che nacque proprio quando abitavo a Teulada e ci fu il terremoto di Skopje.
L’Unione Sarda uscì con un titolo cubitale in prima pagina: “Nel sisma sono morti quattro italiani e un sardo”.
È da allora che accarezzo la libidine di fare provare ai sardegnani cosa significherà rinunziare all’Italia.
Perché li chiamo sardegnani?
Perché loro scimmiottano sempre noi siciliani e quindi se gli abitanti della Trinacria, intesa Sicilia, si chiamano siciliani, e siculo suona un po’ offensivo, gli abitanti della Sardegna sarebbe corretto che venissero chiamati sardegnani.
Negli Stati Pontifici, quando esistevano, venivano chiamati sardegnoli, mentre sardi erano solo i piemontesi sudditi di quel re.
Ma per motivi misteriosi nella antica Ichnusa dare a qualcuno del sardegnolo è peggio che chiamare cornuto un siciliano.
Ora comunque si approssimano le news televisive sui morti odierni per Coronavirus, e vi lascio dopo avere assolto al mio ghiribizzo quotidiano di scrivere un po’ di fesserie.

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