Nicolo Gebbia

Marsala: Fascisti, Mafiosi e Massoni Tutti Insieme Appassionatamente

Ho appreso con vivo interesse dell’operazione ‘Visir’ condotta dal ROS nel marsalese, dove nei giorni scorsi sono stati ingabbiati 14 fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.Tuttavia e’un’altro l’argomento di cui voglio parlare oggi.
A Marsala, la mattina del 14 agosto 1980 presi formalmente il comando della compagnia carabinieri firmando il registro dei documenti segreti e mi recai al Palazzo di Giustizia. Lungo la strada, in piazza Porticella, vidi un rarissimo pezzo di artiglieria semovente che costituisce il Monumento ai Caduti, da tutti chiamato volgarmente carro armato e mi accorsi che la sua targa, dipinta sulla parte anteriore era 281022, la data della marcia su Roma.

In Tribunale trovai solo il giudice istruttore Salvatore Cassata, quello che un anno prima, mentre io cercavo di liberare Fabrizio de Andre’ e Dori Ghezzi dall’anonima sequestri sarda, aveva fatto arrestare Roberto Vecchioni con un’accusa assurda.Avrei voluto dirgli:”Ah,lei e’ quel grandissimo stronzo che ha messo in gabbia il mio cantante preferito e subito dopo se ne e’ andato in vacanza senza neanche interrogarlo”.Mi trattenni e lo assecondai mentre lui, facendo la ruota come un pavone, mi narrava di aver prestato il servizio militare da sottotenente al nostro Reggimento a Cavallo in virtù’ delle sue qualità’ equestri.

Replicai che ero un pessimo cavaliere mentre mio padre nel 38 a piazza di Siena era stato addirittura premiato personalmente da Hitler. Colsi l’accenno al dittatore tedesco per partecipargli la mia scoperta di quella mattina e gli dissi che appena conosciuto il sindaco avrei preteso che sanasse quella bestemmia .Mi intimo’ di non farlo e mi iscrisse di prepotenza nel club dei pochi eletti che sapevano e conservavano gelosamente ”il simpatico segreto”.Non fu cosi’ e quando conobbi il sindaco Egidio Alagna, gli raccontai della targa, certo che avrebbe provveduto.

Lui era stato appena eletto a capo di una giunta socialcomunista e mi rispose che effettivamente il baricentro politico della città, andava “riposizionato”. Infatti poco tempo dopo cambio’ il nome alla strada principale ,Via del Popolo, che da allora si chiama Via Edoardo Alagna, suo padre.La targa del carro armato invece rimase 281022.L’anno successivo conobbi l’archeologa subacquea Honor Frost, quella che aveva recuperato dallo specchio di mare fra Marsala e Favignana la Nave Punica affondata dai romani il 10 marzo del 241 avanti cristo, durante la battaglia navale che concluse la prima guerra punica.Donna dal carattere impossibile, si intenerì davanti alla lettera di presentazione che Ferruccio Barreca, sovrintendente alle antichità’ della Sardegna e suo amico personale, mi aveva affidato per lei. Aveva 65 anni ed io 31, ma la corteggiai galantemente, come mi aveva insegnato mio padre e ne nacque una casta amicizia alimentata anche dal fatto che si poteva esprimere con me in inglese.

Scopri’che condividevo l’ avversione viscerale per i fascisti e mi confido’ un segreto:i pescatori dello Stagnone che le avevano fornito le barche appoggio per le sue immersioni durante i lavori di recupero della nave da guerra fenicia, convinti che lei non li capisse (ed invece comprendeva il siciliano ancor meglio dell’italiano), parlavano spesso delle loro battute di pesca con la dinamite ed erano tutti fascisti.Convocai il maresciallo Capitano, comandante della stazione di San Filippo, e gli contestai che nello Stagnone, suo territorio di competenza, si pescava con l’esplosivo e lui non se ne era mai accorto.Passarono un paio di mesi, finché un mattino me lo trovai in ufficio:”Signor capitano, stanotte dopo tanti appiattamenti, finalmente ne abbiamo presi tre con l’esplosivo in barca”.Gli chiesi di vedere le foto degli arrestati e lui mi rispose:”E’ proprio questo il problema.Li avevo appena messi in camera di sicurezza quando ha telefonato il sostituto procuratore Fausto Cardella dicendomi di denunciarli a piede libero vista la loro giovane eta’ e definendo l’accaduto ”una ragazzata”.

Non ci potevo credere conoscendo il rigore del magistrato e lui mi rispose:”Ha ragione, infatti non era Cardella, era Cassata”. Confuso gli chiesi di spiegarsi meglio e lui soggiunse:”Mentre parlava io mi ero accorto che non era la voce di Cardella e mi sembrava proprio quella di Cassata, allora gli ho detto di darmi il suo numero di telefono , perché lo avrei richiamato in quanto la conversazione era disturbata.Mi rispose una donna, alla quale chiesi del dottor Cardella e le sentii dire “Salvatore,vieni al telefono che cercano te”.Lasciai Capitano in caserma e mi precipitai in ufficio da Fausto Cardella che mi invito’ a portare il maresciallo dal procuratore Coci. Ma l’anziano sottufficiale inaspettatamente mi rispose che era stato tutto un equivoco e che non se la sentiva di metterlo per iscritto.Andai da Coci raccontandogli l’accaduto e lui allargo’ le braccia dicendomi:”Che posso fare io, se non mi mettete la cosa nero su bianco?”Cardella, saputolo mi disse che quella era l’ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso e dopo pochi mesi si fece trasferire a Perugia.

Anche il maresciallo Capitano chiese ed ottenne un trasferimento radicale andando a comandare la stazione di Pero, nel milanese.Cassata fu trasferito a Cefalù quando si scoprì che era iscritto alla P2 ed e’ morto in un misterioso incidente stradale nell’89 insieme con il figlio 12enne. Secondo la testimonianza del pentito Rosario Spatola, resa al dottore Borsellino, i pneumatici della sua macchina sarebbero stati colpiti da un sicario di Cosa Nostra appostato lungo il percorso abituale del giudice.Anche la pentita Giacomo Filippello testimoniò al giudice Borsellino che Cassata era stato eliminato dalla cosca di Stefano Accardo, perché’ sapeva troppo. Ebbi un’ulteriore conferma dell’incombenza nel mio territorio dell’estremismo di destra quando a Mazara del Vallo uccisero un sorvegliato speciale che era il factotum del ministro repubblicano Aristide Gunnella.Procedeva la polizia, ma il commissario che c’era prima di Rino Germana’ mi disse che non se la sentiva di interrogare l’uomo politico pregandomi di farlo io.Scoprii cosi’ che il defunto fratello maggiore di Gunnella era stato tenente nella divisione italiana delle SS e si vantava di avere personalmente preso parte al rogo del ghetto di Varsavia! Un altro membro della divisione SS italiana, il professore Savona, era legato a Giovanni Bastone, luogotenente del capomafia Mariano Agate, ed era un autorevole esponente della massoneria torinese.

Forse pero’ vi siete stufati di ascoltare queste grangugniolesche storie siciliane piene di morti ammazzati e per oggi vi lascio con una nota di colore, da me scoperta a Milano e raccontatami dal colonnello dei carabinieri a cavallo Benedetto Mallozzi, al quale dobbiamo l’avvio di Mani Pulite (state tranquilli, questo ve lo racconto un’altra volta).Cassata fece arrestare Roberto Vecchioni per vendicarsi del suocero del cantante, il generale Nicola Domenico Bozzi (classe 1916) che durante il servizio di leva lo aveva punito disciplinarmente per aver azzoppato un cavallo,che fu necessario abbattere.Il carro armato e’ stato riverniciato a nuovo l’anno scorso e finalmente dopo quarant’anni la data della marcia su Roma e’ scomparsa.Al suo posto hanno dipinto un elegante scudetto policromo dove si legge”Divisione Corazzata Littorio”

Signor Giudice Di Roberto Vecchioni
Lettera Da Marsala Di Roberto Vecchioni

Ho appreso con vivo interesse dell’operazione ‘Visir’ condotta dal ROS nel marsalese, dove nei giorni scorsi sono stati ingabbiati 14 fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.Tuttavia e’un’altro l’argomento di cui  voglio parlare oggi.
A Marsala, la mattina del 14 agosto 1980 presi formalmente il comando della compagnia carabinieri firmando il registro dei documenti segreti e mi recai al Palazzo di Giustizia. Lungo la strada, in piazza Porticella, vidi un rarissimo pezzo di artiglieria semovente che costituisce il Monumento ai Caduti, da tutti chiamato volgarmente carro armato e mi accorsi che la sua targa, dipinta sulla parte anteriore era 281022, la data della marcia su Roma.
In Tribunale trovai solo il giudice istruttore Salvatore Cassata, quello che un anno prima, mentre io cercavo di liberare Fabrizio de Andre’ e Dori Ghezzi dall’anonima sequestri sarda, aveva fatto arrestare Roberto Vecchioni con un’accusa assurda.Avrei voluto dirgli:”Ah,lei e’ quel grandissimo stronzo che ha messo in gabbia il mio cantante preferito e subito dopo se ne e’ andato in vacanza senza neanche interrogarlo”.Mi trattenni e lo assecondai mentre lui, facendo la ruota come un pavone, mi narrava di aver prestato il servizio militare da sottotenente al nostro Reggimento a Cavallo in virtù’ delle sue qualità’ equestri.
Replicai che ero un pessimo cavaliere mentre mio padre nel 38 a piazza di Siena era stato addirittura premiato personalmente da Hitler. Colsi l’accenno al dittatore tedesco per partecipargli la mia scoperta di quella mattina e gli dissi che appena conosciuto il sindaco avrei preteso che sanasse  quella bestemmia .Mi intimo’ di non farlo e mi iscrisse di prepotenza nel club dei pochi eletti che sapevano e conservavano gelosamente ”il simpatico segreto”.Non fu cosi’ e quando conobbi il sindaco Egidio Alagna, gli raccontai della targa, certo che avrebbe provveduto.
Lui era stato appena eletto a capo di una giunta socialcomunista e mi rispose che effettivamente il baricentro politico della città, andava “riposizionato”. Infatti poco tempo dopo cambio’ il nome alla strada principale ,Via del Popolo, che da allora si chiama Via Edoardo Alagna, suo padre.La targa del carro armato invece rimase 281022.L’anno successivo conobbi l’archeologa subacquea Honor Frost, quella che aveva recuperato dallo specchio di mare fra Marsala e Favignana la Nave Punica affondata dai romani il 10 marzo del 241 avanti cristo, durante la battaglia navale che concluse  la prima guerra punica.Donna dal carattere impossibile, si intenerì davanti alla lettera di presentazione che Ferruccio Barreca, sovrintendente alle antichità’ della Sardegna e suo amico personale, mi aveva  affidato per lei. Aveva 65 anni ed io 31, ma la corteggiai galantemente, come mi aveva insegnato mio padre e ne nacque una casta amicizia alimentata anche dal fatto che si poteva esprimere con me in inglese.
Scopri’che condividevo l’ avversione viscerale per i fascisti e mi confido’ un segreto:i pescatori dello Stagnone che le avevano fornito le barche appoggio per le sue immersioni durante i lavori di recupero della nave da guerra fenicia, convinti che lei non li capisse  (ed invece comprendeva il siciliano ancor meglio dell’italiano), parlavano spesso  delle loro battute di pesca con la dinamite ed erano tutti fascisti.Convocai il maresciallo Capitano, comandante della stazione di San Filippo, e gli contestai che nello Stagnone, suo territorio di competenza, si pescava con l’esplosivo e lui non se ne era mai accorto.Passarono un paio di mesi, finché un mattino me lo trovai in ufficio:”Signor capitano, stanotte dopo tanti appiattamenti,  finalmente ne abbiamo presi tre con l’esplosivo in barca”.Gli chiesi di vedere le foto degli arrestati e lui mi rispose:”E’ proprio questo il problema.Li avevo appena messi in camera di sicurezza quando ha telefonato il sostituto procuratore Fausto Cardella dicendomi di denunciarli a piede libero vista la loro giovane eta’ e definendo l’accaduto ”una ragazzata”.
Non ci potevo credere conoscendo il rigore del magistrato e lui mi rispose:”Ha ragione, infatti non era Cardella, era Cassata”. Confuso gli chiesi di spiegarsi meglio e lui soggiunse:”Mentre parlava io mi ero accorto che non era la voce di  Cardella e mi sembrava proprio quella di Cassata, allora gli ho detto di darmi il suo numero di telefono , perché lo avrei richiamato in quanto la conversazione era disturbata.Mi rispose una donna, alla quale chiesi del dottor Cardella e le sentii dire “Salvatore,vieni al telefono che cercano te”.Lasciai Capitano in caserma e mi precipitai in ufficio da Fausto Cardella che mi invito’ a portare il maresciallo dal procuratore Coci. Ma l’anziano sottufficiale inaspettatamente mi rispose che era stato tutto un equivoco e che non se la sentiva di metterlo per iscritto.Andai da Coci raccontandogli  l’accaduto  e lui allargo’ le braccia dicendomi:”Che posso fare io, se non mi mettete la cosa nero su bianco?”Cardella, saputolo mi disse che quella era l’ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso e dopo pochi mesi si fece trasferire a Perugia.
Anche il maresciallo Capitano chiese ed ottenne un trasferimento radicale andando a comandare la stazione di Pero, nel milanese.Cassata fu trasferito a Cefalù quando si scoprì che era iscritto alla P2 ed e’ morto in un misterioso incidente stradale nell’89 insieme con il figlio 12enne. Secondo la testimonianza del pentito Rosario Spatola, resa al dottore Borsellino, i pneumatici della sua macchina sarebbero stati colpiti da un sicario di Cosa Nostra appostato lungo il percorso abituale del giudice.Anche la pentita Giacomo Filippello testimoniò al giudice Borsellino che Cassata era stato eliminato dalla cosca di Stefano Accardo, perché’ sapeva troppo. Ebbi un’ulteriore conferma dell’incombenza nel mio territorio dell’estremismo di destra quando a Mazara del Vallo uccisero un sorvegliato speciale che era il factotum del ministro repubblicano Aristide Gunnella.Procedeva la polizia, ma il commissario che c’era prima di Rino Germana’ mi disse che non se la sentiva di interrogare l’uomo politico pregandomi di farlo io.Scoprii cosi’ che il defunto fratello maggiore di Gunnella era stato tenente nella divisione italiana delle SS e si vantava di avere personalmente preso parte al rogo del ghetto di Varsavia! Un altro membro della divisione SS italiana, il professore Savona, era legato a Giovanni Bastone, luogotenente del capomafia Mariano Agate, ed era un autorevole esponente della massoneria torinese.
Forse pero’ vi siete stufati di ascoltare queste grangugniolesche  storie siciliane piene di morti ammazzati e per oggi vi lascio con una nota di colore, da me scoperta a Milano e raccontatami dal colonnello dei carabinieri a cavallo Benedetto Mallozzi, al quale dobbiamo l’avvio di Mani Pulite (state tranquilli, questo ve lo racconto un’altra volta).Cassata fece arrestare Roberto Vecchioni per vendicarsi del suocero del cantante, il generale Nicola Domenico Bozzi (classe 1916) che durante il servizio di leva  lo aveva punito disciplinarmente per aver azzoppato un cavallo,che fu necessario abbattere.Il carro armato e’ stato riverniciato a nuovo l’anno scorso e finalmente dopo quarant’anni la data della marcia su Roma e’ scomparsa.Al suo posto hanno dipinto un elegante scudetto policromo dove si legge”Divisione Corazzata Littorio”