Nicolo Gebbia

Vendesi casa Subranni

Qualche giorno fa ho parlato diffusamente di Francesco Di Carlo, che io considero il pentito dei pentiti.
Egli esprimeva delle considerazioni volte ad interpretare le ultime dichiarazioni processuali di Giuseppe Graviano, che io ho condiviso e delle quali ho voluto rendere edotti i miei 28 lettori.
Ciò mi ha convinto a riascoltare la sua testimonianza di quattro ore resa il 30 dicembre 2014 al processo Trattativa 
Questo mi ha fatto ricordare che il generale Subranni in primo grado è stato condannato, oltre che ad una lunga pena detentiva, della quale mai sconterà neanche un giorno, ammesso che essa sia riconfermata in appello e superi lo scoglio della Cassazione, anche ad una ammenda di un milione di euro.
Fosse successo a me, visto che sono da sempre nullatenente, l’amministrazione della giustizia avrebbe dovuto sequestrarmi mensilmente parte della pensione, ed augurarsi che io viva 210 anni.
Per lui, però, non è così, e ve lo spiego nel dettaglio: oltre alla bella villa che possiede sulla collina dei ricchi, con vista sul mare di Licata, dove vive, egli possiede anche un bel appartamento a Palermo, nella zona di Viale Lazio.
È quello a cui fa cenno Di Carlo nella citata testimonianza, e lo trovate nei minuti successivi alle prime due ore della registrazione che Radio Radicale ci mette a disposizione.
Lui, il Di Carlo, dice di averlo saputo dal proprio fratello Nello (anch’egli uomo d’onore),che si era rivolto al padrone di casa di Subranni perché intercedesse con lui allo scopo di “annullare un verbale”.
Pare che il costruttore padrone di casa, si sia sentito rispondere: “Ma quello è fratello di un boss mafioso!”.
Vi risparmio una scontata facezia del genere “il bue che dice cornuto all’asino” ed invece richiamo la vostra attenzione su quell’indirizzo.
Si tratta di un grosso palazzo, signorilmente costruito, in cui tutti i proprietari sono ufficiali dei carabinieri che hanno avuto nel corso della loro carriera ruoli non secondari nella storia della guerra a Cosa Nostra , alle volte realmente combattuta e molte altre solo simulata.
Faccio un esempio per tutti, quello del generale Mario Sateriale ,misteriosamente deceduto in uno di quei provvidenziali incidenti elicotteristici che vi hanno liberato di tanti di noi depositari di inconfessabili verità, a partire da Enrico Mino, il nostro Comandante Generale piduista.
Mai la magistratura ha attenzionato quel palazzo,eppure, per quello che ne so io, tutto nella sua costruzione ha percorso corsie che sarebbe eufemismo definire privilegiate: dalla scelta del terreno a quella del compiacente e chiaccherato costruttore, per concludere con l’elargizione del mutuo bancario agevolato, e le modalità con cui ogni occupante ne ha riscattato la proprietà in comode rate mensili spalmate per trent’anni.
Gli eredi, tutti figli e nipoti dei miei colleghi, ci vivono ancor oggi ed è proprio da una di esse che ebbi, anni fa, la notizia relativa all’imminente transito nel SISDE della bella Danila Subranni, la figlia femmina del generale,famosa per i suoi matrimoni, i suoi divorzi, le sue motociclette Harley Davinson e la sua presenza, come un’ombra, alle spalle di Angelino Alfano, del quale è stata per anni il capo ufficio stampa.
L’assunzione al SISDE stava per avvenire con una procedura simpaticamente familiare, visto che suo fratello, l’unico altro figlio del generale, è proprio il capo della commissione che seleziona e recluta i nostri agenti segreti.Pare che io abbia qualche merito del fatto che ciò non è accaduto, e se mi dovessero ammazzare non andate a cercare mandanti mafiosi, ma attenzionate con cura questa pista.
Ammetto, però, che mi sto montando la testa, è molto più probabile che io venga screditato, come in parte sta già accadendo.
Lei, Danila, è stata accolta generosamente nella segreteria di Maria Stella Gelmini, della quale è diventata assistente parlamentare.
Che abbia dovuto anche subire le attenzioni del Cavaliere mi appare improbabile, perché è troppo alta per i suoi gusti.
L’appartamento, però, visto che non ci abita nessuno, potrebbe essere sottoposto ad un sequestro cautelare, in modo che di quel milione di euro, alla fine, qualche soldino entri realmente nelle casse dello Stato.
Sbrigatevi, però, perché mi giunge voce che in portineria sia apparso un bel cartello Vendesi con tanto di marca da bollo.