Nicolo Gebbia

Un’Altra Morte”Opportuna”che si Aggiunge All’elenco: Se Ne Va Ramponi l’Amerikano

Solo ieri scrivevo delle tante morti “opportune” che si verificano quasi puntualmente al bisogno di questo o quel potente, e ora viene a mancare un’altro dei protagonisti, il generale Luigi Ramponi, che e’ entrato di prepotenza anche nel processo trattativa, sebbene  pochi se ne siano accorti.

Lo ha menzionato espressamente, pur senza farne il nome, il generale dei carabinieri Giuseppe Tavormina, primo direttore della Dia, che appena costituita ed ancora disorganizzata non disponeva delle sofisticate attrezzature di fabbricazione statunitense necessarie per ascoltare le conversazioni intercorse all’interno di un appartamento di via Ughetti a Palermo,  fra i mafiosi Antonino Gioe’, Giovanni Brusca , Leoluca Bagarella e Giovanni Scaduto (genero del boss Salvatore Greco).In un altro appartamento del palazzo si incontravano un’impiegata del centro Sisde cittadino, Antonina Lemno, ed il suo capo, Nunzio Purpura, che avevo conosciuto quando comandavo la compagnia carabinieri di Marsala e lui era un ufficiale della polizia stradale a Trapani.

Fu il generale Ramponi, allora a capo del SISMI, che forni’ agli uomini del suo amico Tavormina le attrezzature e non ci e’ dato di sapere se le conversazioni intercettate (nelle quali si parla dell’ ‘attentatuni’) fossero ascoltate solo dagli uomini della Dia o si allungassero a loro insaputa fino a Langley. Quello che so per certo perché narratomi personalmente dall’ammiraglio Martini
in una delle sue annuali soste a Treviso (vi possedeva un appartamento ereditato dal console della milizia suo padre), e’ che l’ammiraglio gli rimproverava con asprezza di avere ricondotto il Sismi fra i tanti ascari degli USA, mentre lui aveva fatto di tutto per marcarne l’indipendenza al punto che, da Autorità’ Nazionale per la Sicurezza, aveva disposto la chiusura della stazione CIA di Milano, costringendo gli agenti di Langley ad appoggiarsi al ROS dei carabinieri.

A proposito del generale Tavormina,Martini mi racconto’ un’altra cosa curiosa e cioè’ che in quell’unico anno che il mio collega di Ribera aveva passato alla Legione di Padova, quasi ogni settimana veniva a cena Treviso, ospite del presidente emerito di cassazione Cesare Palminteri, gia’ ufficiale dei carabinieri in gioventù’.L’altro ospite fisso di quelle cene era un giovane magistrato di Venezia, Felice Casson, allora impegnatissimo nelle indagini relative alla strage di Petano ed in particolare al tentativo di depistaggio posto in essere da due ufficiali dei carabinieri, il colonnello Dino Mingarelli ed il capitano Antonio Chirico.

L’ammiraglio mi disse che Palminteri( PM nel processo per l’omicidio di Vilma Montesi, dove chiese l’assoluzione per il figlio del ministro Piccioni), Tavormina e Casson erano accomunati dalla stessa passione…bocciofila, per usare le parole del mio collega generale Ganzer.Gli chiesi allora se anche lui avesse mai indossato il grembiulino che si porta per non sporcarsi di gesso quando si maneggiano le bocce e ricordo la solennità’ con cui quel vecchio marinaio, senza che io gliela avessi chiesta mi dette la sua parola d’onore di ufficiale e gentiluomo che lui si era sempre astenuto….dal gioco delle bocce.

Quando seppe che avevo avuto il privilegio di essere stato promosso e rimosso dal comando del Nucleo Operativo di Milano direttamente per volere di Bettino Craxi, mi invito’ a non serbargli rancore, definendolo come uno dei pochi presidenti del consiglio che avevano avuto la forza di mantenere la schiena dritta davanti agli americani e mi racconto’una cosa che ancora oggi, se non fosse venuta da cotanta fonte, stenterei a credere.Mi disse infatti che Craxi, nel quadro dei suoi rapporti diplomatici direttamente tenuti con i mediorientali, quando passava le ferie estive ad Hammamet (dove e’ seppellito), se ne allontanava per alcuni giorni ed a bordo di un executive del governo tunisino, scortato da caccia israeliani, si recava in Giordania.

A suo dire Bettino  disponeva di una villetta alla periferia di Hamman, dove riceveva tutti coloro che non era opportuno si sapesse.Questo ricordo mi riporta al processo trattativa da cui ero partito e ad una delle ultime testimonianze che ho ascoltato, quella di Virginio Rognoni, il ministro  degli interni che destino’ Carlo Alberto Dalla Chiesa a Palermo senza dargli i poteri speciali che chiedeva.Rognoni ha rivendicato con fierezza questa scelta, a suo dire voluta proprio per rimarcare che la mafia andava sconfitta senza poteri speciali.Bello e condivisibile, pero’ mi chiedo una cosa:a quell’epoca il ministro tornava a casa in provincia di Milan per il week end a bordo di un executive di stato.
Ebbene io ricordo le bestemmie e le imprecazioni del collega che comandava il Nucleo Radiomoble, ogni qual volta il ministro, messosi personalmente alla guida della macchina che lo aspettava sotto l’aereo a Linate, correndo come un pazzo, riusciva a seminare la nostra gazzella che avrebbe dovuto scortarlo, non per correre a casa dalla moglie, dove arrivava solo dopo molte ore, ma, come Craxi ad Hammamet, per incontrare chissachi.

Torno al processo trattativa ed alla testimonianza del generale Tavormina, il quale, oltre all’accenno al generale Ramponi, fra le altre cose ebbe a testimoniare che lui aveva conosciuto Calogero Mannino a Torino, nell’alloggio di servizio del generale Sateriale, poco tempo prima che quest’ultimo morisse misteriosamente nella caduta del suo elicottero.

Tavormina e’ uomo di poche parole,ed al processo ne ha detto il meno possibile, ma io che lo conosco e lo stimo da quando, comandante provinciale di Cagliari, si travesti’ da prete ed arresto’ i membri di Barbagia Rossa che avevano disarmato  i soldati di una  polveriera, recuperandone i fucili personalmente, penso che una precisazione da lui fatta non sia gratuita.Nel citare le frequenti visite dell’imputato generale Subranni al Comando Generale dell’Arma, ha tenuto a precisare che non lui era l’oggetto di tali visite ma il generale Domenico Pisani, quello che istituì’ il ROS.

Che io sappia, il generale Pisani gode di buon salute e non ha tutte le benemerenze filoamericane del generale Ramponi, già addetto militare italiano a Washington, unico militare ad aver fatto parte della  Commissione Trilaterale, insignito della Legion of Merit (la più’ alta decorazione militare statunitense conferibile ad uno straniero) ed ancora in vecchiaia impegnato con i suoi amici americani a presiedere una società’ civile di contractors a Mogadiscio, il Gruppo Italiano di Sminamento Umanitario, pronto a sbarcare anche in Libia con un finanziamento del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

Io mi sento di dire al generale Pisani : Stai sereno, non sei il prossimo della lista, ma gli do un consiglio:se accusa qualche malore, eviti di farsi ricoverare all’ospedale militare del Celio, dove e’ morto Ramponi e dove sono capitate strane cose nel passato, a partire dalla fuga di Kapler.
Meglio il Policlinico Gemelli, sotto la protezione di papa Francesco.