Nicolo Gebbia

San Valentino per Giuseppe Graviano

Sembra un fiume in piena, ma in realtà corre dentro i precisi argini che si è imposto. Eppure io percepisco che certe sue dichiarazioni che il mio amico Marco Lillo (unico) riporta fedelmente, ci lasciano sospettare che il boss, in quella estate del ’93 a Sirmione, abbia naschiato le atmosfere di Virgilio e Catullo, di casa da quelle parti, e si sia illanguidito, mentre erano a bordo di un elegante motoscafo di legno biondo, ad appoggiare la testa sui capelli al vento di sua moglie Bibiana: “È stato un momento molto romantico. Io ero coricato ed i suoi capelli mi sbattevano sulla faccia. Lei aveva 25 anni e le ho detto – lasciami, abbiamo passato dieci anni insieme belli, perché ti devi violentare? Cercati una famiglia, dimenticati di meE lei mi ha risposto “noi due possiamo andare a vivere anche sotto terra, basta che ci sposiamo e mi dai un figlio- “ Graviano continua raccontando come l’uomo che lo fece arrestare, quel D’Agostino che voleva suo figlio fra i pulcini del Milan, fosse latore anche di una lettera dei genitori di Bibiana. Essa la fece piangere, tanto che lui le ribadì per l’ennesima volta: “Domani te ne vai, e non mi cercare più”.Un’ora dopo noi carabinieri lo arrestiamo e Bibiana prende l’aereo andando a vivere con mamma Graviano e dicendole: “Questa è casa mia “.
Proseguo con le parole del boss: “Per farla sfiancare mi scriveva ed io non le rispondevo. Rifiutai persino di incontrarla nei colloqui.” Finché riceve una lettera di sua madre :“Giuseppe scrivigli, che se no questa fa qualche sciocchezza, a lei va bene così, dice che nella sua vita c’è un solo uomo. Sei tu” – E lui allora, “ci ho pensato e le ho scritto : “va bene, prepara i documenti e ci sposiamo”. “Ci siamo sposati e allora le ho detto: “Ti ricordi quella promessa? Preparati.”.
Circa le modalità del concepimento dice: “Cose intime. Ho mantenuto l’impegno preso con mia moglie al lago”.
Badate che non vi racconto queste cose con la mia solita ironia, perché l’amore, quello vero, mi commuove sempre, e se c’è una cosa che affratella Graviano, Riina e Provenzano è proprio questo purissimo amore coniugale, portato avanti per le loro intere vite. Io, che li ho combattuti lealmente, senza ombre e senza vestire pupi ( = montare false accuse) per tutta la mia carriera, sono molto orgoglioso del fatto che la mano da me tesa alle loro vedove, ed a quella di Mariano Agate, non sia stata snobbata. Per Graviano vorrei fare qualcosa di più, perché lui, cinquantaseienne, sarebbe ancora in tempo a trascorrere uno scorcio significativo della sua vita con l’amata Bibiana.
Affinché ciò si realizzi dovremmo venirci incontro reciprocamente: noi, lo Stato, dovremmo convincerci a trattare i fratelli Graviano come abbiamo fatto con i terroristi più efferati, stragisti come loro, e per numero di vittime assolutamente paragonabili, che però, diversamente da loro, non sono nati in Sicilia. Mostriamo al mondo che consideriamo un siciliano alla stregua di qualsiasi altro italiano, tendiamogli la mano e forse lui la stringerà, guardandoci lealmente negli occhi e raccontandoci tutto quello che sa, senza le zone d’ombra lasciare da Buscetta e Contorno. Paradossalmente è proprio Giuseppe Graviano, che sicuramente si trascinerebbe dietro suo fratello Filippo e sua sorella Nunzia, che potrebbe consentirci di riappropriarci della nostra sovranità, come non ci è riuscito di fare con Riina, e come il Protocollo Farfalla ci ha impedito di fare a Provenzano, riducendolo ad un vegetale.
Come Martin Luther King anche io ho un sogno, e cioè vivere abbastanza da potere leggere sul vocabolario: “Mafia, isola africana ubicata di fronte alle coste della Tanzania, conosciuta per le sue spezie”