Francesca Scoleri

Processo Trattativa: Mafia Resiste. Candidata Alle Elezioni

Da Palermo, nel processo trattativa, il racconto  di oltre 25 anni di storia caratterizzata da intrecci politico-mafiosi, ricavata dal lavoro dei magistrati Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Nino Di Matteo.

Sono passati 26 anni dalla fine del maxiprocesso istruito dallo storico pool di cui facevano parte i giudici Falcone e Borsellino ma nell’aula bunker dell’Ucciardone, si respira la stessa aria di potere mafioso che si respirava allora. Un potere che ha dismesso la coppola e si aggira in doppiopetto nei palazzi istituzionali.

Il 30 gennaio del 1992, la Corte di Cassazione emetteva la sentenza definitiva del più grande processo penale celebrato al mondo: 2665 anni di reclusione e la conferma degli ergastoli per i sanguinari corleonesi capeggiati da Riina e Provenzano.

Oggi scopriamo che durante la lettura di quella maxi sentenza, i condannati confidavano in accordi solidi con uomini dello Stato affinchè fosse annullata. Nello stesso anno, Falcone e Borsellino, con i giovani uomini delle rispettive scorte, furono massacrati per aver ottenuto, con duro e sofferto lavoro, quelle sentenze e quelle pene.

Un massacro mai visto prima, in una terra che già contava tante vittime fra chi contrastava la mafia senza indietreggiare di un millimetro rispetto a intimidazioni e minacce. Una ferocia che sconvolse tutti, in Italia e oltralpe. Tutti tranne gli imputati del processo trattativa Stato-mafia.

Giunta alla requisitoria finale, la pubblica accusa toglie il velo di mistero su vicende che solo ora appaiono chiare e comprensibili. Non sappiamo come si esprimerà la corte ma di una cosa siamo certi: Nunc aut nunquam ( ora o mai più ).

Nel frattempo, grazie al lavoro del pool che ha istruito il processo trattativa, possiamo parlare di verità storica, e possiamo farlo ampiamente. Abbiamo il nome di quegli  uomini di Stato infedeli, che hanno mentito, “dimenticato”, omesso e  depistato favorendo l’attività criminale. Potrei usare la frase “più o meno consapevolmente”, ma sarebbe un’esternazione grondante di ipocrita garantismo. Consapevole supporto alla mafia dunque.

Direttamente coinvolto, Nicola Mancino, ex Presidente del Senato, ex Ministro degli interni ed ex vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Accusato  di falsa testimonianza, l’imputato Mancino, nega di essere stato avvertito da Claudio Martelli, all’epoca  Ministro della Giustizia, dei rapporti intrapresi dal Ros, a guida Mario Mori, con il mafioso Vito Ciancimino al fine di facilitare il dialogo con Cosa nostra.

A parte ciò che è di esclusiva pertinenza della Corte, è bene rappresentare ai nostri lettori, anche e soprattutto, alcuni imbarazzanti aspetti che riguardano gli imputati, al fine di comprendere lo spessore di certi omanicchi di Stato e le  connotazioni politiche che ancora oggi, esprimono soggetti. Nella maggior parte dei casi, impresentabili.

Prendiamo ad esempio  le dichiarazioni dell’ex ministro dell’Interno Mancino quando arriva a negare un incontro – che invece avvenne – con Paolo Borsellino,  esattamente il 1° luglio del 1992 e successivamente, si spinge a dichiarare,  che forse si, lo ha incontrato ma, “senza riconoscerlo”.

Il 23 maggio 1992, con i boati e il sangue della strage di Capaci, era recentissimo e si rifletteva sul volto di Paolo Borsellino in ogni dove ma lui, questo personaggio che Dante collocherebbe nella decima bolgia fra i “Falsari di parola”, in qualità di ministro dell’Interno,  non sapeva che faccia avesse. Ridicolo ma non per tutti.

Per alcuni è stato amico da aiutare, al punto da tentare di togliere il processo “al solito Di Matteo”. Cosi definisce il pm che indaga sulla trattativa evidentemente infastidito dall’azione penale intrapresa, in una intercettazione in cui chiede l’aiuto dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,  per avocare il processo a suo carico  sottraendolo a Nino Di Matteo, l’irremovibile che vuole scoprire chi trattò con gli assassini di Falcone e Borsellino.

Vergogna di tutte le vergogne, il Presidente della Repubblica, si prostrò alla richiesta dell’imputato. In seguito, trovò anche il modo di punire “il solito Di Matteo”, ottenendo un procedimento disciplinare per il magistrato a seguito di un’intervista che non rispondeva ad alcun profilo di violazione del riserbo cui era tenuto. L’importante era dar fastidio, ricordare che lui, l’improvvisato Marchese del Grillo, mal tollera chi pretende di sottoporre alla legge se stesso e gli amici a lui cari.

Ci chiediamo se oltre all’imputato Mancino, gli amici di Giorgio Napolitano, siano gli stessi amici di Andreotti e Berlusconi.

E a proposito di figure imbarazzanti, spicca quella di Mario Mori. Riflettiamo su un botta e risposta processuale. La Procura Generale di Palermo, rappresentata da Roberto Scarpinato, chiedendone la condanna,  aveva definito l’ex Generale del ROS “soggetto anfibio  che ha sempre deviato dalla regole per assecondare interessi extra istituzionali”.

E ancora, “un filo rosso  attraversa tutte le vicende di cui il generale Mori si è reso protagonista”.  Dal periodo delle stragi alla mancata perquisizione del covo di Totò Riina, dal mancato arresto di Santapaola al blitz mai scattato a Mezzojuso per arrestare Provenzano facilmente raggiungibile all’interno di un casolare.

Dal canto suo, il Generale senza gloria, risponde in modo estremamente sincero: “il mio comportamento è sempre stato lineare”. Verissimo. Non ne ha mai azzeccata una ma lo ha fatto in modo lineare. Ogni volta che non ne azzeccava una, un criminale festeggiava ma lui ha ragione, la linearità non è mai stata tradita.

Questo individuo ha rappresentato l’arma dei carabinieri e al di la dei risvolti penalmente punibili, riteniamo incomprensibile la scalata al potere che lo ha visto protagonista nonostante l’accumulo di fallimenti e la vicinanza non solo alla mafia siciliana, ma anche a soggetti come Licio Gelli.

Anche nel processo trattativa è stata chiesta la sua condanna. Singolare poi, il momento in cui, i difensori del “collezionista di  patacche”, presentano un esposto contro i giudici che lo stanno processando per “uso abnorme di attività integrativa di indagine” adducendo, “l’enorme dispendio di risorse da parte dello Stato”.

Si preoccupa  Mario Mori, dei soldi pubblici, lo ha dimostrato ampiamente quando Alemanno lo ha nominato consulente per la sicurezza di Roma, affinchè la mafia non entrasse nella Capitale ( la risata viene spontanea immagino); il costo dell’operazione fu di 8 milioni di euro. Sarà questa la ragione per cui, le sentenze di mafia capitale, hanno escluso l’aggravante mafiosa? Per rendere meno amaro quell’ammasso di soldi pubblici gettati al vento ? “Facciamo finta che la mafia a Roma non ci sia mai stata…che figura ci facciamo dopo il fallimento di Mori? “. Avranno pensato questo ?

Aria di mafia nell’aula bunker, aria di mafia nell’oblio degli organi di informazione che ignorano quel che accade in quell’aula. Silvio Berlusconi è il nome più ricorrente nelle citazioni della requisitoria; la figura più rassicurante per tutti i mafiosi intercettati inconsapevolmente; significativa la reazione  di Riina nel momento in cui scopre che Dell’Utri sta per essere arrestato: “Ma tanto non se la canta” dice al compagno di passeggiata.

Il Paese si appresta ad andare al voto e i sondaggi dicono che Forza Italia, il partito creato da chi “tanto non se la canta”, e presieduto da chi ha intrattenuto rapporti con i corleonesi privilegiando scambi di favori, riciclaggio di denaro sporco e che fra le altre cose, è indagato per stragi,  insieme agli alleati raggiunge il 36%. Il rischio che vinca  le elezioni è alto quanto preoccupante.

Eppure ormai è noto che le sue fortune hanno origine dai rapporti con la mafia. Il giornalista Gigi Moncalvo, ha recentemente dichiarato in una intervista, che al momento del suo ingresso in politica, Berlusconi aveva debiti per oltre 2 mila miliardi di lire e aggiunge: “Berlusconi – in questi vent’anni, stando all’opposizione, al Governo, non importa, calcolatelo lo trovate su tutti i siti e non sono fake news – ha un patrimonio personale di 6,5 miliardi di Euro! 6,5 miliardi di Euro. Ciascuno di voi può fare un calcolo su sé stesso: quanti soldi avevate vent’anni fa, 23 anni fa quando Berlusconi si candidò? Oggi ne avete di più o di meno? Oggi siete riusciti a moltiplicare il vostro denaro, a fare carriera nel lavoro, ad avere riconosciuto la vostra meritocrazia di più o di meno? Che cosa ha cambiato Berlusconi nelle vostre vite? NULLA! Ha cambiato tutto per la sua vita, perché è passato da un patrimonio di meno 2 mila miliardi di Lire a un patrimonio di più 6,5 miliardi di Euro! Cioè 13 mila miliardi di Lire.”

Escludendo  i magistrati fedeli alla Costituzione e al principio che la legge debba realmente essere uguale per tutti, Berlusconi non ha trovato alcun ostacolo sul suo cammino e questo perchè le vere alleanze su cui punta la sua forza, sono consolidate sotto la bandiera della mafia che, il processo trattativa ne è prova, riunisce schieramenti che nell’immaginario collettivo, sono contrapposte.

Agghiacciante.

Qualora scattassero le condanne chieste dalla pubblica accusa e auspicate da chi ha seguito la storia dal 92 ad oggi, avremmo motivo di compiacimento ma non si dimentichi che i soggetti coinvolti, determinanti o marginali, sono molti di più di quelli portati alla sbarra. Si pensi a Luciano Violante, anni e anni di silenzio e vuoti di memoria scoperti nelle aule di tribunale. Sapeva della trattativa. L’uomo che per anni ha militato nella cosiddetta sinistra favorendo gli interessi di Berlusconi, da Presidente della commissione parlamentare antimafia, scopre che il Ros sta imbastendo una trattativa con la mafia e per 17 anni finge di non saperne nulla.

Merito di questa e di numerose altre scoperte, Massimo Ciancimino, testimone chiave che ha dato il via al processo sulla trattativa rivelando cosa succedeva fra un attentato e l’altro.

Si era illuso forse Ciancimino, di dare un contributo gradito al Paese che il padre ha infangato con gli amici corleonesi e non di meno, con quelli milanesi. Ma questa è l’Italia.

La maggior parte della gente continuerà a pensare che Riina sia stato arrestato per i meriti di uno che poi ha “dimenticato” di perquisire il suo covo – i giornali di Berlusconi lo dipingono come il miglior agente segreto che l’Italia abbia mai  avuto; “il mio nome è Mori. Mario Mori” – e ignorerà colpevolmente, che quell’arresto era il frutto di una trattativa che si trascina ai giorni nostri e la guardiamo in faccia ogni volta che il Parlamento legifera ostacolando indagini, intercettazioni, magistrati e qualunque forma di contrasto al crimine organizzato.

L’immagine di Massimo Ciancimino, punito e abbandonato dentro una cella invece di essere protetto e custodito dallo Stato per aver raccontato segreti che Falcone e Borsellino avrebbero pagato per sapere negli anni del maxiprocesso, si alterna all’aula bunker dell’Ucciardone deserta e alla  lettera anonima spedita al figlio di Don Vito che qui riportiamo fedelmente affinchè si comprenda che non sono i mafiosi quelli preoccupati dal processo trattativa ma è lo Stato infedele e corrotto.

TESTO DELLA LETTERA ANONIMA SPEDITA A  MASSIMO CIANCIMINO 

 “Mi trovo a Palermo per l’anniversario della morte del giudice Falcone. Ho provato già a Roma durate le udienze  fissate nella capitale ad incontrarla personalmente, ma non sono mai riuscito a trovarla da solo.

Lei si è di fatto schierato col partito dei giudici, quel partito che con un piano ben stabilito e calibrato vuole minare la già precaria stabilità del nostro Paese con processi a Berlusconi, per delle stupide e banali feste private non percependo che senza l’appoggio della destra consegneremmo l’Italia ad una nuova tornata elettorale, riportando il caos totale.
Lei si è posto nella posizione sbagliata le avevano assicurato protezione se avesse smesso di farsi prendere ancora in giro dai pm palermitani. Inchieste come quella di Roma e Bologna, e Palermo, pendono sulla sua testa.

Questa lettera dovrebbe arrivarle il giorno di apertura del processo . ascolti il mio consiglio, lei non è un collaboratore, mi avrebbe già denunciato un anno fa, conosce le mie generalità, mi avrebbe subito segnalato nei riconoscimenti fotografici che le sono stati posti dai pm negli album mandati dalla DIA lo scorso anno. Non lo ha fatto, sarebbe stato molto sconveniente sia per lei che per la sua famiglia. Solo noi le possiamo garantire incolumità., già da mesi monitoriamo tutto. Il dottor Di Matteo è stato costantemente seguito, da nostri uomini sul posto, nei suoi spostamenti sia dal bar all’angolo di casa, sia da un negozio di sanitari, sito nello stesso stabile… Lo stesso per lei e la sua famiglia, per il giudice Morosini, ed anche tutte le passeggiate del pm nisseno Nico Gozzo, il pm del teorema dei Sistemi Criminali. Non abbiamo ostacoli nel colpirvi quando sarà necessario, i nostri amici ci hanno assicurato un sicuro risultato. Ascolti un buon consiglio, abbandoni questa sua battaglia inutile, possiamo schiacciarla come e quando vogliamo. Oggi il presidente Napolitano rappresenta una garanzia di una stabilità già gravemente compromessa. QUESTO PROCESSO IMBARAZZA TUTTI.

Deve essere fermato, dica chiaramente di aver fatto un patto con la Procura “io parlo, ma voi in cambio  mi lasciate stare su tutto il mio patrimonio”, invece come ha visto, neanche nella stessa palermo riescono a proteggerla, le hanno tolto la patente, non può più ucire la sera, sta rovinando la sua vita… le confischeranno tutto. Sappiamo dei suoi rapporti con Vanh Putthen ad Amsterdam per il recupero dei 12 milioni di dollari, già Roma sta provvedendo, le coperture poste per non identificare i suoi conti , noi abbiamo modo di sapere tutto, fornendo indicazioni preziose ai magistrati intenti nella ricerca del suo patrimonio. Vi controlliamo costantemente

Dal presidente Montalto all’ultimo giurato. Vedrete che brutta figura farete con il processo a Mori e Obinu,
Il presidente Fontana, un Giudice serio che riesce ancora a scindere le ragion di stato dalla semplice criminalità organizzata, saprà come demolire tutta la sua già poca credibilità, ribaltando l’impianto accusatorio.

Si tiri fuori da questo gioco molto pericoloso. Suo padre l’avrebbe già tolta di mezzo. Ricordi, solo noi le possiamo garantire tranquillità, , lei ha scelto di farsi male da solo, potranno accusarla per il reato di false dichiarazioni rese a pm, spieghi serenamente le sue ragioni, la difenderemo anche mediaticamente. Non consegni questa lettera ai magistrati, sarebbe per noi un brutto segnale, l’ultimo tentativo  di tirarsi fuori da una guerra persa in partenza. Seguendo ancora i consigli dei suoi “amici giudici” e dei suoi avvocati, farete tutti una brutta fine, non si scordi noi sappiamo tutto di lei e dei suoi amici magistrati. L’Italia non può affrontare un processo mortificante in questo preciso momento storico, siete  matti al solo pensiero. Un paese deve seguire le sue ragioni, spesso anche a danno di pochi scellerati, personaggi eversivi e nemici della patria. Un consiglio, la legga e la strappi, ha ancora tempo per riflettere”.