Nicolo Gebbia

Mezzojuso Mon Amour

I miei 25 lettori (ed ora anche le spie di Giletti), sanno che sono (come diciamo dentro l’Arma), un cinofilo. Hiroshima mon Amour di Alain Resnais, tratto da un soggetto di Marguerite Duras, che ne curò anche la sceneggiatura, lo vidi nel 64, cinque anni dopo che era uscito. Avevo 14 anni, adoravo già la nouvelle vague francese, ma rimasi prima sconcertato, e poi affascinato, dall’innovativo uso del flashback.
Il 31 dicembre scorso, andando a Mezzojuso per giurare come assessore alla pubblica istruzione ed alla cultura, il primo flashback l’ho avuto già lungo la strada, lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento.
Dal 1971 al 1974 ero stato fidanzato in casa con una bellissima ragazza con i capelli rossi e gli occhi verdi, sosia di sua nonna materna, l’indimenticabile Eloise Bentley nata a Palermo alla fine dell’800 dall’impresario del teatro Massimo, ed andata sposa ad un grande allevatore di cavalli di Godrano, don Ciro Princiotta, nelle cui terre c’è una cascata ed il relativo stagno che sono, secondo me, la materializzazione in terra della mitica Arcadia.
All’epoca, quando ogni pomeriggio d’estate la andavo a trovare per fare insieme il bagno nello stagno o nelle calde acque delle terme arabe di Cefala Diana, in tre quarti d’ora dalla spiaggia di Mondello ero già arrivato. Questa volta ci ho messo un’ora e mezza, perché la scorrimento veloce è franata in buona parte da anni e nessuno l’ha ricostruito.
Ma è la pacifica ed operosa popolazione di Mezzojuso che più mi ha fatto ricordare quel film: si aggirano smarriti fra le splendide strade di quel borgo medioevale come se fossero sopravvissuti allo scoppio di una bomba atomica e guardano con diffidenza ogni faccia nuova nel timore che si tratti di spie della 7 pronte a travisare ogni loro mossa, montandola e ritrasmettendola ad arte, onde farli apparire come i mafiosi del Padrino di Coppola.
C’è una regia in tutto ciò? Secondo me più d’una. Si comincia con un’associazione nata per aiutare le vittime del pizzo preteso dai mafiosi doc, che, iniziando a scarseggiare i clienti, deve inventarseli, perché altrimenti, diversamente dall’associazione dei partigiani, la quale oramai sopravvive solamente grazie ai figli e nipoti dei defunti che avevano fatto la resistenza, non avrebbe più il destro di distribuire i soldi di noi italiani che la Regione Sicilia continua generosamente ad elargire.
Ma la presunta regia che più mi inquieta è quella di coloro che, dopo aver sgominato la rinata mafia dei pascoli, forti degli encomi tributati loro, riusciranno finalmente a superare quegli scogli di carriera che si sono frapposti finora ad una rapida ascesa verso l’inquadramento nel ruolo dei direttivi, passando dai binari ferroviari alle stelle alpine sulle spalline.
Le menti raffinatissime di falconiana memoria, tuttavia, hanno bisogno di vasto consenso da parte dell’opinione pubblica nazionale che, stufa di processare e condannare per televisione presunti femminicidi alla Bossetti, questa volta si presta ben volentieri al main stream di Giletti, che finalmente ci fa toccare con mano le efferatezze di cui è capace un’intera popolazione, tutta vigliaccamente mafiosa ai danni di tre povere donne indifese.
Voglio contribuire con una proposta costruttiva, che faccia spendere tanti nostri soldi italiani alla Regione Sicilia nelle terre delle sorelle Napoli. Forse non sapete che il muro di Berlino era chiamato nella Germania comunista con il roboante nominativo di Grande Muraglia Antifascista. Io propongo di costruire nelle terre delle sorelle Napoli una Grande Muraglia Antimafia, che preservi Mezzojuso dai nefasti influssi di Corleone, patria di Bernardo Provenzano, Totò Riina e Luciano Liggio.
Il confine fra i due comuni passa proprio dal latifondo Napoli, a più di mille metri di altezza, ed edificare il muro sarebbe un’opera di ingegneria degna della Muraglia Cinese. La manodopera locale non basterebbe, e sarebbe necessario assumere centinaia di manovali magrebini, che potrebbero ripopolare il paese e si accontenterebbero della costruzione di una piccola moschea con relativo minareto che tanto migliorerebbe, dal punto di vista paesaggistico, la skyline locale, andando a completare idealmente la prospettiva dei campanili ortodossi e cattolici.
Il muezzin poi rappresenterebbe un’attrattiva turistica impagabile, tale da far rivaleggiare per popolarità il mio sindaco Salvatore Giardina con l’ecumenico Leoluca Orlando, capace, come ha fatto di recente, di trascurare la presenza del Papa nella sua città, per accorrere al fianco dell’ambasciatrice indiana, e partecipare alla processione indù che muoveva da Villa Igea per celebrare la festa di Ganesha, dove i fedeli seguono la statua dell’elefante con una sola zanna, che in India è una delle rappresentazioni di Dio più conosciute e venerate.
Forse il rinascere dell’islamismo a Mezzojuso, che islamica nacque mille anni fa, riporterebbe negli abitanti quel coraggio indomito che finora è mancato loro per mandare a quel paese tutti i loro detrattori.
Termino con un appello a Matteo Salvini: delega di un supplemento di indagini il vicequestore Manfredi Borsellino. Cefalù, sede del suo commissariato, è vicinissima, e sarebbe per lui un sacrificio da poco. Anzi, con le ultime nevicate, potrebbe trascorrervi una settimana bianca con gli sci da fondo sempre ai piedi. Se anche lui, dopo le indagini condotte autonomamente da quelle degli encomiandi carabinieri, decreterà che a Mezzojuso c’è Cosa Nostra , ne prenderemo atto e ti chiederemo di istituirvi un commissariato di polizia.