Francesca Scoleri

Maria Grazia Mazzola: “A Malta, regime autoritario e inerzia degli inquirenti su fatti di corruzione”

Maria Grazia Mazzola, Giornalista e Inviata Speciale, con alle spalle un lavoro eccellente e poco comune; 30 anni di inchieste sviluppate nell’ambito della criminalità organizzata e purtroppo, anche tante ritorsioni dal quel mondo parallelo. Ultime, le vicende di Bari, dove è stata minacciata di morte, dalla moglie di un boss del clan Strisciuglio, condannata per mafia.

La Giornalista Mazzola, nonostante il periodo di forte tensione legato a questa vicenda iniziata con una aggressione da parte della delinquente pugliese, non si è comunque risparmiata sul fronte internazionale. Ha seguito la vicenda di Daphne Caruana Galiza dal giorno dell’attentato che costò la vita alla Giornalista maltese, il 16 ottobre del 2017.

– Maria Grazia, importanti novità; l’eco delle denunce fatte da Daphne quando era ancora in vita, è stato finalmente rivelato pubblicamente fino a scuotere il governo di Malta. Cosa sta emergendo?

“Sta emergendo un quadro sconcertante, perché siamo in Europa e lo Stato di Diritto non dovrebbe essere considerato un optional dal Governo di Malta. Due anni di indagini ferme per l’autobomba della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, con gli arresti solo dei tre killer. Ma sui mandanti il Governo di Malta aveva fatto spallucce. In tutto il mondo abbiamo protestato con pressioni internazionali: giornalisti, ONG per la protezione dei giornalisti, società civile internazionale, con la famiglia Caruana Galizia in testa. Anche l’Europa ha fatto la sua parte. All’improvviso il 19 novembre-pochi giorni fa- viene arrestato l’intermediario tra i killer e i mandanti, un tassista di hotel di lusso, Melvin Theuma, con precedenti per usura. Viene arrestato per riciclaggio e chiede subito la grazia confessando la sua partecipazione all’azione omicida. Chiede la grazia perché collabora e vuota il sacco. In 24 ore va in prigione il miliardario Yorgen Fenech, indicato dall’intermediario come il mandante. Ma Fenech dice che mastermind è Keith Schembri, il Capo di Stato Maggiore, il numero due dopo il Primo Ministro Muscat. E’ una storia sconcertante perché si dimettono ben tre ministri, viene perquisita la casa di Schembri, portato in carcere in numero due del Governo e subito dopo scarcerato senza comunicazioni pubbliche. Il medico di Yorgen Fenech -Adrian Vella- viene arrestato per fare da tramite tra Fenech e Schembri con scambio di messaggi e indicazioni. Anche Vella viene scarcerato. Spunta la foto dell’intermediario Theuma con il Capo di stato maggiore Schembri nell’ufficio del primo Ministro Muscat alla Castille. Il minimo sindacale è che vadano a casa tutti e smettano di interferire sulle indagini in corso. A Malta ci sono le barricate per strada per le proteste della società civile, con la denuncia da parte della famiglia Caruana Galizia di manipolazione governativa delle indagini sull’omicidio della giornalista maltese. Daphne anni prima aveva denunciato le tangenti intascate dai ministri Schembri e Mizzi per la centrale elettrica a gas di Malta, attraverso la società offshore 17Black con sede a Dubai, della quale il consorzio investigativo giornalistico Daphne Project ha scoperto poco tempo fa il proprietario: proprio Yorgen Fenech. Se i giornalisti investigativi hanno trovato le prove della corruzione di alcuni ministri maltesi, come si spiega l’inerzia degli inquirenti maltesi? Ecco perché la famiglia della giornalista giustamente chiede che il Primo Ministro si dimetta subito. Invece no, si dimetterà soltanto il 12 gennaio quando il partito Laburista eleggerà il nuovo leader! Nel frattempo nell’indagine sono state inquinate alcune prove.”

– Sin da quando ci siamo incontrate alla Camera, in occasione del convegno organizzato dalla nostra associazione per onorare la memoria di Daphne, ad un anno dalla sua uccisione, abbiamo percepito la tua grande vicinanza a quella giornalista che si era spesa contro la corruzione, mettendo da parte i rischi che poi, l’hanno condotta a quella bomba. E’ cosi?

“E’ così. E grazie a voi la sorella Corinne Vella fu invitata a dire la sua alla Camera dei Deputati a Roma, sui gravi fatti che hanno caratterizzato l’autobomba della sorella Daphne: un’ autobomba contro una donna sola, una giornalista investigativa armata di computer e tastiera. Porto Daphne nel cuore ed è uno dei punti centrali del giornalismo nel quale credo: il giornalismo civile, non il manuale delle giovani marmotte del giornalismo dei verbalini. Il giornalista davanti a fatti gravi come la corruzione e le mafie, deve prendere posizione. Non siamo vigili urbani nel traffico. La mia bandiera è l’articolo 21 della Costituzione italiana e il mio Contratto Nazionale Giornalistico da inviata speciale. Daphne testimonia come lei stessa indagasse nel silenzio generale denunciando l’illegalità diffusa e la compromissione politica. Daphne è stata vittima di mafia- l’autobomba è strategia mafiosa del terrore- di corruzione politica e di femminicidio. L’essere donna, giornalista indipendente, non ubbidiente al sistema corruttivo, non legata ad alcuna lobby- questo è un punto centrale di rottura- è destabilizzante per il sistema compromesso che si regge sul conformismo, il pensiero unico e l’ubbidienza. Ne vedremo delle belle sull’inchiesta che deve assolutamente portare a galla tutta la verità! Ne va della credibilità europea dello Stato di Diritto”.

– Il mondo del giornalismo, quello dei professionisti veri, condizionati solo dal senso di dovere verso i cittadini – non mi riferisco certo alle migliaia di giornalisti manovrati dall’ambizione e dal puparo di turno nell’editoria o in televisione – come vive in Italia il dilagare inarrestabile della corruzione legato a doppio filo con la mafia da nord a sud?

“Il giornalista autentico è un testimone: guardate questo è il sale del giornalismo ed è l’elemento centrale del rafforzamento o del degrado di una democrazia. Se un giornalista non testimonia più la verità che documenta, che vede, che tocca, se il giornalista si autocensura e per quiete pubblica smette di alzare la voce, allora la democrazia sarà finita. Se invece di scrivere ‘mafia’ scrivi malavita, se invece di scrivere i nomi e i cognomi degli indagati e dei condannati, li ometti, se volti lo sguardo dall’altra parte, allora il malaffare avrà vinto perché il cittadino leggendo o ascoltando il servizio, non saprà mai da dove arriva il pericolo. Il giornalista è una sentinella e sta sulle mura della città a segnalare i pericoli, non siede nei salotti con gli esponenti dei poteri forti. L’autorevolezza si misura se sei indifferente alle pressioni, ai condizionamenti e ti schieri sempre dalla parte dei cittadini, unici editori di riferimento. Dunque c’è un prezzo da pagare. Quanti lo fanno?”

– L’ Unione Europea ha posto le giuste basi per tutelare i giornalisti e le loro inchieste dopo quello che è accaduto a Daphne a Malta e ad Ján Kuciak in Slovacchia?

“L’Unione Europea dice molte cose giuste, ma poi bisogna guardare ai fatti. Cosa pratica? L’Unione Europea ha autorizzato la vendita della cittadinanza a Malta col business dei passaporti a 650.000 euro – scandalo denunciato da Daphne- sapendo che Malta è nella Black List. Poi quando Daphne è stata assassinata ha pianto sulla sua tomba. Perché non impedisce certe scelte sciagurate come la vendita dei passaporti? Le mafie stanno facendo affari sporchi in Europa a oltranza, tanto che rischiamo il Narco Stato nel silenzio generale. Io amo la coerenza. Non guardo le parole, ma esamino i fatti”

Ringraziamo la Giornalista Maria Grazia Mazzola per questa intervista e concludiamo coi fatti delle ultime ore; il movimento dei Graffiti, impegnato in forti proteste contro il sistema corrotto ormai  primo di veli, ha raggiunto Auberge De Castille, sede del Primo Ministro, per chiedere le sue dimissioni. A quel punto, è intervenuto l’esercito, chiudendo dentro l’edificio i manifestanti ed impedendo a Corinne Vella, di prendere parte alla protesta. Azioni da regime autoritario.