Nicolo Gebbia

Graviano vegetariano e Berlusconi referendario

Sono emersi ulteriori particolari della testimonianza resa da Giuseppe Graviano un paio di giorni fa in Calabria.

Lo dobbiamo, naturalmente, al solo Fatto Quotidiano, l’unico che non rispetta il patto del silenzio che coinvolge anche la RAI (ultima sua foglia di fico: “La notizia è stata trattata nel TG2 delle 18.15”).

Apprendiamo così per la penna del mio amico Marco Lillo che il boss è vegetariano ma non riusciva a rispettare la sua dieta nel carcere di Opera.

Ed è così che scrisse all’allora berlusconianissima ministra della Salute Beatrice Lorenzin.

Ricordo ai più distratti dei miei 28 lettori che Bea transito’ nel Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano per restare ministro (e ci riuscì) ed ora aderisce al Partito Democratico.

Ho sempre pensato che stronza non deve essere, perché altrimenti non avrebbe avuto bisogno di tanti traghettamenti per restare a galla, e personalmente sposo in gran parte la sua campagna per le vaccinazioni.

Ma questa è una divagazione, e torno alla famosa lettera di Graviano.

Lui dice che la copia in suo possesso s’è persa durante i vari traslochi carcerari e non riesce ad esibire neanche la presunta risposta che gli avrebbe fornito la ministra.

Quest’ultima, interpellata, casca dal pero e dichiara di non aver mai saputo della lettera di Graviano che, presumibilmente, fu trattata da un funzionario del ministero (lei non lo menziona, e lui non si è fatto avanti col ditino alzato).In ogni caso spiega Bea che il suo ministero non rispose al boss, limitandosi a segnalare alla direzione del carcere di Opera ed alla ASL che rendessero disponibile una dieta vegetariana per gli ospiti carcerari affetti da patologie che ne avrebbero tratto giovamento.
Pare che Graviano, in ogni caso, abbia potuto leggere la risposta, dove c’era scritto che il ministro stava “portando avanti tutto quello che avevo chiesto”. Ed è qui che casca l’asino, perché nella richiesta originaria del detenuto, cedendo a lui la parola, si poteva leggere ” io spiego questa situazione, che io ero in carcere per proteggere il signor Silvio Berlusconi e gli racconto le cose ingiuste che mi stavano facendo “.
Voi pensate che a questo punto qualcuno, dalla ministra a scendere sino all’ultimo secondino, abbia informato un magistrato del fatto che e c’era un capomafia che aveva messo per iscritto che lui si trovava in galera per aver voluto proteggere il Presidente del Consiglio?

Io, nella mia modesta ma discretamente qualificata esperienza, lo avrei ritenuto doveroso, e considero penalmente omissivo non averlo fatto.

Circa poi il fatto che le lamentele di Graviano non siano state portate a conoscenza di Berlusconi, c’è la prova provata del contrario: la lettera arriva al ministero della Salute il 21 di agosto e, malgrado risulti esaminata solo il successivo 17 settembre, il 31 agosto, cioè dieci giorni dopo che essa è pervenuta, il Cavaliere è in passerella di fianco a Marco Pannella per la firma del referendum per l’abolizione dell’ergastolo.

Perché non siamo andati a votare?

Perché non sono state raggiunte le 500.000 firme necessarie.

E qui entra in campo la mia presunzione di conoscere i processi mentali del tycoon, volti ad ottenere il massimo risultato con il minimo esborso.

Per la Pasqua del 1987, quando decise che si doveva arruffianare tutti noi ufficiali del Nucleo Investigativo di Milano, mandò a me ed agli altri cinque colleghi sei uova di cioccolata , ognuna delle quali era alta più di lui, tacchi rialzati compresi.
Spiegazione: qualche mese prima era esplosa una bomba dimostrativa presso la sua abitazione cittadina di Via Rovani (formalmente sede fiscale della Fininvest) che aveva distrutto un’automobile parcheggiata, divelto la cancellata ed inoltre colpito i nostri artificieri per la sofisticatezza del composto chimico utilizzato nella la sua realizzazione, non la solita polvere nera.
Io, che sono il solito moralista, pensai che cotanto uovo dovesse contenere una sorpresa dal valore inaccettabile per un funzionario pubblico.

Lo feci presente agli altri, proponendo di restituire le uova, ma non ne trovai neanche uno disponibile e, per giunta, mi dissero che le avrebbero aperte in famiglia il giorno di Pasqua.

Fu così che ebbi una pensata diabolica: spedii il mio uovo alla redazione di Repubblica, indirizzandolo alla contessina Caterina Pasolini dall’Onda, una splendida alta ragazza con i capelli rossi e le lentiggini, la cui madre era la bellissima Violante Visconti Di Modrone, e la nonna l’ancora più bella Nicoletta Arrivabene Valenti Gonzaga.
Suo patrigno, inoltre, per averne sposato in seconde nozze la madre, era il fratello di Marella Agnelli, e cioè il Principe Carlo Caracciolo di Castagneto, fondatore del quotidiano, che, morendo, ha lasciato tutto il suo patrimonio proprio a Caterina ed ai suoi due fratelli maschi.

Avevo vergato un biglietto: “Cara Caterina, l’uovo di cui ti faccio omaggio non l’ho comprato né da Cova né da Sant’Ambreus.
Me lo ha regalato invece Silvio Berlusconi, così come ha fatto con gli altri cinque colleghi di via Moscova che tu conosci bene. Ho il dubbio che si tratti di una captatio benevolentiae, volta ad indirizzare le nostre indagini sull’attentato di Via Rovani. Ti prego quindi di aprirlo subito in redazione, davanti a Piero Colaprico e gli altri amici. Se dentro c’è un regalo inaccettabile per un gentiluomo, ti autorizzo a raccontarlo domani sul tuo giornale”.

Neanche un’ora dopo Caterina mi telefonò, raccontandomi che tutta la redazione stava mangiando a quattro ganasce la cioccolata del Cavaliere e tranquillizzandomi circa la sorpresa, che consisteva in una macchina fotografica Kodak di plastica, del modello usa-e-getta, di infimo valore.

Traggo la morale da tutto ciò, applicandola al caso Graviano.

Il Cavaliere, che è intelligente ma ha la presunzione di essere addirittura geniale, dopo avere fatto arrestare i fratelli Graviano sia perché seppellendoli in carcere occultava il ruolo avuto per le stragi, sia perché non aveva intenzione di restituire loro i venti miliardi moltiplicati per gli interessi composti del 20% annuo che aveva promesso, quando si rese conto della pericolosità di quel detenuto, grazie al tempestivo allarme datogli dalla Lorenzin pose in essere la sceneggiata che conosciamo di fianco a Pannella , mossa che sapeva essere inefficace, perché non coinvolgeva il suo partito.
Sono passati da allora altri sette anni, e lui spera di trovare ulteriori escamotages per tirare a campare in libertà, con i Graviano ristrettì, fino alla sua morte naturale, visto che recentemente si è convinto che essa avverrà anche per lui perché il Padreterno è incorruttibile.

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