Nicolo Gebbia

Dai distanziatori sociali umani alla vergognosa telefonata di Raoul Bova. Povera Patria

I miei 25 lettori avranno notato che da un po’ di tempo mi rifugio nella memoria, raccontando ciò di cui sono stato testimone o addirittura, come ieri, ipotizzando fantasiosi risvolti di una storia che non è stata. Lo faccio perché, angosciato come voi, non so darmi risposte e quindi cerco di astrarre dal vero 𝑏𝑢𝑠𝑖𝑙𝑙𝑖𝑠.
Oggi però non riesco a fare a meno di ironizzare sulla trovata del ministro Boccia: l’assunzione di 60.000 𝑑𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑑𝑜𝑠 che, indossando una casacchetta riconoscitiva, saranno autorizzati a tenerci distanziati gli uni dagli altri ed a chiederci i documenti se dichiariamo di essere in qualche maniera o prossimi congiunti o conviventi, mentre gli amanti sono esclusi da questo privilegio (quello di poter stare l’uno accanto all’altro).
Secondo me Boccia, per il tramite di sua moglie 𝑁𝑢𝑛𝑧𝑖𝑎 𝐶𝑎𝑡𝑒𝑟𝑝𝑖𝑙𝑙𝑎𝑟 (noi di Mezzojuso la chiamiamo così), riceve ordini direttamente da Giletti, ormai avviato a scendere fino in fondo la china del tanto peggio tanto meglio.
C’è poi un documento diffuso da seimila medici tedeschi, pieno di timbri del ministero della sanità federale, che non lo ha smentito, ma ha mostrato solo rabbia perché esso non sia rimasto riservato. C’è scritto che quella della pandemia è una bufala, perché sono morte le persone che sarebbero morte comunque, più quelle che non sono state curate perché le loro cure vennero sospese per dedicarsi al Coronavirus, più quelle che per lo stesso motivo non sono state sottoposte alle operazioni chirurgiche già programmate, più quelle che si sono suicidate a causa della depressione provocata da questa pazzia collettiva. In tutto ciò l’Italia, inizialmente additata al pubblico ludibrio come la più probabile untrice d’Europa, con una percentuale di pericolosità inversamente proporzionale al reddito medio dei suoi abitanti (untori più pericolosi quindi i lombardi), ha dovuto sbattere il muso contro la constatazione che alcuni dei suoi magistrati fanno proprio schifo.
È di oggi la pubblicizzazione di una corrispondenza fra Palamara e Raul Bova, incazzato per aver dovuto pagare troppe tasse arretrate. Siccome malgrado tutto mi è rimasto uno spiccato senso dell’umorismo, ho riportato alla memoria Liborio Romano, il ministro dell’Interno di Franceschiello, che nel 1860 incaricò Salvatore De Crescenzo, capo indiscusso della camorra, ed i suoi accoliti, ai quali concesse amnistia incondizionata e stipendio governativo, di mantenere l’ordine pubblico nella città di Napoli. In divisa e con coccarda rossa, De Crescenzo ed i camorristi ebbero anche il compito di supervisionare il plebiscito per l’annessione al Regno Sardo, poi assalirono i commissariati borbonici al grido di “𝑀𝑜𝑟𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎!”.
Liborio Romano, (pare bisnonno materno di Giuliano Amato), nominato da Ferdinando II, mentre il suo re si ritirava a Gaeta, andava ad accogliere Garibaldi, che lo riconfermò ministro degli Interni, consentì ai camorristi di De Crescenzo di trucidare tutti i poliziotti borbonici, ma impedì così quello che era già successo nel 1798 e nel 1848, cioè il saccheggio indiscriminato della città da parte della plebe.
Io penso che se Musumeci in questo momento in cui, per dirla alla siciliana, 𝑐𝑐𝑢 𝑠𝑖 𝑠𝑢𝑠𝑒 𝑐𝑢𝑚𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎, dichiarasse l’indipendenza della Sicilia, motivata dal disgusto per quello che sta succedendo nell’Italia continentale, e se egli garantisse l’impunità a Matteo Messina Denaro ed a quanti da lui prescelti, nominandolo ministro dell’Interno, forse le cose andrebbero meglio, almeno avremmo finalmente un professionista della materia ad occuparsene. Stiano tranquilli poi i ragazzotti che agitano l’agenda rossa ed hanno un lenzuolino bianco pieghevole nel loro zainetto: nulla cambierebbe nel rituale delle commemorazioni perché, come scriveva Giovanni Falcone, e ricorda oggi Nando Dalla Chiesa sul 𝐹𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑄𝑢𝑜𝑡𝑖𝑑𝑖𝑎𝑛𝑜 “𝑖𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑖 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑚𝑎𝑓𝑖𝑜𝑠𝑖 𝑚𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑛𝑖𝑐𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑖 𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑓𝑜𝑙𝑙𝑖”.
Ne ebbi una prova il giorno che raggiunsi Palermo da Sarajevo, nel settembre 2002, ed arrivai proprio in occasione della ricorrenza per l’uccisione di Padre Puglisi.
In alcuni telefoni dei Lo Piccolo, intercettati, emerse che essi si preoccupavano per l’insufficiente affluenza di persone nel luogo della manifestazione, e davano tempestivo ordine perché i loro picciotti corressero lì ad applaudire gli oratori.
Concludo questa miscellanea con la geniale trovata del presidente della Tanzania, che ha sottoposto al test del Coronavirus pecore, capre ed anche piante di papaya. Tutte positive.

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