Nicolo Gebbia

Beppe Lumia e l’antimafia all’Antonello Montante

Per arrivare alla verità sulle sorelle Napoli tanto care a Giletti, trascrivo fedelmente dall’articolo di Gian Marco Chiocci, apparso su Il Giornale il 15 dicembre 2011:

“Giuseppe “Beppe” Lumia, senatore PD, ex presidente (e attuale membro) della commissione antimafia, vive un periodo tormentato. Lui che da sempre ci mette la faccia nell’attaccare questo o quel politico sospettato di mafiosità (talvolta anche solo a seguito delle dichiarazioni di un pentito) si ritrova accusato dall’ex presidente di Confindustria di Caltanissetta, Pietro Di Vincenzo, d’avere intascato una mazzetta da 100 milioni di lire. Lumia ovviamente nega. Accusa il suo accusatore di aver trascinato per vendetta nella polvere pure il successore degli industriali nisseni, l’amico Antonello Montante. Tra le frequentazioni pericolose che i detrattori rinfacciano al senatore c’è quella – riferita dal carabiniere- talpa Giorgio Riolo – con il re delle cliniche Aiello, vicino a Provenzano, e quella con Francesco Agnello, finito nell’inchiesta Penati, tirato in ballo anche dal pentito Campanella, che in origine tirò in ballo pure lui. Ragionando, dunque, come ragionerebbe un militante giustizialista antimafia, c’è una storia, quella della metanizzazione in Sicilia, che potrebbe provocargli un qualche imbarazzo. E’ la vicenda della Gas (Gasdotti azienda siciliana), ovverossia della Spa gestita dal sindaco mafioso Vito Ciancimino (e poi dal figlio Massimo, come racconterà a verbale il pentito Giovanni Brusca parlando dei lavori a Trapani e Alcamo) attraverso il professor Gianni Lapis in società con il defunto presidente Enzo Brancato.

Occorre soffermarsi su questo Lapis, già condannato a 2 anni e 8 mesi per intestazione fittizia di beni, indagato per corruzione per corruzione nei confronti del ministro Romano e del senatore Vizzini, ripetutamente coinvolto in procedimenti sul business miliardario del gas insieme al figlio “pataccato” di Ciancimino, Massimo, che reclama per sé i milioni del papà nella Gas Spa. Lapis spiega perché non può aver consegnato mazzette all’ex ministro dell’Agricoltura (“io le concessioni le ho ottenute nel ’99, Romano è stato eletto nel 2001, difficilmente penso che possa essere intervenuto politicamente per favorirmi nella concessione del gas”) e poi la butta lì: “Contributi elettorali? Posso averli dati anche ad altri soggetti di altre forze politiche, la procura ha le carte (…). Posso averli dati anche a soggetti del Pd o di altre forze politiche, anche ai presidenti delle commissioni antimafia può darsi che possano avere avuto da me appoggi, non credo che siano mafiosi, no? Li ho dati a tutti quei soggetti che reputavo corretti e idonei a sostenere quelle che erano le necessità della Sicilia”. Contattato dal Giornale pochi giorni prima dell’arresto Lapis ha preferito sorvolare su quel riferimento ai possibili contributi dati ad un presidente dell’Antimafia: “Non ne voglio parlare, per ora”. Sempre ragionando come ragionerebbero certi giustizialisti antimafia, si potrebbe (ingiustamente) gettare nel tritacarne tutti i presidenti antimafia, incluso Lumia, cosa che ci rifiutiamo di fare. Eppure coi sistemi cari al giustizialismo a senso unico sarebbe facile “mascariare” il senatore Pd collegando le frasi di Lapis ad un video girato il 17 giugno “2000 a Mezzojuso dedicato all’inaugurazione dei lavori di metanizzazione ottenuti grazie ai finanziamenti erogati sotto il governo D’Alema. Al microfono il sindaco Francesco Nuccio elogia chi ha permesso il miracolo del gas, come Lumia “che oggi è qui presente, e per noi è grande soddisfazione anche per il nuovo ruolo di presidente della commissione antimafia”. Nuccio rimarca l’aiuto prestato dal parlamentare nel firmare “il protocollo di legalità tra amministratori e l’impresa Gas”, quella di cui si trovò traccia in un pizzino del boss Antonino Giuffrè, centrale nelle indagini sul tesoro dell’ex sindaco mafioso di Palermo. Al comizio è presente il professor Lapis che non viene però mai citato dagli oratori a differenza del socio Brancato “il presidente della Gas, una persona sempre disponibile” chiosa Nuccio. Tra chi applaude in piazza c’è anche un certo ingegner Italiano (ricordatevi questo nome). Interpellato dal Giornale, Lumia nega sia di aver mai conosciuto Lapis che di essere lui l’ipotetico presidente della commissione antimafia citato dal prestanome di Ciancimino in tv. Quanto al comizio di Mezzojuso spiega: “Ho sempre denunciato questo sistema, è follia allo stato puro mettermi dentro. A Mezzojuso fu l’unico posto dove fu firmato un protocollo di legalità con la prefettura, lo fecero i sindaci, e quindi io non sapevo niente, men che meno potevo sapere chi c’era all’inaugurazione. Andai solo perché sapevo che era stato fatto questo protocollo. Non scriviamo inesattezze perché querelo, non si scherza con la mafia”.

Andando a dare un’occhiata alla Gazzetta ufficiale della Regione Sicilia del 17 settembre 1999 sui “contributi Pop Sicilia” per la metanizzazione ci si accorge che la Gas (e le altre società ad essa riconducibili) fa man bassa delle erogazioni pubbliche. Oltre 400 miliardi che nonostante i protocolli di legalità, attraverso il pagamento del pizzo per la “messa a posto” dei cantieri, non di rado sono finiti a Cosa nostra, come riscontrato nelle inchieste dei pm di Messina che si rifanno alle dichiarazioni del boss Carmelo Bisignano in stretto contatto prima con il presidente della Gas Spa, Ezio Brancato, eppoi con una stretta parente (all’epoca sposata con il figlio di un importante pm antimafia). Va detto che il procedimento a Catania su Brancato e la mafia, è stato archiviato anche se, contemporaneamente, in un’altra inchiesta, a Palermo è indagata la vedova Brancato. L’ombra della Gas si è allungata anche in Abbruzzo, tant’è che nel dicembre del 2007, partecipando ad una assemblea dell’associazione “Libera”, Lumia parla di Lapis, di Ciancimino, del pericolo di infiltrazioni mafiose ad Avezzano e dintorni. Finito il discorso, Lumia viene preso di petto dal rappresentante delle società collegate a Lapis che rivendica la correttezza dei rapporti e la regolarità di un appalto. Nella foga l’uomo fa presente a Lumia “che nessuna colpa può essere addebitata all’ingegnere Italiano (presente a Mezzojuso ndr) poiché l’ex dirigente della Gas è stato prosciolto e la sua posizione archiviata dal Gip il 5 giugno 2007”.

Replica stizzita di Lumia: “Se non si preoccupa lei che aveva in società Ciancimino, chi vuole che se ne preoccupi?” Domanda legittima che qualche detrattore del senatore Pd potrebbe rivoltargli contro per non essersi preoccupato troppo di chi c’era davvero dietro la Gas. Ma occorre essere garantisti sempre convinti assertori che tanti indizi non fanno una prova e che non bisogna parlare a vanvera. Almeno “per ora”, direbbe Lapis.”

Fin qui l’articolo.

“Segui i soldi” (e troverai la mafia) era solito dire Falcone. Quel 17 giugno del 2000, quando Lumia a Mezzojuso siglo’ il patto che avrebbe dovuto coniugare “lo sviluppo con la legalità”, era in scadenza l’assegnazione alla sua persona di una scorta di primo livello ( macchine, sirene ed altre amenità), e già in Prefettura a Palermo si pensava di togliergliela visto che da anni non subiva minacce. Ma la scorta ha una valenza da status symbol notevole.

Ricordo che quando comandavo il nucleo investigativo di Milano, ogni volta che era in scadenza la scorta del giudice Francesco Di Maggio, puntualmente arrivavano quelle due o tre telefonate anonime che inducevano la Prefettura a confermargliela. A Palermo però in Prefettura sono più navigati, non basta la telefonata anonima, e quindi quale occasione migliore di una trasferta a Mezzojuso, la capitale ideologica di Cosa Nostra, tanto quanto Corleone è la banale capitale geografica?

E fu così che lungo la discesa che congiunge l’abitato allo scorrimento veloce, la macchina del presidente Lumia si imbatte’ in un chiodo a tre punte. Noi in paese lo apprendemmo il giorno dopo dal Giornale di Sicilia, in un articolo forse già allora firmato da Spallino. Ed un consigliere comunale, tale Giuseppe Muscaglione, osò contestare l’autenticità dell’attentato con una lettera al direttore.

Da allora non ha più lavorato! Ma che c’entrano le sorelle Napoli, direte voi? Vi rispondo con un paio di domande: chi era il sindaco di allora, che gesti’ la metanizzazione? Chi è oggi a Mezzojuso il grande regista della sceneggiata, che Giletti (inconsapevole) ha cavalcato dopo che altri l’avevano avviata?

Non crederete mica che sia Salvatore Battaglia, quel bravo ragazzo vittima anche lui di ‘menti raffinatissime’? Svegliatevi, non vi adagiate anche voi nel refren ripetuto fino alla nausea dal successore di Lumia al nostro povero Salvatore Giardina: “Sindaco, tre povere donne sole! Lei ha lasciato sole tre povere donne.” Altro che sole, dico io.