Nicolo Gebbia

Vittorio Sgarbi: Cosa Nascondono I Suoi Ricatti ?

Vittorio Sgarbi avverte: “Non sarò più assessore ma ho un piccolo ricatto per Musumeci”

I miei critici d’arte preferiti sono Philip Daverio e Vittorio Sgarbi. Del primo apprezzo la capacita’ sublime di inquadrare l’opera d’arte nell’epoca storica e nel contesto geografico in cui fu realizzata, del secondo il febbrile fervore con cui la descrive, che sembra quasi trasmessogli ipnoticamente dallo stesso autore.

Con Daverio condivido la pinguedine, con Sgarbi la sensibilità al fascino femminile, l’irascibilità e l’assoluta incapacita’ di piegarci ad una disciplina di squadra, quella che mi e’ valsa qualche giorno fa l’espulsione dal partito di Antonio Ingroia, in cui ero stato cooptato da Giulietto Chiesa, dopo che le erinni militanti, tutte accomunate dall’amore uterino che nutrono per il leader, mi hanno accusato (in un processo conclusosi con votazione delle giurate ed immediata sanzione del Presidente) di intollerabile violazione della privacy, per avere postato nella chat del partito la sua foto della prima comunione.

Di Sgarbi pero’ mi ha sempre colpito l’assoluta ingenuità nelle cose di mafia, che, ad eccezione delle pale eoliche, tende sempre a sottovalutare. Ora vengo a sapere che come Ingroia ha fatto con me, anche Musumeci si sta liberando dell’altrettanto ingestibile Sgarbi, assessore regionale ai beni culturali.

Vittorio chiede pero’ di gestire, prima di andarsene, la donazione di 39 milioni di euro che il banchiere d’affari Guido Roberto Vitale farà alla Regione Sicilia, per il sito archeologico di Selinunte.

Ecco che nella mia memoria di sbirro, è scattato subito l’allarme Rosso. Non tanto per il Vitale, a carico del quale ricordo solo una imbarazzata testimonianza che dovette rendere ai magistrati che indagavano sul “Abbiamo una banca” di Fassino, ricordate?

E’ proprio Selinunte che mi ha ricordato un episodio scolpito per sempre nella mia memoria da quando lo vissi , sull’isola di Mozia, a ferragosto del 1981. Il sovrintendente alle antichità’ Vincenzo Tusa confesso’ a me ed al Comandante Generale dell’Arma Umberto Cappuzzo che Ignazio e Nino Salvo gli avevano messo in mano un assegno da quest’ultimo firmato in bianco, perche’ lo riempisse con la cifra che voleva (“fino a 9 zeri”), purché desse il suo benestare ad una lottizzazione che prevedeva la realizzazione, nella valle sottostante i templi, di un congruo numero di ville (“tutte di stile pompeiano”).

Vincenzo Tusa era un’ometto dall’aspetto dimesso, che vestiva come un contadino siciliano, ma che evidentemente del contadino siciliano aveva anche la fierezza, quella che gli consenti’ di strappare l’assegno ed impedire la lottizzazione.

Vittorio Sgarbi, pur con i suoi innegabili meriti, e’ persona affatto diversa, e non mi meraviglierei se nelle sue trasferte siciliane alloggiasse a Villa IGEA quando e’ a Palermo, al San Domenico quando si trova a Taormina ed a Villa Politi quando va a Siracusa.

Nulla a che fare con quel ex Comandante dei Carabinieri, generale di Corpo d’Armata Roberto Jucci , che e’ entrato nella leggenda della ragioneria contabile isolana per i suoi francescani rimborsi spese quando fu nominato Commissario Straordinario all’Emergenza Idrica in Sicilia, nel 2000.

Pane e panelle, oppure una focaccia con la milza a pranzo, e pizza margherita a cena. Per i pernottamenti usava le foresterie militari, 3600 lire a notte.Vittorio ti teniamo d’occhio, Selinunte deve sopravvivere ai 39 milioni del banchiere d’affari, altrimenti vengo a tirarti il collo personalmente.