Nicolo Gebbia

๐‘๐ข๐ข๐ง๐š ๐ž ๐†๐ซ๐š๐ฏ๐ข๐š๐ง๐จ, ๐๐ž๐ญ๐ž๐ง๐ฎ๐ญ๐ข ๐ž๐œ๐œ๐ž๐ฅ๐ฅ๐ž๐ง๐ญ๐ข

Dobbiamo questa terza puntata delle avventure carcerarie godute da Giuseppe Graviano, cui oggi si aggiungono particolari sconcertanti relativi alla detenzione di Riina, sempre e soltanto al ๐‘ญ๐’‚๐’•๐’•๐’ ๐‘ธ๐’–๐’๐’•๐’Š๐’…๐’Š๐’‚๐’๐’.
Se non fosse che mi leggete solo in 28 chiederei un abbonamento gratuito per la pubblicitร  che faccio al giornale di Travaglio.
Come tutti i vecchi il mio primo sonno finisce intorno alle tre e mezza del mattino e mi riaddormento verso le cinque, dopo avere letto l’intero giornale.
Oggi il mio amico Marco Lillo si riposa ed ha ceduto la penna a Giuseppe Lo Bianco (c’รจ una sua prefazione al ๐‘ป๐’๐’“๐’ ๐‘ญ๐’‚๐’“๐’๐’†๐’”๐’†, il giallo che ho pubblicato dopo ๐‘จ๐’„๐’„๐’‚๐’…๐’…๐’† ๐’‚ ๐‘ด๐’‚๐’๐’•๐’‚).
Apprendiamo da lui e da Sandra Rizza che nei giorni scorsi i PM del processo Trattativa d’appello hanno depositato 17.000 pagine di indagini integrative.
Per una buona parte sono dedicate al concepimento dei ๐‘ฎ๐’“๐’‚๐’—๐’Š๐’‚๐’๐’ ๐’ƒ๐’‚๐’ƒ๐’Š๐’†๐’”, quei bambini che le mogli di Giuseppe e Filippo, per Immacolata Concezione hanno messo al mondo, visto che i trenta secondini interrogati escludono la possibilitร  di un concepimento avvenuto fra le mura del carcere, e visto che il ๐‘ซ๐‘ต๐‘จ non lascia dubbi sulla paternitร , mentre non si รจ mai fatto avanti un medico a dichiararsi artefice della eventuale fecondazione in vitro.
Il trattamento privilegiato all’Ucciardone รจ una tradizione antica ed il mio omonimo nonno lo constatรฒ giร  quasi un secolo fa, quando vi trascorse due anni in cella con don Vito Cascioferro, prima di essere prosciolto in istruttoria dall’accusa di procurato aborto.
Era lui, il ๐’ƒ๐’๐’”๐’”, il vero direttore, ed il nonno, a furia di mangiare le squisitezze che si permettevano grazie a quell’enorme portafogli, contrasse il diabete.
Oggi apprendiamo perรฒ che anche a Pianosa Graviano si dedicava alla pesca subacquea ed all’elioterapia, e questo mentre Arnaldo La Barbera vi prelevava con l’elicottero il povero Scarantino, minacciando di buttarlo giรน dal portellone aperto se avesse smesso di recitare a soggetto.
Ne approfitto per una divagazione che tutti e 28 troverete un po’ sadica.
A Milano, due o tre anni prima delle cose che sto raccontando, un collega del ๐‘บ๐‘ฐ๐‘บ๐‘ด๐‘ฐ mi chiese la cortesia di invitarlo a cena, al Circolo Ufficiali della Legione, con un dirigente della ๐‘ญ***๐’„๐’‰๐’Š, quella ditta che rifornisce da sempre tutte forze armate e di polizia italiane del cartucciame calibro 9 ๐’‘๐’‚๐’“๐’‚๐’ƒ๐’†๐’๐’๐’–๐’Ž che usiamo per le nostre pistole ed i nostri fucili mitragliatori.
Lo scopo della cena era quello di accreditare il collega come un semplice ufficiale dei carabinieri agli occhi dell’ospite, non so per quale motivo.
Oltre a noi tre a tavola c’era anche il capitano Ultimo, a quell’epoca mio fraterno amico, col quale condividevamo due stanze con bagno adiacenti, e che, durante la notte, ogni tanto cronometrava le mie apnee, perchรฉ era un incarico che gli aveva lasciato in ereditร  l’occupante precedente, quel colonnello Umberto Bonaventura di cui parlerรฒ ancora in questo articolo.
Il nostro ospite civile, evidentemente convinto che non potessimo essere se non fascistoni, ci spiegรฒ come, diversamente da noi italiani che usiamo solo i proiettili foderati di rame, altri eserciti ed altre polizie pretendevano in quegli anni qualcosa che avesse un potere d’arresto maggiore e vantรฒ di avere ottenuto la commessa per forze di polizia ed esercito svedesi grazie ad un proiettile che aveva elaborato lui con la collaborazione dei militari argentini golpisti.
Gli era successo di essere coinvolto in uno spostamento in elicottero da Buenos Aires ad un poligono della Terra del Fuoco, ed i suoi ospiti, goliardicamente, avevano caricato sul velivolo anche due oppositori del regime con i piedi immersi in un catino di cemento a presa rapida, che furono scaricati a mare lungo il tragitto.
Lui, il dirigente della ๐‘ญ***๐’„๐’‰๐’Š, si vantรฒ a tavola che aveva mostrato perfetta indifferenza alle urla dei morituri ed, anzi, aveva fatto una proposta ai carnefici. Il potere d’arresto dei proiettili si valuta esaminando quello che succede a dei bersagli di plastilina che ha la stessa densitร  del corpo umano.
Perรฒ l’ideale sarebbe usare proprio delle persone, e fu cosรฌ che molti ๐’…๐’†๐’”๐’‚๐’‘๐’‚๐’“๐’†๐’„๐’Š๐’…๐’๐’”, invece che nel Mar del Plata, morirono nel poligono sotterraneo del comando di Polizia di Buenos Aires, per sostituire la plastilina e la polizia svedese ebbe in dotazione dei proiettili calibro 9 parabellum semi-incamiciati con la punta in piombo nudo che presenta una piccola cavitร  centrale. Il nostro ospite ci spiegรฒ che aveva avuto la prova ๐’…๐’† ๐’—๐’Š๐’”๐’– di quanto efficace fosse la sua invenzione, e rimase un poco sconcertato dal silenzio tombale che accolse il suo divertito racconto. Fui io, che fungevo da padrone di casa essendo il piรน anziano, che, per toglierlo dall’imbarazzo, gli raccontai come mio padre si fosse accorto, nei primi mesi del ’45 , sparando contro le ๐‘บ๐‘บ della Divisione Hermann Goering ed i Marรฒ del principe Borghese dalle parti di Ravenna, che col mitra ๐‘บ๐’•๐’†๐’ calibro 9 ๐’‘๐’‚๐’“๐’‚๐’ƒ๐’†๐’๐’๐’–๐’Ž, pur maneggevolissimo, i proiettili attraversavano il corpo di tedeschi e fascisti senza stopparne la corsa, mentre usando il ๐‘ป๐’‰๐’๐’Ž๐’‘๐’”๐’๐’ americano, che pesava il doppio ma i cui proiettili erano larghi 12 millimetri invece che 9, il nemico cascava invariabilmente all’indietro, neutralizzato.
Soggiunsi che le constatazioni cui era arrivato mio padre erano le stesse che nei primi anni del ‘900, durante la guerra ispano-americana e la sua prosecuzione per sottoporre le Filippine ad una dittatura coloniale, avevano indotto gli statunitensi a brevettare il calibro 45 ๐‘จ๐‘ช๐‘ท e le pistole automatiche ๐‘ช๐’๐’๐’• ๐‘ฎ๐’๐’—๐’†๐’“๐’๐’Ž๐’†๐’๐’•, cosicchรฉ i patrioti filippini alla carica con il loro machete in mano, non potessero concludere la loro corsa spaccando a metร  la testa dei ๐’Ž๐’‚๐’“๐’Š๐’๐’†๐’”.
L’uso del termine patriota, ed il fatto che concludessi la mia spiegazione con le cifre del primo genocidio del ‘900, quel milione e mezzo di civilissimi ed alfabetizzati filippini che gli americani avevano spacciato per pellerossa, la cui cancellazione etnica noi europei avevamo avallato, fece capire all’ispettore della Fiocchi che forse non eravamo tutti fascisti come lui, e per il resto della serata si parlรฒ prudentemente solo di calcio, argomento che io ignoro completamente, e ricordo solo che l’ospite fascistone era anche un grande tifoso del Milan.
Dalle 17000 pagine di supplemento di istruttoria emerge anche che Totรฒ Riina si trovava a Rebibbia all’epoca delle stragi e del misterioso suicidio in quel carcere di Nino Gioรจ, uno degli attentatori di Capaci, il 29 luglio 1993.
L’ordine di trasferire Riina all’Asinara, dato dal giudice Francesco Di Maggio, รจ successivo ad un incontro del 27 luglio fra Di Maggio e Mario Mori, che annota nella sua agenda “๐’‘๐’“๐’๐’ƒ๐’๐’†๐’Ž๐’‚ ๐’…๐’†๐’•๐’†๐’๐’–๐’•๐’Š ๐’Ž๐’‚๐’‡๐’Š๐’๐’”๐’Š”.
Due giorni dopo si suicida Gioรจ e le guardie si accorgono che Totรฒ Riina dispone in cella di un telefono cellulare.
L’Asinara non รจ pronta, per cui viene disposto il movimento al carcere di Sollicciano del capo dei capi, stoppato mentre sta salendo giร  in elicottero.
รˆ in quelle settimane che il capo della Polizia Parisi, e per lui il ministro degli Interni Mancino, sollecita il Guardasigilli Conso per mandar via Riina da Roma ma, per i PM del processo Trattativa,”๐’•๐’“๐’‚ ๐’”๐’๐’‚๐’๐’๐’Ž, ๐’Š๐’๐’‚๐’…๐’†๐’Ž๐’‘๐’Š๐’Ž๐’†๐’๐’•๐’Š, ๐’๐’Ž๐’Š๐’”๐’”๐’Š๐’๐’๐’Š ๐’† ๐’‘๐’“๐’๐’‘๐’๐’”๐’Š๐’•๐’Š ๐’…๐’Š ๐’”๐’๐’๐’–๐’›๐’Š๐’๐’๐’†, ๐’Š๐’ ๐’„๐’‚๐’‘๐’ ๐’…๐’†๐’ ๐‘ซ๐‘จ๐‘ท ๐‘จ๐’๐’ƒ๐’†๐’“๐’•๐’ ๐‘ช๐’‚๐’‘๐’“๐’Š๐’๐’•๐’•๐’Š, ๐’†๐’… ๐’Š๐’ ๐’”๐’–๐’ ๐’—๐’Š๐’„๐’† ๐‘จ๐’๐’…๐’“๐’†๐’‚ ๐‘ช๐’‚๐’๐’‚๐’ƒ๐’“๐’Š๐’‚ ๐’“๐’Š๐’•๐’‚๐’“๐’…๐’‚๐’“๐’๐’๐’ ๐’Š๐’ ๐’Ž๐’๐’—๐’Š๐’Ž๐’†๐’๐’•๐’ ๐’…๐’Š ๐‘น๐’Š๐’Š๐’๐’‚ ๐’‡๐’Š๐’๐’ ๐’‚๐’ 21 ๐’…๐’Š๐’„๐’†๐’Ž๐’ƒ๐’“๐’† ๐’…๐’Š ๐’’๐’–๐’†๐’ ’93.”
Emerge anche uno sconcertante ๐’•๐’†ฬ‚๐’•๐’†-๐’‚ฬ€-๐’•๐’†ฬ‚๐’•๐’† carcerario fra il capo della Cupola e Pietro Folena, parlamentare pidiessino della Commissione Antimafia.
Per scoprirlo i pubblici ministeri hanno dovuto forzare un armadio blindato del ๐‘ซ๐‘จ๐‘ท, perchรฉ la combinazione del lucchetto non la conosceva nessuno.
Folena oggi chiama a testimone Pietro Sansonetti, un grande sponsor per l’innocenza di Mori, Subranni e De Donno, affermando che era suo intendimento pubblicare un’intervista col capo dei capi sull’๐‘ผ๐’๐’Š๐’•๐’‚ฬ€.
L’incontro c’รจ stato, ma dell’intervista non c’รจ traccia.
In quei mesi, poi, ricordiamo che Francesco Di Maggio, Mario Mori, Gianpaolo Ganzer ed Umberto Bonaventura, insieme con l’altro mio collega Eugenio Morini, si incontravano ogni settimana al ristorante Il Fontanone. Ricordo a Lo Bianco, se gli fosse sfuggito, che Morini negli anni successivi fu il responsabile del ๐‘บ๐‘ฐ๐‘บ๐‘ด๐‘ฐ da Atene, ed andato in pensione per raggiunti limiti d’etร , ha finalmente ottenuto quell’incarico che gli era sfuggito nel ’91 come capo della sicurezza presso la fabbrica di elicotteri militari ๐‘จ๐’ˆ๐’–๐’”๐’•๐’‚. Il telefonino sembra proprio che, quando finalmente lo trasferirono all’Asinara,Totรฒ Riina abbia dovuto consegnarlo.
Maliziosamente, mi permetto di concludere io, sarร  successo che radio carcere l’abbia informato di quanto poco campo ci fosse sull’isola e quindi, arrivato lร , si sarร  procurato un ๐‘ป๐’‰๐’–๐’“๐’‚๐’š๐’‚, non intercettabile, e che funziona anche in mezzo al deserto.
Io infatti ne ebbi uno quando fui mandato in Iraq, e mi fu raccomandato di trattarlo come cosa preziosa.
Circa la disponibilitร  del telefonino sequestratogli, i magistrati del processo Trattativa d’appello avrebbero voluto interrogare i direttori dell’Ucciardone e del carcere di Sollicciano, Armida Miserere e Paolo Quattrone. La prima si รจ suicidata nel 2003 e l’altro nel 2010.

 

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