Gaetano Pascale

Strategie, percorsi di sostegno e proposte sulla tematica dei suicidi nelle Forze di Polizia

Il numero di agenti di polizia che muoiono per suicidio è di gran lunga superiore a quello di coloro che sono stati uccisi in servizio. Per quelli che si dedicano ogni giorno alla sicurezza delle comunità, può esserci un prezzo molto alto da pagare e questo prezzo non è sempre visibile.

Negli Stati Uniti, come in molte altre realtà straniere, esistono sacrari sui quali sono riportati in nomi dei caduti eroicamente in servizio tra le FFOO allo scopo di onorarne il ricordo. Molti poliziotti ogni anno muoiono perché si suicidano ed i loro nomi non finiranno mai su quel sacrario. Anche in Italia esiste un “sacrario” dove sono riportati i nomi di tutti i caduti in servizio, ma per coloro che si sono suicidati non c’è spazio in quel sacrario, ne mai ci sarà.

Gente da dimenticare in fretta, “poveracci”, “squilibrati”, che “vigliaccamente si sono tolti la vita perché erano fuori di testa”, “perché avevano problemi economici” o per chissà quale altra tara mentale. Queste sono sempre le conclusioni a cui giunge chi avrebbe dovuto sostenerli, tutelarli, assisterli e proteggerli.

Eppure questi poliziotti, chissà quante volte hanno messo le loro vite in pericolo per gli altri e per colpa degli altri hanno accumulato enorme stress quotidiano al punto tale che hanno subito forti ripercussioni sulla loro vita personale giungendo al punto di sentirsi come se non potessero più andare avanti.

Per loro natura e per via del loro dovere i poliziotti, così come gli altri soccorritori devono prendere decisioni immediate ma in molteplici casi, troppi oramai, hanno scelto “il suicidio” come via d’uscita. Molte di queste persone hanno avuto brillanti carriere ed hanno speso tutta la loro esistenza al servizio della collettività.

Gli agenti delle forze dell’ordine svolgono il lavoro di supereroi proiettati nella vita reale, ma sono anche esseri umani, con sentimenti ed emozioni. È normale, pertanto, che siano influenzati da ciò che vedono e vivono ogni giorno. Ignorare le proprie emozioni non funziona. In realtà, peggiora le cose. Un’amministrazione seria dovrebbe fare mente locale sulla possibilità di un attento monitoraggio del personale ed attivare in maniera efficace tutte le strategie per un effettivo sostegno.

In alcune situazioni, è necessario cercare un aiuto maggiore. 

Negli Stati Uniti ad esempio, molti Dipartimenti di Polizia o agenzie federali hanno funzionari di supporto alla pari che comprendono le realtà del lavoro, con una formazione speciale progettata per aiutare. Gli agenti possono anche avvalersi del supporto delle loro organizzazioni sindacali per trovare il modo di rivolgersi ad un professionista di supporto. In questo caso, i loro superiori non devono essere informati del fatto che taluni dipendenti stanno ricevendo supporto.

La realtà Italiana è ancora ben lontana da questo. Si è soli. Anzi, sarà proprio il diretto superiore, il collega di pattuglia a far in modo di prendere le distanze in tutti i sensi da chi necessita di supporto e assistenza.

Bisogna ricordare, che non è necessario provare a risolvere i loro problemi. L’importante è ascoltarli, evitando di sottoporli ad ulteriori vessazioni e traumi che in molteplici casi porteranno al suicidio.

È sempre bene incoraggiare gli altri a non avere vergogna nel chiedere aiuto.

“ Riconoscere i fattori di rischio e i segnali di pericolo. Un vecchio proverbio dice: “Non sai ciò che non sai”. Se non hai familiarità con i fattori di rischio e i segni premonitori del suicidio, non puoi essere in grado di individuarli in te stesso, tanto meno negli altri.

È fondamentale che le persone familiarizzino con queste informazioni e le trasmettano ad altri. Nella ricerca in cui sono coinvolto personalmente, in collaborazione con la California State University e Alliant International University, in particolare anche per il suicidio nelle forze dell’ordine – condurre autopsie psicologiche e rivedere i casi di suicidio nelle FFOO – alcuni fattori di rischio e segnali di avvertimento di cui sono venuto a conoscenza in particolare per la polizia e i primi soccorritori includono:

– aver fatto in precedenza affermazioni suicidarie,

– abusare di alcol,

– sentirsi un peso per gli altri,

– avere problemi relazionali, un senso di disperazione e di nullità (cioè sentirsi come se la loro situazione non migliorasse mai).

Gli agenti di polizia spesso hanno anche un rapido accesso a mezzi letali (cioè la loro arma da fuoco), cosa che conferisce loro la possibilità di porre fine impulsivamente alla loro vita ancor prima di poter attivare protocolli e/o procedure di sostegno.

Il suicidio è complicato e la ricerca dimostra che non è mai un fattore che causa la morte di qualcuno. Piuttosto, è spesso una combinazione di questi elementi miscelata ad un’incapacità di far fronte agli stress della vita.

Bisogna preparare un piano per la salute mentale e fisica dei poliziotti.

Il lavoro delle forze dell’ordine spesso implica confrontarsi con il pericolo, con il sangue, la paura, occuparsi di persone in crisi, confrontarsi ed affrontare gli uomini peggiori e con quanto di peggiore c’è negli uomini, aiutare le persone a superare ciò che potrebbe essere il momento più difficile della loro vita.

È quindi imperativo che ogni operatore di polizia abbia in atto un piano efficace per gestire queste cose e sviluppare modi sani per fronteggiarle. Il mio precedente lavoro nella polizia quale agente sotto copertura assegnato ad operazioni speciali antidroga mi ha insegnato sempre a:

1) avere un obiettivo

2) avere un piano per raggiungere tale obiettivo.

Il benessere mentale non è diverso. Penso che ci siano quattro pilastri fondamentali a sostegno di questo piano: – dormire a sufficienza – seguire una dieta adeguata – esercizio (la salute fisica e mentale sono strettamente connesse) – trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici.

Nella realtà ovviamente, questo non può succedere tutti i giorni. Il lavoro della polizia sembra progettato per interferire con ognuna di queste cose: il lavoro in turni può disturbare il sonno; è difficile mangiare bene nei giorni di punta; in alcuni giorni può essere più semplice saltare gli allenamenti; e a volte vengono a mancare eventi importanti come feste di famiglia e vacanze.

L’importante è assicurarsi di non allontanarsi troppo da ciascuna di queste strategie. Assicurarsi di non passare più di due o tre giorni senza verificare con se stessi e gli altri, se la propria salute mentale sia sotto controllo

Se stai attraversando un momento difficile, non sei solo e non sei senza speranza.

Proposte da indirizzare alle Autorità governative.

In Italia non esiste la figura dello specialista in Psicologia per i poliziotti. Serve un professionista altamente specializzato che non sia “organico” al Dipartimento bensì, una figura esterna

L’istituzione di un percorso di studi universitari e di alta formazione dedicata a tal scopo.

4 Iniziative dell’associazione Italian Whistleblower.

Istituire un percorso di sostegno attraverso centri di ascolto per gli operatori di polizia, per le loro famiglie e per le famiglie di coloro che si sono tolti la vita.

Offrire seminari educativi, strategie di supporto alla pari, politiche, protocolli e suggerimenti attraverso una vasta rete di comunicazione e risorse anche per i sopravvissuti ad eventi traumatici in servizio e per la adeguata preparazione al pensionamento.

Fornire programmi di formazione sulla prevenzione di eventi critici e la prevenzione del suicidio, fornendo uno standard di cura e promuovendo il benessere dei dipendenti. Fornire servizi di supporto che soddisfino le esigenze psicologiche, emotive e spirituali delle forze dell’ordine, a tutti i livelli.

Per coloro che non vogliono intrattenere colloqui per ragioni personali, istituire un servizio on line tramite il quale in chat o via sms è possibile connettersi con un consulente specializzato in tali problematiche che è disposto ad ascoltare fornendo risposte qualificate sempre via internet.

Un sistema è gratuito che garantisca l’anonimato.

L’obiettivo delle proposte è quello di fornire sostegno, incoraggiamento e speranza agli operatori di polizia ed alle famiglie colpite da tragedie come il suicidio del proprio congiunto, affinché possano gestire l’impatto emotivo e psicologico di tale fenomeno.

L’associazione si propone altresì, di collaborare con ricercatori e reperire organizzazioni di sostegno.

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