Francesca Scoleri

Prescrizione: perché la banda del buco dice “teniamola”

Ormai è prassi in Italia, appena si parla di mettere mano a leggi fondamentali per una buona riforma della giustizia, i criminali insorgono. Direte voi, ladri, mafiosi, delinquenti?

Esattamente! I soggetti sono questi, ma non li troviamo per le strade di notte impegnati in traffici loschi, bensì in Parlamento, nelle redazioni dei giornali, ai vertici di grandi aziende pubbliche o private, nei Cda delle banche, a capo di qualche emittente televisiva o alla guida di grossi gruppi editoriali.

Portavoce di se stessi, chiedono di delinquere e di restare impuniti.

I tasti dolenti sono: conflitto di interesse, intercettazioni, carcere per gli evasori, pene più severe per i corrotti e legge sulla prescrizione. Se il comparto giustizia ignora queste voci va tutto bene per loro e male per noi ma se cerca la sferzata, l’esercito dei cani aizzati è pronto alla guerra e dispone dei mezzi per vincerla: soldi, televisioni e giornali.

La piaga per loro, oggi,  è rappresentata dalla riforma della prescrizione, l’indecente muro che si frappone alla normale chiusura di un processo.

Non per tutti ovviamente; solo per chi è abbastanza ricco da tirare a campare sostenendo le spese legali che i migliori avvocati comportano.

Ma chi sono i cosiddetti stakeholders, i portatori di interesse di chi si oppone all’abolizione della prescrizione? I partiti politici, con a capo gente priva della credibilità necessaria ad affrontare il tema.

Al primo posto, troviamo il pluricondannato finanziatore della mafia, Silvio Berlusconi: “Bisogna fare di tutto per fermare questa follia”. Frase che induce a serie preoccupazioni visto i suoi rapporti con l’ala stragista di Cosa nostra.  Più che una norma giuridica, per Berlusconi, la prescrizione rappresenta l’ancora di salvezza di cui ha beneficiato ben 8 volte.

E non è ancora finita. Ovviamente, per gli italiani, il fatto che questo individuo abbia scampato delle condanne senza risultare innocente da gravi capi di imputazione non rappresenta una gravità.

Dal 2 luglio scorso, lo hanno mandato al Parlamento Europeo per meglio rappresentarci, al pari di Francis Ford Coppola nel mondo, con la saga de Il padrino. Per non parlare di come gli regalano voti ad ogni gara elettorale in cui si presenta dentro il centrodestra accanto a Salvini e Meloni.

Alcuni elettori dello schieramento dichiarano “Di Berlusconi non mi fido ma c’è Salvini che vigila quindi li voto”.

Un altro nemico della prescrizione. Costretto a votare la modifica della norma all’interno dello “spazzacorrotti” per strategie intraprese dai compagni del governo precedente, non si astiene comunque dal criticare il tentativo di abolizione.

“Per evitare i danni voterei anche con Topolino”. Ovviamente al fine di non farsi scappare la prescrizione intende perchè di procedimenti penali aperti, ne ha più di uno. E poi nel partito ce n’è bisogno; solo in Lombardia, ci sono 52 leghisti sotto processo ancora freschi di manette.

Ma anche in giro per l’Italia, tiene alta la bandiera dei processati; Spazia da Siri con la pista che lo condurrebbe ai finanziatori di Matteo Messina Denaro, a Savoini, accusato di corruzione internazionale. Non ultime, le esigenze del suocero Denis Verdini che in materia di processi, ne sa più di tutti.

Altro graziato da santa prescrizione, protettrice dei “zanza”, grazie alla quale si è risparmiato una bella condanna a 2 anni di reclusione con pena sospesa per concorso in corruzione.

“Un delitto non dovrebbe andare impunito perché altrimenti tutte le fondamenta morali crollerebbero e soltanto il caos regnerebbe” diceva lo scrittore  Remarque; praticamente l’Italia di oggi, manipolata dai sopracitati e anche dai sotto citati.

Matteo Renzi “Aberrante cancellare la prescrizione” e anche qui prevalgono interessi di famiglia e di finaziatori. Lui parla di invidia sociale; i magistrati orchi prendono di mira i suoi genitori, i suoi cognati, chi gli presta soldi e chi finanzia il suo 3% politico altrimenti detto Italia Viva, per soddisfare le istanze degli “invidiosi”.

Nicola Zingaretti, “Norma inaccettabile. Bonafede apra o ci pensiamo noi”. Toni da capo clan a parte, si percepisce il timore: E’ pur sempre un indagato per finanziamento illecito. E’ pur sempre alla guida di un partito che distribuisce lavoro ai magistrati come se non ci fosse un domani: in 7 anni, oltre 1000 arrestati.

E’ credibile e opportuno che gente simile partecipi alla discussione sul tema in questione?

Dimenticavo il fenomeno Giorgia Meloni che sembra Totò nel film “Totò Fabrizi e i giovani d’oggi” quando ricorda al consuocero che il figlio si sarebbe preso una “Cocozza della rinomata pasticceria Cocozza” e “vuoi mettere presentarti con una bella Cocozza sotto il braccio”. 

E modestamente Giorgia si presenta con la sua “cocozza” di indagati in tutta Italia anche per ‘ndrangheta. Quindi a pieno titolo inserita nella lista dei “ma se state zitti non è meglio?” quando dice “In Italia non ci sarà più certezza del diritto”. 

E sempre meno ce ne sarà con gente come voi al comando, interessata a difendere corrotti e mafiosi di cui non sa più fare a meno perchè soldi e voti piacciono. Come piacciono i cittadini ignoranti, elettori di questa banda armata di poltrona in Parlamento. Più pericolosa di qualunque bazooka.

 

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