Francesca Scoleri

Pio Albergo Trivulzio, parla l’erede: “Nell’Istituto la corruzione regna imperante”

Pubblichiamo la testimonianza di Polimnia Attolico Trivulzio, erede del fondatore del noto Pio Albergo Trivulzio, dopo i fatti gravi che hanno coinvolto la struttura negli ultimi giorni. Un accorato appello rivolto a tutti noi, al fine di tutelare il patrimonio donatoci per garantire servizi sanitari e tutele per i più deboli.

Il Pio Albergo Trivulzio torna sotto i riflettori ancora una volta per una vicenda amara, ben lontana dallo spirito caritatevole alla base della sua creazione.
È ben la quarta volta negli ultimi trent’anni che il suo fondatore il cui nome, Antonio Tolomeo Trivulzio, è sconosciuto ai più, si rivolta nella tomba.

Chi ha vissuto in Italia negli anni Novanta, non dimenticherà un grande scandalo che colpì il nostro Paese, legato a Mario Chiesa, che diede il via alla famosa inchiesta di Tangentopoli.
La seconda volta fu nel 2000, quando il Comune di Milano indagò e svelò pratiche illecite della dirigenza di allora.
Infine nel 2010-2011, con lo scandalo di Affittopoli che si è concluso con la condanna di alcuni dirigenti del C.d.A.

L’elemento comune di questi scandali ? I beni e gli immobili donati nei secoli all’IPAB e destinati a mantenere il patrimonio e ad erogare beneficienza, che negli anni sono stati dati in locazione a canoni ridicoli oppure venduti all’asta, agli amici degli amici.

Oggi, scandalo nello scandalo, i Mass Media gridano “all’epidemia insabbiata”.
Sembra infatti, che “la direzione del Pio Albergo Trivulzio, che con oltre milletrecento anziani ricoverati è il polo geriatrico più importante d’Italia, per tutto il mese di marzo abbia occultato la diffusione del Covid-19 nei suoi reparti, intanto che il morbo contagiava numerosi pazienti e operatori sanitari”.

In qualità di discendente del fondatore chiedo verità, nel tentativo di rendere giustizia a colui che, come tanti altri nei secoli, ha donato una parte cospicua dei propri averi per creare qualcosa di utile alla comunità.
Ed invero, se si analizzano i dati in modo oggettivo non si potrà non notare la trasversalità della corruzione in questo mondo torbido che ha un nome: le IPAB.

A Milano, Roma e nel resto d’Italia troviamo gli amici dei partiti di oggi e di ieri, indipendentemente dal colore politico, che interferiscono incontrastati sulle nomine dei C.d.A. delle IPAB. Ciò accade dai tempi di tangentopoli. Ed oggi, nulla è cambiato.

Ma partiamo dalla storia, da un tempo in cui la beneficenza aveva un animo nobile e discreto: Antonio Tolomeo Trivulzio, alla sua morte avvenuta nel 1767, donò il suo Palazzo in Via della Signora a Milano, realizzando la prima istituzione caritatevole moderna non religiosa della città, che avrebbe dovuto occuparsi dei poveri e degli indigenti, secondo le sue stesse istruzioni. A seguito di lavori di adeguamento, il Palazzo Trivulzio aprì i battenti nel 1791 con il nome di Pio Albergo Trivulzio.

Con la legge Crispi del 1890, il Pio Albergo Trivulzio è diventata una IPAB, ovvero un Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficienza. Da allora ad oggi, il panorama delle IPAB (adesso “trasformate” con gattopardesca strategia in “ASP” – cambiare sigla per non cambiare nulla) appare desolante in tutto il territorio nazionale.

Le nomine dei dirigenti sono politiche, non meritocratiche, e la corruzione vige imperante.
L’Italia ha beneficiato per secoli di lasciti che sono diventati gli ospizi, gli ospedali, i musei, gli orfanotrofi, etc. che molti di noi conoscono, e ad essi si sono aggiunti i beni immobili, terreni, castelli, tenute, borghi e donazioni in denaro, che ne costituivano il patrimonio di modo che si potessero mantenere a lungo.

Ma la politica ha amministrato con negligenza ed ha depauperato la ricchezza di questi enti, privando gli italiani di servizi sanitari e sociali che erano di tutti, concedendo in locazione il patrimonio a canoni irrisori o, addirittura, svendendolo.

La domanda spontanea che probabilmente vi farete e che come discendente mi pongo anche io è: per vantaggio di chi strutture importanti per la comunità vengono mal amministrate e svendute ? Le risposte temo siano ben celate nelle stanze del potere.

Un altro esempio ? Spostiamoci a Roma.
Alla fine del ‘500 un altro uomo straordinario, il Cardinale Anton Maria Salviati, ha donato alla città di Roma il Collegio Salviati e l’Ospedale San Giacomo in Augusta.
Il Collegio Salviati è stato creato al fine di consentire di studiare a ragazzi orfani che non ne avevano la possibilità.

Tale donazione, oggi, si ritrova in proprietà dell’IPAB ISMA (Istituti di Santa Maria in Aquiro), ed il Collegio, anziché essere posto al servizio dello scopo del vincolo del donante, è attualmente utilizzato gratis dal Senato della Repubblica e lo sarà fino al 2029.
Ancora una volta i poveri fuori ed i Senatori dentro, ma gratis.

Come mai ? Sui giornali ed in diverse interrogazioni si trova un riferimento ad un appalto milionario, mai oggetto di controllo da parte di alcuna Istituzione.
Anche in questo caso molte sono state le segnalazioni affinchè si mettesse un freno alla corruzione, ma tutto è caduto nel nulla e chi si è opposto è stato perseguitato.

A tutela dell’Ospedale San Giacomo in Augusta, poi, si è esposta mia madre, Maria Oliva Salviati facendo valere il vincolo di destinazione d’uso sul bene, che imponeva l’esistenza dell’Ospedale.

Ma anche in questo caso, nulla di fatto. L’Ospedale è stato chiuso nel 2008.
Nel Marzo 2019 si apprende dai giornali che la Regione Lazio ha adottato un provvedimento per il conferimento dell’immobile del San Giacomo al fondo immobiliare “i3- Regione Lazio” e si grida alla svendita nonché al rischio speculazione.

Per 669 anni, dal 1339 al 2008, il San Giacomo è stato l’Ospedale di riferimento del Centro Storico di Roma. All’improvviso, ed in soli due mesi, viene chiuso, subito dopo una ristrutturazione costata ben 12 milioni di euro di soldi pubblici, senza controlli. E da allora è chiuso e posto sotto vigilanza armata.

Ed anche oggi in piena emergenza Coronavirus, resta chiusa una struttura nel centro storico di Roma che potrebbe ospitare migliaia di persone.

Mi appello a tutti gli italiani come me, affinché si elevi un coro comune di sdegno. Proteggiamo ciò che è nostro !
Non permettiamo che il nostro patrimonio di ospedali, ospizi, orfanotrofi, scuole, enti benefici, continui ad essere gestito con poca visione e con estrema ingordigia.

Finché la gestione sarà in mano alla politica corrotta, il loro destino è segnato, ed i nostri diritti calpestati. Richiediamo che vengano fatti concorsi basati sul merito per coloro che gestiscono questi enti, non per nomina politica e per favoritismi.

Mi appello al giornalismo serio, affinché avvii delle inchieste vere, pertinenti e durature sul tema delle IPAB e di tutto il Patrimonio italiano destinato a servizi sociali e sanitari, che oggi potrebbero salvare vite umane ma su cui nessuno osa intervenire.

Polimnia Attolico Trivulzio