Valentina Vadalà

L’uovo di Orlando, ovvero: Palermo nuova capitale (im)morale

L’amministrazione pubblica palermitana, sotto l’ennensimo governo Orlando, ha trovato il modo di venir meno a provvedimenti contro la corruzione dando un pessimo esempio alle altre amministrazioni. 

Da alcuni decenni la legislazione italiana è stata particolarmente attenta a dettare una serie di norme che incidano sui comportamenti di tutti i dipendenti del settore pubblico con lo scopo di garantire agli utenti chiarezza e consapevolezza dei propri diritti nei rapporti con gli Enti Pubblici e, al contempo, di migliorare l’erogazione dei servizi stessi.

Nascono così i provvedimenti sulla privacy, sulla trasparenza, sullo snellimento delle procedure, sul rispetto dei tempi di emissione di atti e documenti, tanto per citare alcune fra le norme più significative.
Sono prescrizioni perentorie che individuano regole e responsabili. Tuttavia, maggiori sono i rischi di commettere reati, più numerose sono le scappatoie (anch’esse puntualmente codificate), così da determinare un complesso carosello di competenze.

Di fatto si cerca di ottemperare alle previsioni più semplici rinviando il grosso dei problemi ad un sottile gioco delle parti di pirandelliana memoria, in cui ognuno rimbalza sull’altro le responsabilità, per evitare di restare con il fatidico cerino in mano.
Chi scrive, quando era l’ingegnere capo del comune di Palermo, ha dovuto pagare un’ammenda di 100 euro allorquando i vigili urbani hanno pescato in flagrante reato un inserviente che buttava il suo bicchierino di plastica del caffè fra i rifiuti cartacei, ma mai nessuno è venuto ad imputargli qualcosa per gli spigoli vivi delle scrivanie o per qualche allaccio di fortuna di un computer.

Una delle ultime leggi varate in Italia nel campo della qualità istituzionale, già modificata e integrata più volte, la n° 190/2012, affronta il tema dell’anticorruzione con un vasto articolato per la prevenzione e la repressione dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Tra i principali provvedimenti individuati c’è la rotazione del personale. Si ritiene, infatti, che il permanere a tempo indeterminato di dirigenti e funzionari negli stessi uffici sia una delle cause più frequenti del malaffare.

Pertanto, una volta individuati gli uffici più a rischio, si procede allo spostamento di tutto il personale, per scardinare la collaudata rete di affari che, nel caso di uffici tecnici, è legata ad una apparente disattenzione nella verifica di eventuali vincoli e impedimenti, e spesso alla redazione di progetti eseguiti negli studi di amici e parenti dei funzionari, così da garantire il favorevole esito di ogni pratica.

La rotazione pur essendo un provvedimento ineccepibile da un punto di vista strettamente concettuale, di fatto determina notevoli inconvenienti sul piano pratico per la necessità di addestrare continuamente il personale a procedure di cui non ha esperienza, con possibilità di errori e l’allungamento dei tempi di rilascio per atti e documenti.

Ma la legge è legge e va rispettata ad ogni costo. Quindi dirigenti e funzionari devono essere ridistribuiti nei vari uffici, assumendo altri incarichi.
Però, a pensarci bene, il criterio della rotazione si presta felicemente a spostare soggetti poco graditi senza correre il rischio di incappare in procedure di mobbing, e se si potesse limitare solamente a funzionari e dirigenti poco influenti e a quelli decisamente sgraditi, senza includere gli intoccabili … si otterrebbe la quadratura del cerchio.

C’è riuscito Leoluca Orlando, e sembra che i suoi freschi compagnucci di merende renziani, studiando il “sistema Comune di Palermo”, fondato sul “rispetto della legalità”, vogliano importare la magica soluzione al problema della rotazione elaborata da quelli che Giovanni Falcone definirebbe “menti sofisticatissime”: è il nome dei servizi e dei gruppi di lavoro a “ruotare” periodicamente, mentre i funzionari fidati ed intoccabili continuano a svolgere sempre le stesse mansioni.

Una gattopardesca operazione di milazziana impronta, che vede nuovamente Palermo guida spirituale e (im)morale di un’Italia infetta. Giunge voce che Dario Nardella, il napoletano designato da Renzi a succedergli nella sindacatura di Firenze, abbia già disposto un viaggio di istruzione per i suoi più fidati collaboratori a Palazzo delle Aquile per smorfiare le migliori perle di cotanto successo.