Nicolo Gebbia

Delitto via Poma, Sergio Costa: “Presunzione di colpevolezza”

Parto dal lapsus del nostro presidente del consiglio ormai insediato che ieri ha parlato di ‘presunzione di colpevolezza’.
È mai possibile che i pentastellati abbiano inserito nel loro governo uno degli ambigui personaggi saltati alla ribalta durante le indagini per l’omicidio di Simonetta Cesaroni ?

Eppure corrispondono nome, cognome, anno di nascita. Voi sapete che io di certi miei colleghi penso e sospetto il peggio possibile, e quindi la sua uniforme da generale dei carabinieri mi è parsa in un primo momento un ulteriore indizio.

Generali dei carabinieri condannati per fellonia, generali dei carabinieri appartenenti al cerchio magico di Renzi, generali dei carabinieri ideatori di colpi di stato: leggendomi, i 25 lettori su cui posso contare hanno appreso tutto questo. Perché dunque non anche un efferato femminicidio, e per giunta impunito.

Noi siamo maestri nel “mascariare”(PM Teresi, processo trattativa), la verità. Una recente intervista di Repubblica al commissario di polizia che ha condotto le indagini, Antonio del Greco, si conclude con la domanda “lei però un’idea la ha su come andò quel giorno?” Risponde il commissario: “Certo! MA MORIRÀ CON ME.”

Solo la consapevolezza dell’enorme potere che l’Arma può dispiegare a difesa di uno dei suoi può aver indotto quell’integerrimo funzionario a figurarsi il generale nella parte che fu di Gianmaria Volonte’ nel famoso film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, in cui , malgrado il femminicidio confessato ai suoi superiori, il protagonista viene perdonato, perché ne va del buon nome della polizia.

È stata proprio la memoria di quella pellicola, finalmente, a farmi comprendere che enorme equivoco stavo commettendo: il Sergio Costa in argomento, al momento dell’omicidio, era un funzionario in servizio alla sala operativa della Questura.

Ed il ministro, un passato da commissario della polizia di stato proprio non ce l’ha. Così come io sono Nicolò Sergio Gebbia, lui d’ora in poi lo chiamerò Sergio Salvatore Costa, bando agli equivoci.

Con quel nome lo troverete su facebook (c’è solo lui), ed apprenderete che si è stabilito a Kuala Lumpur, in Malesia, il più popoloso paese musulmano del pianeta. Se convertito anche lui non sono riuscito a saperlo. Una piccola bugia però l’ho trovata: dice di avere studiato legge alla Sapienza, ma a me consta una laurea in giurisprudenza conseguita a Catania, dove lo fece trasferire il suocero, il mitico capo della polizia Vincenzo Parisi,e dove l’ufficiale della GdF che dirigeva il centro SISDE gli disse: pensa a studiare.

Lui, obbediente, andò da Andò (Salvo), il miglior amico di suo suocero ed allora ministro della difesa, che gli tracciò un piano di studi così indovinato da consentirgli di conseguire la laurea magistrale in giurisprudenza in soli 36 mesi, record credo tuttora imbattuto.

Circa la frequentazione di Simonetta Cesaroni (che però lo trovava troppo basso e con le braccia corte), circa la sua inspiegabile accertata presenza per primo accanto al cadavere quella sera, circa il suo ruolo nel tentativo di depistaggio posto in essere dall’austriaco Roland Voller, avvenuto molto tempo dopo l’uccisione, circa il tentativo fatto a caldo di indirizzare le indagini sul portiere Pietrino Vanacore e circa la restituzione al Sisde, donde proveniva, avvenuta nei mesi successivi all’omicidio, vi rimando all’interrogazione parlamentare dell’onorevole BOSO datata 6 marzo 1996, ed all’ampia letteratura giudiziaria disponibile.

Anche il suo matrimonio falli’ poco dopo, ed i tre figli furono affidati alla moglie. Quello che mi incuriosisce di più è la sua attività ai nostri giorni: vive a Kuala Lumpur con la sua nuova compagna, ma spesso si sposta ad Hong Kong e Shangai. Tuttavia non disdegna l’Europa, e quando si trova Londra scende in un hotel a 5 stelle, dove paga il conto con una carta di credito intestata ad una nota casa produttrice di pneumatici.

Nella capitale inglese gode di un passi per gli uffici della più grande banca del mondo, la Industrial & Commercial Bank of Cina. Però la frequentazione che più mi incuriosisce è a Milano. Più di una volta, nei mesi scorsi, è stato visto seduto sui gradini del famoso monumento a Sandro Pertini. Li’ giunto , si tira fuori la cravatta , e dopo averla indossata imbocca via Dei Giardini, curando di non essere seguito. C’è chi dice di averlo visto entrare in casa di Marco Tronchetti Provera, ma io non ci credo.