Francesca Scoleri

Vergogna Ilaria D’Amico, Sminuisce In Diretta TV La Piaga Corruzione

Imbarazzante quanto vergognosa l’affermazione di Ilaria D’Amico durante la trasmissione “Dimartedi”in cui replica al Magistrato Piercamillo Davigo “”Meglio un corrotto che uno Stato rotto”.

Questa cosa di dare il microfono a chiunque ci sta sfuggendo di mano. Metterlo fra le  mani di Ilaria D’Amico, giornalista sportiva, nota fra le altre cose per essere la nuova compagna del portiere e capitano della nazionale di calcio Gigi Buffon, ha reso imbarazzante una serata televisiva con ospiti del calibro di Piercamillo Davigo.Nella trasmissione di Floris, “Dimartedi”, si parlava di corruzione, fortunatamente alla presenza di chi questa piaga ben conosce essendo fra i magistrati che diedero vita alla stagione di “Mani pulite“.

Mentre Davigo onorava il suo intervento pubblico dichiarando quel che la Themis & Metissostiene con convinzione e cioè  “l’essere onesto è la condizione prioritaria per ricoprire qualsiasi carica pubblica”, la D’Amico rispondeva cosi: ““Mi dispiace essere realista ma sopportare qualche corrotto è meglio che avere lo Stato rotto”. Ma di cosa parla ? “Qualche corrotto” ? Un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, ha messo in luce la drammatica situazione per cui abbiamo ben 3 indagati al giorno per il reato di corruzione e l’immagine di una pubblica amministrazione venduta al miglior offerente, dalle aule del Senato e della Camera dei deputati, fino all’ultimo ufficio di ospedale.

La D’Amico si dimostra profondamente ignorante ed è la migliore delle ipotesi.  Una frase del genere, non dovrebbe sfuggire a nessuno, men che meno a chi è attualmente indagato dalla Procura di Roma per evasione fiscale, ( la somma contestata alla D’Amico è 400.000 euro). Men che meno alla compagna di chi è stato coinvolto in un giro di scommesse clandestine e milionarie e che ha al suo attivo una scampata reclusione per aver presentato un falso diploma all’Università di Parma al fine di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza senza averne alcun titolo. Buffon ha risolto  la questione patteggiando la pena a sei milioni di lire.

Ma si sa, in questo Paese delinquere fa curriculum. Immagino che non sia l’unica ad essere convinta di simili aberrazioni. Allora andiamo a tradurre quel “qualche corrotto” in ricadute sulla nostra società. Il Censis parla del 58% in meno di investimenti esteri in Italia a causa di corruzione e burocrazia la quale si intensifica proprio per dare respiro ai corrotti e ad opera degli stessi. Scandalo dopo scandalo, ci ritroviamo a fare i conti con una somma stimata fra i 70 e i 100 miliardi l’anno sottratti alla collettività in favore di azioni criminali. Ma non è solo una questione di soldi.

La corruzione distrugge la competizione fra le imprese e le imprese stesse non comprese nel giro di affari sporchi; distrugge la meritocrazia ormai ridotta a lumicino e il concetto di uguaglianza fra gli uomini contenuto nell’ Art 3  della Costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Non c’è un ambito vergine nella vita pubblica di questo Paese dal punto di vista della corruzione che, sommandosi ai reati di abuso d’ufficio e turbative di vario genere e non ultimo in ordine di gravità, il reato di concussione, genera i clamorosi buchi economici ai quali le istituzioni si appellano per giustificare mancanze di fondi e risorse da investire a beneficio della collettività.

Da evidenziare che i reati sopra citati sono stati oggetto di manipolazioni da parte dei  governi che si sono susseguiti ma non al fine di aiutare l’accertamento degli stessi, semmai per ostacolarlo. Memorabile resterà, nella Legge Severino, lo spacchettamento del reato di concussione che ha favorito due processati noti e assai cari ai propri partiti di provenienza: Filippo Penati e Silvio Berlusconi.

Un’altra piaga generata da quel “qualche corrotto è meglio di uno Stato rotto” è la fuga dei giovani talenti che questo Paese, nonostante la profonda crisi sociale e culturale, continua a vantare. Nelle più grandi aziende di tutto il mondo, gli italiani si ritagliano carriere strepitose che mai avrebbero potuto avere in terra nostra. Il dramma è che quel valore professionale diventa patrimonio di altre nazioni mentre in Italia, il sogno di potersi realizzare, cede il posto all’amarezza di non riuscire a sfondare muri di “amicizie” e “bustarelle”.

Lo ha recentemente dichiarato anche Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione: “C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”. Lo dica alle vittime di questo sistema Ilaria D’Amico che la corruzione non è la fine del mondo. Peraltro, per sua stessa ammissione durante una trasmissione di Fabio Fazio, dichiarò di aver avuto la possibilità di far carriera in televisione grazie all’aiuto di Renzo Arbore grande amico di famiglia. E chi non ne ha di amici cosi importanti in famiglia ?

L’invito è che si vergogni innanzitutto e che si ravveda informandosi sulla propagazione indiretta e riflessa della piaga corruzione nel nostro Paese. La vita reale non ha bisogno di corrotti, ha bisogno di contrastarli perchè è ormai tangibile quel che proprio l’interlocutore di cui è stata indegna, Davigo, dichiara ormai da anni: “All’estero ci vuole coraggio per commettere un reato, in Italia ci vuole coraggio per rimanere onesti”.