Nicolo Gebbia

Vendetta, tremenda vendetta!

Nelle pieghe di uno dei provvedimenti con cui Conte tiranneggia noi sudditi, si è scoperto che i pensionati che percepiscono più di 1.500 euro al mese saranno taglieggiati fino alla fine dell’anno in misura esponenziale rispetto al rateo mensile.
Si va dal 5% fino al 15%.
Nella sostanza chi percepisce 1.520 euro avrà una ritenuta di tre euro, chi ne percepisce 6.000 avrà una ritenuta di 675 euro al mese.
Quei soldi andranno ad irrobustire il “fondo straordinario a sostegno del rilancio dell’economia “.
Ok, mi pare giusto.
Però non capisco perché Conte, che ama tanto i riflettori, non lo abbia mai dichiarato pubblicamente e sia stato necessario un esame certosino dei decreti governativi per scoprirlo.
A paragone del suo comportamento, il rapinatore Giuliano Amato, quello che alla mezzanotte di un certo giorno ci alleggerì i conti correnti, appare un gentiluomo.
Ancora più giusto, però, sarebbe che analoga ritenuta venisse operata sugli stipendi ed i salari di tutti i lavoratori, perché non mi sembra equo alleggerire le tasche dei soli pensionati.
Lui, Conte, che da Presidente del Consiglio percepisce uno stipendio mensile di 6.700 euro, dovrebbe decurtarselo di circa 700 euro, da devolvere al già citato fondo, ed altrettanto dovrebbero fare deputati e senatori, che percepiscono molto di più.
Ma queste sono piccole miserie che cito a titolo di cronaca, per riempire un vuoto di informazione che è sfuggito ai più.
La vendetta cui mi riferisco nel titolo, invece, è quella che lo Stato dovrebbe attuare, con cattiveria degna della Agenzia delle Entrate, nei confronti di tutte quelle aziende che negli ultimi quarant’anni hanno delocalizzato all’estero la loro produzione, chiudendo gli stabilimenti che avevano nel territorio nazionale e mandando a casa gli operai.
Ci vorrebbe un provvedimento che più o meno reciti così: “Qualsiasi aiuto che lo Stato fornirà alle imprese in relazione alla crisi economica provocata dalla peste, non potrà vedere beneficiaria nessuna delle aziende che nel corso degli ultimi quarant’anni hanno chiuso stabilimenti che si trovavano dentro i confini nazionali, e ne hanno aperti altri fuori da essi.
Analoga esclusione colpirà tutte quelle imprese che nello stesso lasso di tempo (quarant’anni) hanno trasferito la loro sede fiscale fuori dai confini nazionali”.
Un’ultima considerazione di carattere lessicale: aboliamo da tutti i documenti i termini cittadino e cittadinanza, e sostituiamoli con quelli di suddito e sudditanza.
Sarebbe un tributo di verità che impedirebbe ai nostri capataz di spacciarsi per amministratori democratici.
Firmato Nicolò Sergio Gebbia, fedele suddito.

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