Nicolo Gebbia

The Napoli Sisters Flag

 

Vi ricordate le sorelle Bandiera?
Per i più giovani dei miei 25 lettori preciso che si trattava di un trio canoro di travestiti messo su da Renzo Arbore per fare la smorfia al Trio Lescano d’anteguerra. La più alta e la più bella delle sorelle assomigliava tanto a Massimo Giletti, che in questo momento si sta dibattendo nel problema di mantenere l’enorme audience conquistata con la sua ultima trasmissione, grazie all’inaspettato intervento di Antonino Di Matteo, la cui telefonata ha fatto traballare la poltrona del ministro della Giustizia, sul quale ora pende una mozione di sfiducia presentata da Salvini & sodali.
In proposito ho già espresso il mio parere, ed ho piacere che oggi, sul Fatto Quotidiano, Salvatore Borsellino, usando l’arma nella quale sono specializzato io, ironia, sarcasmo e paradosso, definisca trash la trasmissione dell’Indignato Speciale.
Le destre sono tutte in fermento per fare franare la sentenza di primo grado nel processo Trattativa Stato-Mafia e stanno ricostituendo la verginità di Mori e De Donno, esaltando un fumoso rapporto giudiziario, detto “mafia ed appalti”, che è stato trasformato nello scrigno che contiene tutti i tesori inconfessabili di Cosa Nostra.
In questo quadro la destabilizzazione di Antonino Di Matteo è un passo indispensabile, ed era ciò che si riproponeva Giletti quando il magistrato, tirato per la giacchetta, con la sua telefonata ha fatto scoprire quante verità inconfessabili continuano ad aleggiare negli uffici del dicastero di via Arenula. Certo che se tutti si fossero attenuti ad un imperativo igienico elementare, “Io da Giletti non ci vado”, ciò non sarebbe accaduto.
Domenica prossima, però, the show must go on, utilizzando una valvola di sfogo come quella delle pentole a pressione.Ed allora quale occasione migliore della risoluta presa di posizione che le sorelle Napoli hanno dettato alle agenzie di stampa, per puntellare la poltrona traballante dell’assessore regionale all’agricoltura Edy Bandiera? È un ragazzo di Siracusa, che già quando aveva i pantaloncini corti fece carriera nel movimento dei boy-scouts (“quei bambini vestiti da cretini che vanno dietro ad un cretino vestito da bambino” secondo Bernard Shaw), poi si iscrisse in agraria a Catania e si laureò con il massimo dei voti a venticinque anni (un po’ fuori corso in verità) , pensando bene di proseguire il suo cursus honorum sotto le bandiere del Cavaliere, per arrivare fino a rivestire il ruolo di presidente del consiglio comunale di Siracusa.
Da lì, per giochini legati a preferenze, decadenza e dimissioni, si ritrovò deputato all’Assemblea Regionale Siciliana.Se vi ricordate fu tra i primi che rispose alla chiamata alle armi di Giletti in favore delle sorelle e dalla sua poltrona di assessore all’agricoltura trasferì subito a Palermo degli operai regionali che le sorelle indicavano come possibili mafiosi dei pascoli, in modo che, anche volendo, non si trovassero a prestare la loro opera in prossimità di quel feudo difeso da tre povere donne sole.Ma Edy, da buon boy-scout, deve compiere almeno una buona azione al giorno, e così, secondo i principi dello scoutismo cattolico (“Fai il bene e scordatelo”), non ha mai smesso di assistere le tre ragazze, andandole a trovare ripetutamente, e riempiendo la pancia delle famose vacche inselvatichite con le balle di fieno che porta loro quotidianamente.
Ormai sono grasse esi muovono con difficoltà, come me e come le vacche sacre di Bombay, per cui non hanno più la forza di calpestare i germogli di grano che crescono in alta quota all’ombra della Brigna.
Vi leggo l’appello di Irene Napoli: “Presidente Musumeci e presidente Micciche’, l’assessore Bandiera ci è quotidianamente vicino. Senza cercare clamore, in silenzio, si è recato più volte da noi per constatare di persona i danni che abbiamo subito e che si perpetrano da anni. Grazie alla sua straordinaria capacità di ascolto e alla sua operosità, abbiamo avuto messo a disposizione uomini e mezzi dell’assessorato agricoltura, fattori questi che ci hanno consentito di limitare i danni subiti, e cominciare a rimettere in piedi l’attività per proseguire nella nostra battaglia di legalità quotidiana”. A Matteo Salvini invece le tre sorelle mandano a dire: “Comprendiamo le ragioni e l’attenzione della Lega per un settore così importante ma, in questo momento, privare e privarci dell’assessore Bandiera significherebbe dare un segnale di legittimazione ai tanti che ci sono ostili. Per noi è stato e continua ad essere un punto di riferimento importante e vogliamo che continui ad esserlo”.
E poi, tutte e tre a fattor comune, rivolte a chiunque abbia orecchie per ascoltarle: “Noi salve anche grazie a Bandiera. Per la prima volta abbiamo sentito le istituzioni vicine. Non rimuovetelo”. Queste ultime parole in verità sono ingenerose nei confronti del maresciallo Saviano e del bagnino gentiluomo, il maggiore Montemagno, che per loro hanno fatto tanto, con la mirata ricostruzione di tutti gli alberi genealogici di Mezzojuso tranne che il loro. E la compagnuccia di merende prediletta da Giletti, la prefettessa Antonella De Miro, dove la mettiamo?
E modestamente anche io, con quei 1.550 euro accantonati nel bilancio comunale, che sono sempre lì, a loro disposizione? Però, secondo le migliori regole di questa soap opera, ci vuole anche un coupe de teatre, per questo mi rimetto all fantasia del mio amico Salvatore Battaglia, piatto d’oro per là legalità 2019

 

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