Nicolo Gebbia

Opinioni eretiche

Leggo che i genitori di Luca Regeni pretendono da Conte che il nostro governo ponga il veto sulla vendita di due fregate all’Egitto.Forse pochi sanno che per circa tre decenni siamo stati il paese che costruiva i cacciamine migliori del mondo. Con lo scafo realizzato in kevlar ed i propulsori che invece di essere appoggiati alla carena erano appesi alla tuga, essi erano in grado di resistere ad una mina che gli fosse scoppiata accidentalmente a ridosso dell’opera viva.Gli americani impazzirono quando li testarono, e ce ne comprarono a iosa.Quante porcherie disumane essi abbiamo combinato in giro per il mondo da allora con i loro soldati non sto neanche ad elencarle.

Vorrei sapere però dai coniugi Regeni perché l’Egitto no e gli Stati Uniti si?
Preciso per i miei 25 lettori che, essendo io un militarista che ama la pace, so bene quanto essa riposi su quel minimo di deterrenza militare che scoraggi le guardie svizzere dal riappropriarsi del Quirinale per conto del Papa e la Repubblica Maltese dall’occupare la Sicilia.
Uno dei concetti fondamentali che sono ben radicati in quei paesi dalla antica neutralità che non fanno guerre da alcuni secoli, come la Svezia e la Svizzera, è che essi devono possedere un’industria bellica nazionale, capace di fornire loro autonomamente, senza dipendere da alcun paese straniero, armi temibili ed aggiornate.
Questo è il motivo per cui la casa automobilistica Saab è nata anzitutto per fornire aerei da caccia all’aeronautica svedese ed alla stessa logica si informano le autostrade svizzere, che sono in realtà delle piste di atterraggio e decollo per i loro caccia che, in caso di guerra, utilizzerebbero come hangar le stesse gallerie autostradali. Oltre agli aerei Pilatus, capaci di atterrare e decollare in alta montagna quasi fossero elicotteri, gli svizzeri costruiscono il Panzer 68 , carro armato ormai datato, ma non ancora superato.Le jeep americane sono state costruite in Svizzera su licenza per decenni, ed anche da noi in Sicilia, quando l’avvocato Guarrasi coltivava ancora l’idea della quarantanovesima stella, egli le volle costruite a Carini, dalla Willys Mediterranea.
Ce n’era un modello, la Motoagricola, che era immatricolata come trattore e quando avevo diciott’anni tutti i miei coetanei figli di intrallazzisti se ne fecero comprare una da papà, con il contributo al 95% della Regione Sicilia. Praticamente le avete pagate voi. Per gli armamenti più sofisticati e più moderni, però, come le navi da battaglia ed i sistemi missilistici (un’altra eccellenza italiana), il valore di ogni pezzo è tale che, se non se ne allestisce almeno una piccola serie, le nostre modestissime finanze ci impedirebbero di approviggionarcene. È evidente quindi che a qualcuno dobbiamo venderle, e notoriamente, dopo Stati Uniti, Russia e Cina , sono Italia, Francia ed Israele a contendersi il primato per l’esportazione di armi e sistemi d’arma.Io trovo molto più immorale spendere un patrimonio per ostentare l’ultimo tailleur di Armani che spendere un decimo di tale somma per comprare una pistola Beretta da tenere a casa, utile alla difesa della mia famiglia, visto che carabinieri e polizia se ne strafottono, pronti solo a contare morti e feriti quando il danno ormai è già stato fatto. Cari signori Regeni, il waterboarding è una pratica barbara utilizzata da tutte le polizie occidentali, ed a Palermo è ancora vivo il ricordo di quel calciatore coinvolto nell’omicidio del commissario Beppe Montana, che fu ucciso in Questura nel tentativo di farlo confessare, e poi abbandonato sugli scogli, simulando il suo annegamento.Nel primo dei miei gialli, Accadde a Malta, il protagonista Corrado Lancia riceve dal Comandante Generale dell’Arma, Ilio Cremnago, una dritta circa l’omicidio di vostro figlio, e ve la giro perché, per quanto frutto della mia fantasia di romanziere, essa non è infondata. Forse a voi sfugge fino a che punto i responsabili locali, detti capocentro, del servizio segreto che ha cambiato tanti nomi, ma per tutti gli italiani resta il SIFAR-SISMI, malgrado ben pagati, siano sempre stati proclivi a vendere, con dei prezzi assolutamente fuori mercato, notizie e qualsiasi altra mercanzia venga loro richiesta da Roma, come ad esempio la riconsegna, chiavi in mano, di nostri ostaggi. Se non ricordo male ci furono alcuni terroristi islamici particolarmente maliziosi, i quali ,prima di restituire al capocentro locale una grossa percentuale di quanto da lui consegnato loro, fotografarono tutte le banconote, e fotografarono anche, occultamente, il momento in cui riconsegnarono quel piccolo tesoro al corrotto. Era Presidente del Consiglio Matteo Renzi e siccome non si ruba a casa dei ladri, egli si infuriò oltre ogni limite e dette ordine di sostituire tutti i capocentro operanti intorno al Mediterraneo, da Atene a Marrakesh.
Si salvò solo quello di Madrid dove, per un’antica tradizione che risale al mio padrino di battesimo, Augusto Pieche, il capocentro è persona onesta.
Tutti questi signori cercarono di riciclarsi. Quello di Atene, ad esempio, realizzò un suo sogno giovanile, diventando il capo della sicurezza di una famosa fabbrica di elicotteri militari. Quello del Cairo aveva messo da parte tanti soldini che decise di stabilirsi in Egitto, godendosi anche una bella pensione d’oro. Fu a lui che si rivolsero i suoi colleghi egiziani, quando il capo dei venditori ambulanti confidò loro che vostro figlio era un agente dell’MI6. Lui non lo sapeva nemmeno, ma il vezzo tutto britannico di reclutare spie nelle proprie università, ed utilizzare nei paesi a rischio solo studenti che non nascono con il passaporto inglese, è antico, e risale ad i tempi in cui Kipling, mercé le sue aderenze massoniche, fece reclutare Kim dal mercante di cavalli Mahbub Alì, cioè l’agente C25 dell’Istituto Geografico Indiano, che era il nome locale di copertura dell’Intelligence Service. Vostro figlio di tutto ciò aveva la stessa consapevolezza del Lama accudito da Kim, cioè assolutamente nessuna. Ma quell’italiano malandrino, costretto alla pensione anticipata prima di aver accumulato tutti i miliardi da lui programmati, non seppe resistere alla tentazione di rendere a Renzi pan per focaccia, e quando un colonnello egiziano amico suo glielo chiese, rispose cosi: “Sì, mi consta che il giovanotto sia un agente dell’MI6”.
Se lo fosse stato davvero, dopo il primo bicchierone di acqua e sale avrebbe confessato ogni segreto, ma un innocente che diavolo può confessare?
Ed è così che, insistendo per estorcergli una confessione impossibile, gli egiziani si trovarono fra le mani un cadavere imbarazzante di cui liberarsi, esattamente come accadde alla Questura di Palermo dopo l’omicidio di Beppe Montana. Quando finalmente, dopo un paio di settimane, si resero conto che l’ex capocentro italiano li aveva consapevolmente ingannati solo per vendicarsi del licenziamento subito da Renzi, era troppo tardi.
L’interessato, infatti, è fuggito in Sudafrica, paese che non concede l’estradizione né a noi né all’Egitto, e si è messo all’ombra del vecchio generale Maletti, al quale ha affidato tutto quel tesoro mal guadagnato nel corso degli anni, perché glielo investa.
Che c’entrano le due fregate?
Proprio non lo capisco.
E, per ultimo, una considerazione, forse cinica, ma necessaria: il generale Al-Sisi non è certo un uomo democratico, ma tiene a freno l’estremismo islamico e consente all’Egitto di non scivolare in quella deriva perniciosa che ha coinvolto tanti paesi della cosiddetta Primavera Araba, quella che aveva suscitato assurde speranze nelle anime belle, oggetto frequente delle mie irrisioni sarcastiche.

Ti potrebbe interessare anche?