Nicolo Gebbia

Omicidio La Torre, la tesi del Generale Gebbia: Viaggio di Giorgio Napolitano in America nasconde risvolti inquietanti

Ho letto con interesse l’ intervista, pubblicata su questo sito, al figlio di Pio LaTorre, uomo probo e scevro dai protagonismi che caratterizzano tanti orfani eccellenti.Mi permetto pero’ di integrare le sue riflessioni, certamente in buona fede, con una interpretazione più’ maliziosa delle vere ragioni che presiedettero all’assassinio di suo padre, tutte di natura economica.

Egli era un ostacolo insormontabile alla costruzione della base di Comiso.Si era speso in ogni modo perché’ non venisse realizzata, avendone previsto con lucidità tutti i risvolti degenerativi che poi avvennero.Fu Giorgio Napolitano,con il suo viaggio del 78 attraverso gli States, che convinse gli americani circa l’avvenuto traghettamento di tutto il suo partito dal Patto di Varsavia alla NATO. Era stato un processo lungo, quasi costato la vita a Enrico Berlinguer che sopravvisse miracolosamente all’attentato di Sofia del 73.

Morto LaTorre, la base si realizzo’ con appalti gestiti dall’Ambasciata degli Stati Uniti di Roma che, avendo come consulente più accreditato l’avvocato Guarrasi (gia’presente ad Algeri nel 43 alla negoziazione dell’Armistizio Lungo), privilegio’ imprese vicine al PCI che poi subappaltavano a piccole ditte locali suggerite da Guarrasi.Singolare anche la clausola posta dal nostro governo e da quello americano per il personale che avrebbe dovuto utilizzare sul campo i missili.Noi pretendemmo che esso fosse costituito per il 50 per cento da militari italiani e gli americani ce lo concessero, a condizione che fossero tutti carabinieri e non appartenenti all’artiglieria missilistica come razionalmente era stato suggerito dallo Stato Maggiore.

Fu cosi’ che alcune centinaia di carabinieri furono mandati a specializzarsi negli Stati Uniti.Durante tutto il periodo di attività’ della base, in caso di effettivo utilizzo da essa arebbero uscite le colonne mobili che, ciascuna composta da 32 carabinieri e 32 militari USA, si sarebbero andate a posizionare in località segrete della Sicilia lanciando ognuna 4 missili Cruise diretti verso altrettanti bersagli sensibili del Patto di Varsavia.I carabinieri li comandava un brillante giovane ufficiale friulano,Maurizio Mezzavilla, oggi generale dell’Arma a capo della Divisione Unita’ Mobili e Speciali, quella da cui dipende il formidabile apparato militare dei carabinieri paracadutisti e teste di cuoio comprese.

Del resto, che l’Arma stia nel cuore di tutti i governanti americani via via succedutisi, e’ provato dal suo appoggio alla Cia nelle operazioni sporche condotte in  Italia, si veda il ruolo di primo piano del ROS nel sequestro di Abu Omar. Anche nel processo trattativa attualmente in corso, la CIA occhieggia di quando in quando, come nelle colorite esternazioni dell’avvocato Cianferoni, difensore di Toto’ Riina, quando urla ‘Lo si dica chiaramente che questo Stato e’ ostaggio da 70anni di una potenza straniera’.Una sola volta pero’ il termine viene fatto chiaramente, proprio da un ufficiale del ROS quando il pubblico ministero  chiede di essere esplicito circa la provenienza della cintura tecnologica che, se indossata dal collaboratore Vilardo, avrebbe permesso agli uomini di MORI di avere certezza circa la presenza di Provenzano,chiaramente afferma: CIA.

Corsi e ricorsi storici che mi fanno sovvenire del generale Dalla Chiesa, amico di Pio La Torre.Forse il traghettamento del PCI ebbe levatrici antiche come il padre del generale, quel ‘corpulento colonnello Romano Dalla Chiesa’ che Falcone Lucifero, ministro della Real Casa, cita 5 volte nei suoi diari 44=46 sempre per la stessa ragione:l’interesse dell’alto ufficiale ad allontanare da se’, presso la Corte, la notizia della sua amicizia con Togliatti, addirittura mobilitando un alto prelato pontificio che attestasse la sua sicura fede monarchica.

Chi sa se l’amico più’ intimo di Don Ciotti, Nando dalla Chiesa, ha voglia di commentare con la sua abituale sagacia, quel tentativo di suo nonno? E se vuole uscire dal riserbo che lo caratterizza da quando Tiziana Maiolo, appioppandogli l’azzeccato nomignolo di ‘omino coi baffi’, lo stoppo’ nella corsa alla sindacatura di Milano, ci lasci consultare un suo scritto giovanile che mi dicono essere imprescindibile per la comprensione storica del fenomeno mafioso in Sicilia:la sua tesi di laurea.Ho letto sul Fatto Quotidiano le dotte dissertazioni del professore circa la tesi di specializzazione della ministra Madia e mi e’ venuta voglia di consultare quel testo,ma non lo posso fare senza il suo consenso.

Un altro dubbio: la morte improvvisa a soli 65 anni di Loris D’Ambrosio, mentre imperversavano le polemiche circa la richiesta che il   presidente Napolitano testimoniasse al processo trattativa, non sarà l’ennesima  delle morti ‘opportune’ in cui mi sono imbattuto?

Comandante generale dell’ Arma Enrico Mino (P2ista e grande stratega del caso Kapler, opportunamente caduto con l’elicottero in Calabria insieme con il colonnello Friscia, fino a poco tempo prima comandante provinciale a Catania e profondo conoscitore dei più’ oscuri risvolti delle trame nere coinvolgenti il clan Santapaola), Generale Mario Sateriale, caduto in elicottero in Piemonte, ed al corrente più’ di ogni altro delle frequentazioni di Calogero Mannino, colonnelli Umberto Bonaventura padre e figlio (quando nacque il figlio, il padre era disperso e dato per morto), entrambi morti in circostanze misteriose ed  il figlio proprio il giorno prima di una sua testimonianza sul dossier Mitropkin. Generale Gennaro Niglio, morto a seguito dell’uscita di strada della sua macchina giudicata inspiegabile dal suo autista, miracolosamente sopravvissuto e subito promosso maresciallo nonché’ trasferito a casa sua.Io sicuramente moriro’ nel mio letto vista la fortuna sfacciata che ho avuto in Iraq e  si limiteranno a screditarmi.Pero’ non vorrei fare la fine del giudice Francesco Di Maggio, il cui tumore fulminante in giovane eta’, puzza di avvelenamento da polonio. In quel caso, ti ringrazio sin d’ora, se ti impegnerai a far fare una seria, serissima autopsia.

Nicolò Gebbia