Nicolo Gebbia

Falcone e Borsellino Come Camilo Cienfuegos

Vorrei esprimermi sulle commemorazioni di ieri relative alla strage di Capaci . Anzitutto mi pongo una domanda: quanti degli scolari e degli adolescenti coinvolti hanno consapevolezza che sul loro capo incombono anche dei doveri e non solo diritti ?Primo fra tutti il rispetto dell’autorità genitoriale, subito seguito dal rispetto per gli insegnanti . Ma in Sicilia diciamo che il pesce puzza anzitutto dalla testa  e quindi, come avrebbe fatto qualche mio superiore vecchia scuola, che constatando la rilassatezza di un reparto ne avrebbe subito sostituito il comandante, vi invito ad imparare a memoria una delle prime regole di noi militari : the commander is responsable for everything the unit does or fails to do . Il generale Petraeus a Sarajevo me lo ripeteva in continuazione premettendo un conciliante ”Dear Nicholas”. Sara’ forse per il fatto oggettivo che non ho figli, nutro il convincimento che i genitori di oggi ricorrano troppo spesso a blandizie d’ogni genere per conquistarsi la benevolenza dei loro e le cerimonie di ieri , con il clima di sguaiata rilassatezza tipico delle gite scolastiche, mi hanno radicato nel convincimento che estendo agli insegnanti.

Insegnare e’ una vocazione ma troppo spesso in Italia e’ diventato il partime meno disagevole per casalinghe ”allitterate ”.Eppure se c’e’ sincera passione si può’ insegnare qualsiasi cosa a chiunque . Per due anni accademici sono stato il comandante del battaglione allievi brigadieri dell’Arma, l’unico che c’era ai mie tempi, a Vicenza , nella caserma Chinotto. Avevo a disposizione 10 ore di insegnamento libero ed io tenni a quegli alunni attempati ( eta’ media 42 anni ) che raramente in gioventù’ avevano studiato dopo aver conseguito la licenza di terza media, un corso sulla storia del teatro greco classico. Spiegavo loro che centinaia d’anni prima di Cristo, nell’arco di tre sole generazioni (Euripide nasceva prima della morte di  Eschilo e mentre Sofocle era in piena attività’ artistica) un popolo, guardando fra il pomeriggio e l’imbrunire l’unica televisione che c’era, e cioè  le rappresentazioni teatrali, era passato dal  mistico timor di Dio al pieno umanesimo costituito da personaggi che sulla scena si facevano beffa degli dei e se proprio questi infliggevano loro un ingiusto destino, con il suicidio si sottraevano ad esso .

Erano quei personaggi teatrali  che avevano insegnato ai greci il sistema democratico. In estrema sintesi il teatro greco e’ all’origine di ogni libertà’ civile e dell’autodeterminazione dei popoli. Aggiungevo infine che altre civiltà’ orientali altrettanto e spesso più’ antiche, con il loro misticismo immanente e l’identificazione estrema fra l’uomo  ed il suo ruolo sociale, impedivano di fatto la libertà’ di coscienza, quella stessa che ha consentito a me di fare il carabiniere per tutta la vita mantenendo assoluta autonomia di giudizio. Ancor oggi in giro per l’Italia mi capita di incontrare qualche anziano brigadiere che mi riconosce e vuole offrire il caffè’  ”al colonnello che gli ha aperto la testa”, ed ho la soddisfazione che tutti costoro, dico proprio tutti, hanno mandato i loro figli al liceo classico . Quello stesso che avevano frequentato Falcone, Borsellino, Chinnici  e Ciaccio Montalto.

Guardando le chiassose cerimonie di ieri  in cui un uditorio spesso inconsapevole ascoltava le ispirate parole di chi sul sacrificio di ”Giovanni e di Paolo” ha costruito carriera e successo, mi e’ sovvenuto del mio viaggio di nozze a Cuba. Io mi sono sposato una volta sola, per amore, il 23 ottobre del 1999, in una cerimonia religiosa cattolica officiata dall’allora vescovo di Trieste, un sant’uomo che mi aveva riconciliato se non con la fede, certo con la pratica religiosa. Appena arrivammo all’Havana, la mattina  del 28 ottobre, lasciando l’hotel Nacional ed avviandoci lungo il Malecon assistemmo ad una cerimonia che coinvolge tutte  le scolaresche cubane una volta l’anno: la commemorazione della morte di Camilo Cienfuegos, l’eroe più’ puro della rivoluzione cubana .

I bambini con i pantaloncini arancioni della divisa scolastica e le bambine con il grembiule dello stesso colore in fila per due e tenendosi per mano, stringevano nell’altra mano un garofano rosso.Attraversato il Malecon, ognuno di loro lanciava il garofano in mare,  dopodiché  l’insegnante in pochi minuti rammentava alla sua classe il valore dell’indipendenza nazionale ed il dovere di difenderla con le armi che , con il servizio militare che maschietti e femminucce avrebbero prestato di li a qualche anno, li avrebbe resi cittadini compiuti !

E’ questo che sogno per i nostri giovani. E’ questo che intendo per nobile commemorazione.