Nicolo Gebbia

Coronavirus, Santa Inquisizione, delatori e massoni

A Treviso, dove abitavo con mia moglie prima della peste, esiste ancora la buca degli anonimi, sormontata da un avviso della Serenissima, scolpito sul marmo, che incoraggia i delatori, assicurando loro anonimato ed impunità, ad imbucarvi missive contenenti i nomi di chi agiva contro gli interessi della Repubblica di San Marco.
Qui a Palermo, dove abito durante la peste per assistere mia madre novantaseienne, il sindaco Leoluca Orlando Cascio ringrazia oggi gli anonimi delatori che hanno segnalato quelle famiglie del quartiere Sperone intente ad una criminale grigliata sui tetti di casa durante la domenica di Pasqua.
Orlando Cascio sa bene che a Palermo operò anche il più famoso degli inquisitori storici, Torquemada, e si compiace di farlo rivivere nella sua persona.
Se poi gli anonimi delatori getteranno la mascherina, sono già pronti dei piatti d’argento con il loro nome inciso, che saranno distribuiti durante un’apposita cerimonia a Palazzo delle Aquile, quando la peste ce la saremo messa alle spalle.
E nel loro logo, su Facebook, i delatori potranno esibirli come fa Salvatore Battaglia con il piatto conferitogli dal comune di Castellabate il 15 giugno 2019, quando vinse il premio nazionale alla legalità.
Ma sul fronte del Coronavirus, quando finalmente ci sarà il vaccino, gli eroi non saranno solo i delatori, perché spintaneamente si stanno già riscaldando sul bordo del campo i militari in ferma breve, prescelti per testare i vari preparati sperimentali di tale farmaco salvavita.
Loro sono sani per definizione, e si è pensato quindi che se dopo la somministrazione si ammaleranno di Coronavirus sarà stato proprio perché il vaccino non funziona, ed in ogni caso è probabile, ma non certo, che potranno guarire. Il Ministero della Difesa ha già previsto che nelle note caratteristiche, come facciamo noi carabinieri per chi viene coinvolto in un conflitto a fuoco, venga trascritta la dicitura “spontaneo tester vaccinale” o addirittura “spontaneo tester vaccinale infettatosi”.
Per questi ultimi,ammesso che guariscano, è previsto il transito automatico nella ferma prolungata.
L’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze ha un’antica tradizione, ed i protagonisti dei miei gialli, Corrado Lancia nonché Giulia Fecia, carabiniere lui e sommergibilista lei, usano come profumo solo l’acqua di colonia e l’acqua di lavanda che l’istituto produce da epoca immemorabile.
I medicamenti contro i reumatismi a base di carbone vegetale sono poi di proverbiale efficacia perché curano una malattia professionale propria dei militari.
Il chinino risale all’epoca in cui esso veniva distribuito ai militari che facevano servizio nell’Africa Italiana, e mio padre sosteneva che io ero cresciuto sano e robusto proprio grazie ad esso, visto che mi veniva somministrata regolarmente, quando ero bambino in Somalia, la dosa a lui devoluta.
Se poi ora l’Istituto riuscirà a produrre un antidoto contro il Coronavirus, la sua fama ne uscirà esponenzialmente rafforzata.

Io tuttavia propongo una variante al progetto, che riposa sulla tradizione di noi carabinieri.
Ho già scritto in passato che il paracadute d’ordinanza italiano fu brevettato da noi carabinieri a Guidonia, negli anni ’30, dopo avere testato vari prototipi, che facevamo indossare ai nostri zaptie’ libici, lanciandoli poi da palloni aerostatici ancorati al terreno.
Molti morirono, molti si ruppero le ossa, ma alla fine ne fu trovato un modello tanto sicuro che incominciammo ad indossarlo anche noi.
E perché non fare la stessa cosa con la sperimentazione del vaccino contro il Coronavirus?
Potremmo arruolare tanti vu-cumpra’, offrendo loro la cittadinanza se sopravvivono, e somministrarglielo.
Voi mi direte che fra la miriade di grandi scienziati che stazionano ad oltranza nei nostri studi televisivi ci sono anche quelli dai quali avete sentito affermare che il coronavirus non attecchisce in Africa per le peculiarità del DNA posseduto da quelle popolazioni.
Non vi scandalizzate, lungi da quegli scienziati ogni accusa di indulgere al razzismo, sono solo degli asini patentati, come dimostra il fatto che negli Stati Uniti gli afroamericani costituiscono la maggiore parte dei contagiati.
E quindi rinnovo il mio suggerimento di testare su di loro i vaccini sperimentali.
Se poi Leoluca Orlando Cascio volesse proporsi come volontario, io suggerirei di concederglielo.
C’è però un’altra storica categoria di italiani che lamenta le conseguenze dell’isolamento da Coronavirus, e sono i massoni del Grande Oriente.
Il loro Maestro Venerabile,Stefano Bisi, ha concesso un’intervista nella quale spiega che i riti massonici non possono essere condotti in modalità smart, perché la presenza fisica, le strette di mano rituali ed altre amenità del genere sono parte essenziale della mistica massonica, ed essi hanno dovuto rinunziarvi solo negli anni successivi al 1925, quando Mussolini, massonofobo illiberale più di me, li mise tutti fuori legge.
E concludo proprio citando il Duce.
Solo pochi giorni fa scrissi che ci ridurremo tutti al saluto romano per motivi igienici, ma non sapevo che esso fosse stato inventato dal Duce proprio a tale scopo durante l’epidemia di spagnola, come scrisse sul Popolo d’Italia, il quotidiano che dirigeva.

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