Nicolo Gebbia

Cesare Battisti nella stessa cella di Graviano

Più di un anno fa vi spiegai che, applicando la legge, Cesare Battisti, dopo trentasette anni di latitanza, dell’ergastolo cui è stato condannato probabilmente sconterà solo sette anni e mezzo in carcere.Proponevo, per evitare tutto ciò, che il DAP considerasse Battisti “siciliano putativo”.Pare che mi abbiano preso sul serio, ed il povero Cesare, dal carcere di Oristano, dove è ristretto in isolamento, avanza un lungo cahier de dolèances:
– la sua condanna comportava l’isolamento diurno per soli sei mesi ed invece esso perdura a tempo indeterminato;
– è curato con insufficienti attenzioni mediche;
– gli vengono sequestrati arbitrariamente testi letterari;
– non gli vengono forniti strumenti di lavoro ed oggetti di varia utilità previsti dall’ordinamento penitenziario ;
– non gli viene concesso di avere rapporti professionali atti al suo sostentamento (suppongo si riferisca all’impossibilità di contattare tutti quegli editori che durante i trentasette anni di latitanza pubblicarono i suoi scritti, romanzi gialli compresi);
– è classificato AS2, regime di alta sicurezza per terroristi, mentre i terroristi non esistono più.
Particolarmente toccante la conclusione della lettera che manda all’avvocato Steccanella: “La morsa del DAP, messa puntigliosamente in esecuzione dalla autorità del carcere di Oristano, ha resistito provocatoriamente a tutti i miei tentativi di far ripristinare la legalità, e la dovuta concessione dei diritti previsti in legge ma sempre ostinatamente negati. A nulla sono valse le mie rimostranze scritte ed orali. A Cesare Battisti non è nemmeno consentito sorprendersi se nel suo caso alcune leggi sono sospese: è quanto mi è stato fatto capire senza mezzi termini da differenti autorità. Pretendere un trattamento uguale a quello di qualsiasi altro detenuto è una contesa continua, estenuante e che coinvolge gli atti più ordinari del mio quotidiano”.
La lettera all’avvocato, con la quale preannuncia lo sciopero della fame e dei farmaci, si conclude con la richiesta di essere trasferito in una casa di reclusione dove gli siano facilitate le relazioni con i familiari.
I fratelli Vincenzo, Domenico, Assunta e Rita vivono a Sermoneta, e lui potrebbe essere trasferito nella vicina Rocca di Paliano, quel carcere che il giudice Francesco Di Maggio mi definì tanti anni fa “un hotel a cinque stelle per pentiti di lusso”.
Come fare ad ottenerlo?
Io suggerisco a lui ed al DAP di mandarlo, per intanto, nella stessa cella di Filippo Graviano.
Potrebbe succedere, fra lui ed il boss, quel miracolo che accade fra Don Vito Cascioferro e mio nonno Nicolò, ai quali la convivenza fra le stesse quattro mura dell’Ucciardone instillò un’ottima estimazione reciproca.
Graviano potrebbe spiegare a Battisti come la strategia stragista abbia condotto Silvio Berlusconi a divenire padrone dell’Italia strappandola al partito comunista proprio mentre esso stava per impadronirsene.
E Battisti potrebbe anche riuscire a farsi confidare il piano diabolico del boss per uccidere Massimo Giletti.
Da qui ad un suo pentimento utile a salvare la vita del futuro sindaco di Torino il passo è breve.
Io, per intanto, gli mando ad Oristano i miei tre gialli, che credo il DAP possa iscrivere più nella categoria dei fumetti che non in quella dei testi letterari.
Hai visto mai che leggendoli egli trovi lo spunto per ottenere di tornare ad essere considerato detenuto italiano e non siciliano putativo?
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