Luca Saltalamacchia

Quanto ci costa il cambiamento climatico

In data 11/12/19 la Camera dei Deputati ha approvato la mozione n° 1/00181 nella quale si legge quanto segue: eventi climatici estremi – alluvioni, siccità, ondate di calore, livello del mare e l’aumento del cuneo salino – si susseguono con sempre maggiore frequenza… l’urgenza di un intervento netto e deciso per invertire tale processo non è più in alcun modo rinviabile, come ampiamente dimostrato dal sempre crescente numero di allarmi che giungono dall’intera comunità scientifica; secondo l’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale; l’organismo scientifico dell’Onu ha invitato tutti i legislatori e i Governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente; nel 2018 si sono contati 850 disastri naturali, soprattutto alluvioni, inondazioni, frane (46 per cento) e uragani e tempeste (42 per cento). L’Italia dal 1998 al 2018 ha speso, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all’anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi per «riparare» i danni del dissesto secondo dati del CNR e della Protezione civile (un miliardo di euro all’anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro)…; in Italia soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime in 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola; 66 sono i casi di allagamenti da piogge intense; 41 casi, invece, di danni da trombe d’aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 esondazioni fluviali.

Con questa premessa, la mozione impegna il Governo a:

  1. a) riconoscere lo stato di emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese e operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell’economia…;
  2. c) promuovere l’inserimento del principio dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;
  3. d) rafforzare le misure contenute nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici…;
  4. f) accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare…;
  5. g) pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi.

Un ennesimo tentativo da parte di un “pezzo” dello Stato italiano di indurre il Governo a prendere sul serio il contrasto al cambiamento climatico, partendo dal presupposto che siamo già dentro al problema.

Il problema (cambiamento climatico) non si può evitare, ma solo contenere.

Il fatto che il problema vada contenuto, è oramai una esigenza indifferibile, anche perché esso ha un altissimo costo in termini di vite umane e danni economici.

Proviamo a capire quale.

Legambiente ha pubblicato in data 19/11/19 il report Il clima è già cambiato secondo cui nell’anno 2018 l’Italia è stata colpita da 148 eventi estremi, i quali hanno provocato 32 vittime ed oltre 4.500 sfollati, dati – come visto – poi ripresi dalla Camera dei Deputati.

Quanto ai costi economici, il report richiama i dati raccolti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) secondo cui dal 1998 al 2018 in Italia sono stati spesi circa 5,6 miliardi di euro in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico e circa 20 miliardi di euro spesi per riparare i danni.

Complessivamente, dal 1944 ad oggi sono stati spesi per tale ultimo motivo circa 75 miliardi di euro.

Nel recente report (dicembre 2019) “Climate Risk Index” redatto dalla ONG tedesca Germanwatch   che raccoglie dati relativi al periodo 1999-2018, all’Italia vengono assegnate le seguenti posizioni:

– sesto paese al mondo per vittime provocate da eventi climatici estremi (ventimila morti circa)

– diciottesimo per numero di perdite economiche pro capite (circa 33 miliardi di dollari).

I report sopra indicati esaminano dati relativi a periodi differenti. Perciò arrivano a conclusioni diverse, perché diverse sono le grandezze di riferimento.

In ogni caso, dall’analisi degli stessi emerge una situazione decisamente preoccupante.

Finora abbiamo dato uno sguardo ai dati relativi al passato.

Un altro recente studio (novembre 2019) realizzato dalla Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici) nell’ambito del Rapporto sullo stato della Green Economy ha invece provato a quantificare, per effetto di recenti stime basate sull’analisi di migliaia di dati, l’impatto economico che il cambiamento climatico avrà sul nostro paese nei prossimi anni.

Tale stima arriva ad ipotizzare nella seconda metà del secolo un costo pari all’8,5% del PIL (circa 140 miliardi di euro).

Sono solo proiezioni, ma provengono da un Istituto di Ricerca specializzato e qualificato.

A tale situazione preoccupante, lo Stato italiano ha risposto con strumenti totalmente inadeguati, che saranno esaminati prossimamente.

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